UE/ Contro la crisi, la strada degli Eurobond. Così si superano le divisioni tra gli stati membri

- Gianni Pittella

Si tratterebbe di uno strumento che permetterebbe all’Europa di non essere più condizionata dalla (scarsa) generosità degli stati nazionali in termine di risorse. VOTA IL SONDAGGIO.

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La congiuntura economica sfavorevole e il clima di incertezza conseguente alla crisi dei mercati finanziari internazionali stanno determinando un preoccupante rallentamento dell’economia europea e condizionando negativamente l’attuazione degli investimenti previsti nel quadro della Strategia di Lisbona.

 

Uno scenario particolarmente complicato che sta frenando la competitività dell’Unione Europea e più in particolare della zona euro rispetto agli altri attori globali. Mi pare evidente che gli attuali strumenti di cui dispone l’Europa non le permettono di abbozzare una risposta adeguata al rilancio dell’economia.

Partendo da queste riflessioni ho presentato, insieme al collega Mario Mauro vicepresidente del Parlamento europeo, una Dichiarazione scritta: “Eurobond, nuova strategia per la crescita”. Un’iniziativa dal carattere bipartisan per chiedere alleistituzioni europee di promuovere un piano coordinato di investimenti capace di colmare il gap infrastrutturale che in molti Paesi dell’Unione è stato indotto dalle politiche restrittive necessarie per adeguarsi prima ai parametri di Maastricht e poi ai vincoli del Patto di stabilità.

Un piano che dovrebbe essere indirizzato ad ambiti strategici come le energie alternative, la banda larga, la ricerca e sviluppo, le reti trans europee di trasporto, il capitale umano.

Utilizzare gli Eurobond come strumento finanziario addizionale per sostenere la politica di investimenti pubblici infrastrutturali, è una proposta che per la prima volta viene dal Parlamento europeo. Sarebbe davvero importante trovare il consenso dell’assemblea parlamentare su una proposta tanto ambiziosa. Si tratterebbe di un forte segnale politico lanciato a Commissione e Consiglio per riflettere sull’introduzione di uno strumento che a differenza delle altre fonti di finanziamento comunitario, come la risorsa Iva o il prodotto nazionale lordo, non avrebbe alcun legame, per così dire, “nazionale”, permettendo quindi all’Europa di non essere più condizionata dalla (scarsa) generosità degli stati nazionali in termine di risorse.

Le strade percorribili per introdurre gli Eurobond, come fonte di finanziamento collegata al bilancio comunitario, sono almeno due. Si potrebbe pensare a strumenti di garanzia, oppure a strumenti di debito veri e propri, sfruttando la forza che deriva dall’euro forte, garantiti dal bilancio comunitario e dalla Banca centrale europea.

L’idea é quella di riprendere il “Piano Delors”, perché il debito, se utilizzato con intelligenza, è un autentico volano della crescita. In questa maniera possiamo rafforzare la crescita dell’economia attraverso l’emissione di un grande prestito per lo sviluppo dell’Europa.

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