Due chiese incendiate in Canada/ “Roghi dolosi”: legami con fossa comune Kamloops?

- Alessandro Nidi

Incendiate e distrutte due chiese in Canada: secondo i vigili del fuoco si tratterebbe di roghi dolosi e non è da escludere il collegamento con la fossa comune

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Incendio (foto: Pixabay)

Due chiese incendiate in Canada nella giornata di ieri, lunedì 21 giugno 2021: la polizia nazionale sta indagando sui roghi avvenuti nella British Columbia e che, secondo le prime ricostruzioni, sarebbero da considerarsi di origine dolosa e, forse, collegati al ritrovamento dei resti di 215 bambini indigeni nella fossa comune di Kamloops, morti per maltrattamenti nella Kamloops Indian Residential School, rete di scuole amministrate dal mondo cristiano.

L’episodio in Italia è stato riportato dal quotidiano “Avvenire”, che spiega come le due chiese, rispettivamente del Sacro Cuore e di San Gregorio, siano letteralmente state rase al suolo dalle fiamme. Erano state edificate più di un secolo fa e sorgevano a una quarantina di chilometri di distanza, nelle riserve di Penticton Indian Band e di Osoyoos Indian Band. Non sembrerebbe trattarsi affatto di una coincidenza anche per via della giornata particolare in cui si sono sviluppati gli incendi: ieri, infatti, era il giorno nazionale dedicato alle popolazioni indigene.

DUE CHIESE INCENDIATE IN CANADA: “USATO UN ACCELERATORE LIQUIDO”

Attorno all’episodio delle due chiese incendiate in Canada, per quanto le indagini proseguano in queste ore, parrebbero esserci pochi dubbi: il capo dei vigili del fuoco locali, Bob Graham, ha dichiarato che, “osservando la scena e l’ambiente circostante, è probabile che sia stato utilizzato un acceleratore liquido. Le prime impressioni ci dicono che gli incendi siano dolosi”.

“Avvenire” sottolinea inoltre come la scoperta della fossa comune di Kamloops abbia innescato grandi tensioni in tutto il Canada, con la Truth and Reconciliation Commission che “ha denunciato come genocidio culturale la politica di prelevare con la forza i piccoli dalle loro famiglie nelle riserve e di educarli in centri specifici” “ha puntato il dito contro le condizioni spesso atroci alle quali venivano esposti i minori, in centri sovraffollati e scarsamente finanziati, dove soffrivano la fame, il freddo ed erano vittime di frequenti epidemie”. Spesso i ragazzini morivano di tubercolosi, che era la causa di decesso più comune, ma anche, più semplicemente, tentando la fuga.



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