L’irresistibile attrazione delle Regioni a statuto speciale

- Carlo Buratti

Il regime finanziario delle Regioni a statuto speciale e delle province autonome è stato contrattato quando le condizioni di sviluppo erano ben diverse dalle attuali. Ci si può chiedere se esso sia ancora ammissibile o vada modificato. Due osservazioni porterebbero a concludere a favore della seconda ipotesi

Sembra un bollettino di guerra. Prima Lamon, Cortina, Livallongo e Colle Santa Lucia, poi l’intera provincia di Rovigo, infine l’altopiano di Asiago con un referendum davvero plebiscitario chiedono il passaggio alle vicine Regioni a statuto speciale (RSS). Una fuga dall’oppressore? Una riscoperta di antiche e dimenticate origini? Niente di tutto questo. Piuttosto, l’irresistibile attrazione del danaro. Il divario di risorse pubbliche di cui dispongono il Veneto e le due RSS confinanti, ma soprattutto il Trentino-Alto Adige, è così ampio che muoverebbe anche le montagne. A fronte di entrate correnti della Regione Veneto pari a 1.717 euro per abitante, la Provincia di Trento e quella di Bolzano dispongono rispettivamente di 6.458 e di 6.864 euro per abitante, vale a dire circa quattro volte le risorse disponibili nel Veneto. Lo stesso rapporto si conferma più o meno per le entrate complessive.
A tanta abbondanza corrisponde ovviamente un potenziale di spesa notevolissimo. Con una popolazione che non raggiunge il milione di abitanti, le due Province autonome hanno una spesa pari al 45% di quella del Veneto (che ha una popolazione di 4,7 milioni). E, per talune funzioni, Trento e Bolzano sono in grado di spendere addirittura di più di quanto possa fare il Veneto. Si veda, per esempio, cosa succede per la funzione “turismo”: Trento spende 89 ml di euro, Bolzano 63 ml, il Veneto solo 57 ml. Queste differenze, che sono dovute solo in parte alle più ampie competenze previste dagli statuti speciali, influiscono in modo non trascurabile sulle attività economiche e sulle condizioni di vita dei cittadini da una parte e dall’altra dei confini regionali. E’ evidente, per esempio, l’effetto distorsivo sulle attività turistiche prodotto dalle generose erogazioni delle due Province a sostegno del settore. Anche un viaggiatore distratto noterebbe, inoltre, la floridezza degli enti locali trentini e altoatesini, che si avvalgono di finanziamenti provinciali molto sostenuti, soprattutto se confrontati con quelli statali che affluiscono al Veneto, i più bassi d’Italia. Non ci si può quindi stupire se tanti enti locali del Veneto sono attratti dall’autonomia speciale della vicina Regione.
La forza di attrazione del Friuli-Venezia Giulia è invece minore perché il divario di ricchezza rispetto al Veneto non è così elevato: “solo” 2.809 euro di entrate correnti per abitante contro i 1.717 euro del Veneto. In effetti, le RSS sono cinque realtà diverse con risorse e competenze differenziate fissate dai rispettivi statuti. Le RSS più floride sono la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige. Per tutte, le entrate principali sono rappresentate dalle compartecipazioni alle imposte erariali riferibili al territorio, cui si aggiungono i contributi statali, che in passato sono stati di importo molto rilevante e solo negli anni più recenti hanno subito un drastico ridimensionamento.
Il regime finanziario delle RSS e delle province autonome ha origini lontane ed è stato contrattato quando le condizioni di sviluppo erano ben diverse dalle attuali. Successivamente le RSS del Nord hanno goduto di rapidi tassi di crescita che le hanno portate a condizioni di assoluta floridezza. Oggi Valle d’Aosta e Alto Adige hanno redditi per abitante superiori a quelli della Francia e, rispettivamente, dell’Austria. Inoltre, Aosta e Bolzano hanno un Pil per abitante superiore a quello della Lombardia, mentre Trento si colloca poco sotto quest’ultima. Il regime delle compartecipazioni ai tributi erariali, di conseguenza, ha arricchito oltre misura i bilanci delle regioni e province autonome in oggetto, generando sostanzialmente un eccesso di risorse rispetto ai fabbisogni di spesa.
Ci si può chiedere allora se tale regime finanziario sia ancora ammissibile o vada modificato. Due osservazioni porterebbero a concludere a favore della seconda ipotesi. La prima è che nonostante la ricchezza dei bilanci le RSS hanno un’autonomia tributaria inferiore rispetto alle Regioni a statuto ordinario, perché le compartecipazioni, non essendo minimamente manovrabili da parte delle amministrazioni regionali o provinciali, non danno ad esse una vera autonomia. La seconda è che le RSS, nonostante l’eccezionale benessere di alcune di esse, non partecipano minimamente alla perequazione finanziaria e questo, oggi, sembra inaccettabile.



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