DROGA-ALCOL COL PADRE/ Non basta “aver vissuto” per salvare un figlio dalla morte

- Gianfranco Lauretano

Lo scrittore Gerardo Ventrella, dopo avere raccontato la sua esperienza nell’abisso della droga, ci è ricaduto con il proprio figlio. E lo ha perduto

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Carabinieri (LaPresse)

Misteriosa forma del cuore umano. Un padre, con problemi di tossicodipendenza e trascorsi in galera, tenta il riscatto rifacendosi una vita e scrive un libro dedicato al figlio perché possa “stare lontano da quel mondo marcio che ho conosciuto io”, come afferma lui stesso. Pare riuscirci e, per conseguire meglio lo scopo, fonda addirittura un’associazione. Poi padre e figlio vengono trovati a terra sabato sera, a Lido di Camaiore in Versilia, da alcuni turisti. Per il ragazzo, di venticinque anni, non c’è niente da fare. Il padre è tuttora ricoverato in terapia intensiva a Massa Carrara in gravi condizioni. Si tratta di Gerardo Ventrella, 54 anni, e di suo figlio Samuele, purtroppo tragicamente deceduto per aver fumato, assieme a suo padre, un mix di droghe, cocaina e hashish, che gli hanno “spaccato il cuore”, come riportano gli organi di informazione.

Gerardo Ventrella aveva pubblicato nel 2007 il libro Il mio quartiere, dedicato proprio al figlio e a tutti i giovani che rischiavano di cadere nel tunnel della droga e delle tragiche conseguenze che comporta. Era stato un atto generoso e di buona volontà, carico del desiderio di salvare la persona più cara da esperienze pericolose già vissute in prima persona, con tutto il carico, quindi, della testimonianza che può dare l’esperienza diretta. Si voleva educare a quella “saggezza” che i giovani dovrebbero avere per cui, pur assaporando “il midollo della vita” e i suoi frutti in ogni attimo, non fa mai mancare il giusto giudizio per evitare di cadere nel baratro.

Il tentativo, riuscito per un buon tratto, ad un certo punto s’è evidentemente inceppato. Al dolore inesprimibile e senza uguali che porta sempre la morte di un giovane, si aggiunge la costernazione che ciò sia avvenuta in compagnia del proprio papà e che quest’ultimo stia ancora lottando tra la vita e la morte. Ciò ci pone ancora una volta di fronte alla forma misteriosa del cuore umano. Non bastano tutte le buone intenzioni, non basta essere di fronte agli affetti più alti, quelli di un genitore, non basta aver già provato il baratro.

La nostra strada, finché siamo in questo mondo, non si ferma mai, come se ogni giorno occorresse decidere fra il bene e il male, ed è proprio così. Ogni giorno la sfida si rinnova, lo sa chiunque accetta di affrontarla sempre. Questo cuore inquieto che ci troviamo, non sta mai fermo; non giunge mai a una soluzione definitiva; non trova mai la risposta finale. Ogni gesto, ogni atto e attimo, anche quelli che sembrano più banali, legati al divertimento e ad assaporare il midollo della vita, corrono su un filo sottilissimo tra la vita e la morte. E ogni giorno la scelta sta a noi.

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