Droga stupro, a Prato prete la comprava con soldi offertorio/ In manette per spaccio

- Luca Bucceri

Droga stupro, a Prato prete la comprava con soldi offertorio e poi organizzava festini a sfondo sessuale

Polizia di Stato Coronavirus festa
Volante della Polizia di Stato (LaPresse)

La comunità di Prato è sconvolta dalla notizia dell’arresto di don Francesco Spagnesi, prete della parrocchia dell’Annunciazione nel quartiere della Castellina finito in manette nelle scorse ore. Il parroco, 40 anni, secondo quanto riferito dagli inquirenti è accusato di spaccio e importazione di sostanze stupefacenti tra le quali la Gbl, la cosiddetta droga dello stupro. Le indagini, partite da alcuni festini a base di cocaina, hanno permesso di giungere alla figura del sacerdote che è stato messo agli arresti domiciliari dopo che il giudice del Tribunale pratese Francesca Scarlatti ha accolto la richiesta di misura cautelare presentata dalla Procura.

Don Francesco Spagnesi, il parrocco finito in manette ai domiciliari, secondo quanto ricostruito dalla squadra mobile che ha effettuato le indagini per conto della Procura avrebbe importato per diverso tempo ingenti quantitativi di Gbl insieme al 40enne Alessio Regina, quello che sembrerebbe essere un complice. Stando a quanto emerso dalle indagini il quantitativo si aggira tra il metto litro e un litro per volta, con il pagamento per la droga che sarebbe avvenuto grazie alle offerte dei parrocchiani. Il prete, attingendo ai soldi dell’offertorio, destinava infatti la somma a delle persone contattate tramite siti di incontri sessuali.

Droga stupro, prete organizzava festini hot

Secondo quanto riferito dagli inquirenti oltre all’acquisto di droga dal mercato internazionale, con i carichi che sarebbero arrivati con frequenza dall’Olanda, don Francesco Spagnesi è accusato di aver organizzato festini a sfondo sessuale in quella che risulterebbe essere un’abitazione nella disponibilità del suo presunto complice. Una decina i partecipanti agli incontri, oltre 200 i contatti rinvenuti sul cellulare del prete nel quale sono state “individuate tracce evidenti dell’attività illecita dell’uomo”.

Ma com’è stato possibile sgominare questa rete? Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera il primo ad essere beccato sarebbe stato proprio il presunto complice di don Francesco Spagnesi, quell’Alessio Regina che qualche settimana fa è finito in manette con l’accusa di importazione di droga dall’Olanda. Grazie al lavoro degli inquirenti e agli interrogatori ai quali è stato sottoposto Regina è stato possibile unire i tasselli e giungere al parroco che è stato fermato e sottoposto agli arresti domiciliari. Spagnesi due settimane fa aveva chiesto di lasciare la guida della parrocchia dell’Annunciazione per motivi di salute. Richiesta accolta dal vescovo Giovanni Nerbini.

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