E-CIG/ Roccatti (Anafe): lo Stato le tartassa per difendere le sigarette tradizionali

- int. Umberto Roccatti

Le sigarette elettroniche possono ridurre i danni del fumo, ma nel nostro Paese sono tartassate, a differenza del tabacco

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Umberto Roccatti

È un ex fumatore che, lavorando per una multinazionale, volava da un aeroporto all’altro e si lamentava perché a quei tempi non c’era una saletta a Fiumicino dove potesse accendersi una delle sue 30 sigarette quotidiane. Poi, nel 2009, gli hanno messo in mano una e-cig e gli è cambiata la vita: si sentiva meglio e le scale non erano più un problema.

Oggi Umberto Roccatti è fondatore e amministratore delegato di un’azienda di sigarette elettroniche, la Puff, presidente di Anafe, l’associazione di Confindustria che raccoglie le aziende del settore, e vicepresidente di Ieva (Independent European Vape Alliance) che rappresenta in ambito comunitario le imprese del vaping. «Sono uno di quei fumatori che non avrebbe mai smesso di fumare. A piace e mi piacerà sempre, ma lo voglio fare in modo da rischiare meno, molto meno».

Quella che si chiama “riduzione del danno“…

Consideriamo che l’81% dei fumatori non riesce o non vuole smettere di fumare. In Italia il 24% degli adulti e il 21% dei medici fuma. Non è una questione di informazione, di fotografie o di divieti. I fumatori sanno benissimo cosa stanno facendo e sono pronti a pagarne il prezzo perché è piacevole e non hanno un’alternativa. O meglio non l’avevano.

Essere un’alternativa di solito crea dei nemici

Nemici non so, diciamo che non ci fanno ponti d’oro.

Chi?

S’immagini che l’unica tassa che il Governo ha alzato nell’ultimo anno è stato quella sui dispositivi elettronici. Non sulle sigarette, solo sulle e-cig. Del 50% il primo anno e con una scaletta in valori assoluti del 50% l’anno fino al 2023.

Una botta per il vostro settore, ma non ci ripianeremo il debito pubblico perché non ci sono in ballo, comunque, grandi cifre.

Sulle e-cig no. Sulle sigarette, invece, lo Stato incassa moltissimo.

Cosa c’entra?

Se i dispositivi elettronici sono liberi di propagarsi senza demagogie e senza false informazioni, le casse rischiano.

Scusi mi sta dicendo che il Governo tassa le sigarette elettroniche per continuare ad avere gli introiti legati a quelle tradizionali?

Non lo dico io, lo dice il Governo stesso. E per iscritto. Quando le tasse sulle e-cig erano più alte che sul tabacco abbiamo fatto un ricorso e la posizione dell’Avvocatura di Stato era chiara: il Governo aveva il diritto di proteggere il suo gettito fiscale. E la Corte Costituzionale ha accolto questa tesi nella sua sentenza.

Non ci credo.

All’inizio non ci credevo neanche io e la mia non è una visione complottista. È quello che è accaduto e sta accadendo. La Corte Costituzionale ha scritto che lo Stato ha la discrezionalità fiscale, ovvero che può proteggere le proprie entrate fiscali colpendo ciò che può danneggiarlo.

Quindi su un piatto della bilancia ci sono le entrate dello Stato e sull’altro la salute dei cittadini…

Bisognerà scegliere. I fumatori in Italia sono 12 milioni. Le e-cig riducono il rischio del 95%, cioè sono 19 volte meno dannose delle sigarette, e questo dato scientificamente provato non è mai stato contestato da nessuno. Se si vogliono ridurre il numero dei fumatori e i rischi connessi al fumo sono l’unica strada percorribile. Le campagne informative, i supporti psicologici e i divieti hanno dimostrato di servire a poco o a nulla.

Negli altri Paesi europei cosa succede?

Ci sono varie sfumature. In Inghilterra la riduzione del danno viene assolutamente considerata, come in Francia dove il ministro della Salute, il neurologo Olivier Véran, è uno svapatore. La tassa c’è solo in Polonia, in  Romania, in Ungheria, in Estonia e in Lettonia. Tutti gli altri non hanno un’accisa specifica.

Tranne l’Italia.

La tassa nel nostro Paese è circa due volte l’Iva, quindi oltre il 40%. Era anche molto più alta fino al primo Governo Conte quando furono abbassate fino a livelli gestibili dalla filiera. Poi il Conte 2 l’ha alzata, di nuovo e nettamente.

E a Bruxelles da che parte stanno?

Stanno per essere emanate due direttive importanti che gli Stati dovranno considerare come base di partenza per la propria legislazione. Si sta discutendo e sono preoccupati dal fatto che i giovani comincino a svapare per poi passare a fumare, ma i dati smentiscono che questo avvenga perché non c’è stato un aumento dei giovani fumatori in nessun Paese.

Allora perché preoccuparsi?

Colpa degli Stati Uniti dove un fenomeno del genere è avvenuto perché oltreoceano non sono stati messi limiti alla nicotina ed è ammessa, persino la vendita di marijuana per le sigarette elettroniche. Quindi serve anche per sballarsi, non solo per ridurre i rischi per la salute o smettere di fumare.

In Europa le regole sono diverse per le e-cig?

Ci sono limiti alla nicotina, abbiamo messo il divieto di vendita ai minorenni ancor prima che lo Stato lo imponesse per legge e non si possono fare campagne pubblicitarie che cerchino di coinvolgerli. Ma sembra che non sia mai sufficiente.

(Franco Oppedisano)

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