Ecmo e Covid-19, ossigenazione extracorporea utile/ “Ultima chance per malati gravi”

- Silvana Palazzo

Ecmo e coronavirus, come funziona l’ossigenazione extracorporea e perché è utile per chi è affetto da Covid-19. “Ultima chance per malati gravi”, affermano ricercatori

Coronavirus Roma
Coronavirus Italia, ospedale Policlinico Tor Vergata Roma (LaPresse, 2020)
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Si chiama Ossigenazione Extracorporea a Membrana, ma è conosciuta come Ecmo. Si tratta di una tecnica di circolazione extracorporea usata in rianimazione per trattare pazienti con insufficienza cardiaca e/o respiratoria acuta grave. Questo trattamento si sta rivelando efficace nei pazienti affetti da Covid-19 secondo quanto emerso in Francia. Tenuta in considerazione come ultima risorsa, questa tecnica è stata utilizzata su oltre 300 malati nella regione dell’Ile-de-France. «Il polmone viene messo quasi completamente a riposo. Possiamo quindi ridurre la pressione della ventilazione, e di conseguenza quella sui polmoni, permettendo loro di guarire», ha spiegato il professor Mercè Jourdain dell’ospedale universitario di Lille (CHRU) ai microfoni del quotidiano francese Le Figaro. Se i polmoni non funzionano, il loro sangue non può trasportare a sufficienza ossigeno al cervello e agli altri organi. In aiuto arriva quindi l’Ecmo, su cui un team di ricercatori della West Virginia University nei giorni scorsi ha condotto uno studio.

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ECMO E COVID-19, STUDIO SU OSSIGENAZIONE EXTRACORPOREA

I ricercatori hanno coinvolto nel loro studio 32 persone affette da Covid-19 con funzione polmonare gravemente compromessa e che sono stati trattati con l’ossigenazione extracorporea (Ecmo). Ben 22 pazienti, quindi il 68 per cento tra quelli esaminati, sono sopravvissuti. Di questi, 17 erano ancora trattati con Ecmo quando è stato condotto lo studio, mentre per cinque è stata sospesa di fronte ai risultati positivi riscontrati. Questi cinque però avevano qualcosa in comune: avevano ricevuto un trattamento focalizzato sui polmoni, non sul cuore. Da qui l’ipotesi che quando non è ancora compressa pure la funzione cardiaca, l’Ecmo si può rivelare efficace nel sostegno ai pazienti gravemente malati. Per il dottor Sam Mandell, dell’Harborview Medical Center, ha dichiarato: «È la nostra migliore ultima opzione». Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che i pazienti con meno di 65 anni e meno patologie pregresse (come obesità, diabete e malattie cardiache) se la cavano meglio con l’Ecmo rispetto ai pazienti anziani e con più problemi di salute. Infatti, l’ossigenazione extracorporea è sconsigliata a persone che hanno più di 65 anni. In questi casi, infatti, serve un’attenta valutazione per garantire che i benefici superino i rischi.

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