Quella pericolosa spirale tra banche e borse

- La Redazione

Il sistema bancario fa fatica a reggere l’urto dei mercati in calo, perché in buona parte lo ha provocato. Ora l’intervento dei fondi sovrani apre scenari inesplorati

La crisi di una banca inglese (Northern Rock) ha aperto lo scorso agosto le grandi turbolenze sui mercati finanziari; il crollo della quinta banca d’affari americana (Bear Stearns) e lo scricchiolio della seconda (Lehman Brothers) nell’ultimo weekend ha fatto dire all’ex governatore della Fed, Alan Greenspan, che quelle turbolenze si sono trasformate nella più grave crisi dei mercati dalla seconda guerra mondiale. Questa volta – a differenza dei tonfi più recenti (‘87 e ‘89, fine anni ‘90 in Asia, 11 settembre) – il sistema bancario fa fatica a reggere l’urto delle Borse perché per buona parte l’ha provocato. La corsa alla redditività ad ogni costo (si trattasse di concedere mutui subprime o di cedere subito titoli ad alto rischio a fondi comuni o investitori privati) ha minato la solidità del sistema degli intermediari e ha inquinato i mercati di prodotti ad alto rischio. E allo scoppio sequenziale di tutte le bolle (immobiliare, mutui, derivati, corporate bond, etc.) il conto della spirale pericolosa tra “moral hazard” delle banche e voli senza rete dei listini rischiano ora di pagarlo le economie reali: il direttore generale del Fmi ha confermato proprio ieri una revisione al ribasso di tutte le stime del Pil. Ed è difficile dire se stia peggio l’Azienda-America, con un dollaro debole, un alto deficit federale e una Fed che la crisi bancaria sta obbligando a enormi iniezioni di liquidità; o l’Azienda-Eurolandia, la cui moneta fortissima toglie competitività all’export e imbriglia (assieme all’inflazione) il potere d’acquisto delle famiglie. Mentre l’industria occidentale stava faticosamente imparando a confrontarsi con “Cindia”, i suoi banchieri l’hanno per molti versi pugnalata alle spalle. Ora l’intervento – forse non sufficiente – dei fondi sovrani islamici o asiatici nelle grandi banche in crisi (comprese Ubs a SocGen) apre scenari inesplorati e chiude in modo probabilmente definitivo una lunga “età dell’oro” iniziata nei primi anni ‘90.

(Gianni Credit)


© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori