Dpcm, vietati meeting e convegni/ Albergatori “Misura ingiustificata, non è movida”

- Davide Giancristofaro Alberti

Nel nuovo Dpcm di ieri viene specificato che i meeting, i convegni e le riunioni sono vietate: insorgono gli albergatori. Ecco cosa sta succedendo

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Giuseppe Conte (LaPresse)

Insorgono gli albergatori dopo che, con il nuovo Dpcm presentato nella serata di ieri dal presidente del consiglio, Giuseppe Conte, si è deciso di bloccare i meeting e i convegni (che normalmente si tengono negli alberghi) come misura di prevenzione anti-contagio. Confindustria Albeghi, il giorno dopo l’emanazione del nuovo decreto, ha lanciato un appello al governo considerando questa misura non giustificata: “In questi mesi – fanno sapere attraverso il comunicato ufficiale diffuso dall’associazione – l’attività ha potuto procedere senza esporre a rischi i partecipanti perché le strutture, gli organizzatori e i partecipanti hanno rispettato pienamente i protocolli di sicurezza. L’utilizzo di spazi esterni agli uffici – si legge ancora – ha reso possibili attività di lavoro in sicurezza che altrimenti sarebbero state impossibili. Gli alberghi ed altre strutture mettono a disposizione ampie aree che possono permettere di lavorare nel pieno rispetto sia formale che stanziale di tutte le misure di prevenzione del contagio”.

DPCM, VIETATI MEETING E RIUNIONI: “UNO STOP ASSOLUTO”

Secondo Confindustria Alberghi è stata importante anche la modalità phygital per svolgere i meeting e i convegni, e che ha unito la presenza al digitale: “Mai come in questi mesi – fanno sapere ancora gli albergatori – è apparso chiaro quanto lo scambio ed il confronto siano fondamentali per condividere e accelerare processi decisionali nelle imprese”. Gli albergatori si dicono “sorpresi e preoccupati” dal blocco di riunioni, convegni e meeting: “Francamente uno stop assoluto – le parole di Maria Carmela Colaiacovo, vice presidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi – a prescindere dal numero dei partecipanti e dal rispetto dei protocolli, non appare giustificato dal tipo di attività”. Secondo la categoria non si parla di “feste o movida”, ma di eventi organizzati e controllati. “E’ necessario – concludono – un ripensamento che, nel quadro di questi mesi di faticosa convivenza con il virus, permetta di mantenere vive queste attività così importanti per l’economia del settore alberghiero, ma anche per l’operatività stessa delle imprese”.

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