DPCM NATALE/ Confindustria Alberghi e Federterme: no a penalizzazioni indiscriminate

- Alberto Beggiolini

Confindustria Alberghi e Federterme evidenziano le criticità del nuovo dpcm e ricordano le difficoltà che affrontano le imprese del settore

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(Foto: Pixabay)

Il Natale blindato disegnato dal nuovo dpcm cancella in un colpo qualsiasi aspettativa delle categorie più colpite già dall’inizio della pandemia, con le conseguenti restrizioni adottate. In pratica, l’impossibilità degli spostamenti, lo stop degli impianti di risalita, la chiusura dei ristoranti confinano le socialità tipiche di questo periodo dentro le mura di casa, e anche lì con precise limitazioni sul numero dei congiunti consentiti. La sicurezza sanitaria, il timore di una nuova, terza ondata nella seconda metà di gennaio, giustificano le misure draconiane adottate. E però… “La filiera alberghiera e quella termale hanno operato in questi mesi con grande impegno, investimenti e senso di responsabilità sul fronte della lotta alla pandemia, offrendo ai propri (pochi) ospiti la possibilità di un soggiorno in sicurezza nel pieno rispetto delle norme previste e di rigidi protocolli di sicurezza. Un impegno riconosciuto e provato da un numero di contagi nelle strutture alberghiere e termali pressoché inesistente”. Lo sostengono a gran voce Confindustria Alberghi e Federterme, convinte che “ci siano ancora gli spazi per evitare nuove misure che colpiscono e penalizzano tutti in modo indiscriminato”. Per le due associazioni di categoria meglio sarebbe piuttosto “pensare ad un sistema di corridoi sicuri per raggiungere le strutture (ad esempio con la possibilità di spostarsi a prenotazione confermata), regole chiare sui territori, tutti elementi che possano rendere luoghi fruibili in sicurezza, come già oggi”.

È evidente la drammatica situazione in cui versano da mesi sia le terme che gli alberghi. “Dopo dieci mesi di gravissima crisi nei quali l’industria alberghiera e termale è stata di fatto lasciata sola a combattere per la sopravvivenza delle proprie imprese e dei posti di lavoro degli oltre 250.000 lavoratori impiegati nel settore – proseguono le rappresentanze -, le misure di questo nuovo decreto appaiono davvero irrispettose ed insostenibili e ci fanno dire ancora una volta “no” a quella demonizzazione del settore che siamo francamente stanchi di sentire”.

Nel dpcm (o almeno nella bozza circolata fino a ieri sera) c’è anche una goccia che sta facendo traboccare il vaso. “L’obbligo di servire i pasti in camera la sera di Capodanno, peraltro quando già si è previsto il divieto di spostamento tra regioni e comuni, è una misura che offende tutti gli operatori che stanno lavorando con grande capacità, sacrificio e senso di responsabilità. Tutto questo quando a fronte di una perdita di fatturato per il settore alberghiero e termale, che a fine anno sarà stata di oltre l’80% del fatturato, sono stati disposti aiuti che potranno coprirne meno del 10%, e ancora in queste ore i comuni stanno chiedendo di pagare la Tari. Nello stesso momento i settori analoghi negli altri paesi europei hanno già ricevuto aiuti in forma di liquidità che sono arrivati a coprire anche il 70% delle perdite. Un vulnus questo – concludono Confindustria alberghi e Federterme – che il settore rischia di portarsi sulle spalle anche nei prossimi anni, quando alla ripresa del settore l’industria alberghiera italiana dovrà tornare a competere sui mercati internazionali”.

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