MiArt, il mondo dell’arte a Milano. Guardando a Expo 2015

- Sandro Bicocchi

Non possiamo prepararci per l’Expo 2015 e proporre Milano al mondo a prescindere dalla nostra cultura. La fiera d’arte MiArt 2008 è un contributo che va in questa direzione

Presentare una fiera d’arte significa oggi rendere conto di un laboratorio di idee e di progetti che si muovono nella città che la ospita. Inaugurare MiArt 2008 significa rendere omaggio ai galleristi italiani e internazionali che la animeranno nei giorni di apertura insieme ai curatori, ai critici d’arte, ai collezionisti e agli operatori più diversi del «sistema arte». Tutti insieme perseguono, con Fiera Milano International, la cultura dello scambio e fanno di questa fiera, la cui vocazione commerciale è intrinseca, un evento unico in Italia, per la ricchezza delle proposte e per la volontà di indagare o di rileggere realtà artistiche diverse e distanti dalla nostra.
La stessa scelta, nelle ultime tre edizioni, del progetto Paese Ospite è animata da un intento scientifico, sicuramente indagatore di sistemi di cui vanno intuite le specificità, al di là della globalizzazione degli stili e delle tendenze che sembrano confonderli: in questa direzione il prestigioso convegno Cina Intra/Extra Ovest coordinato due anni fa da Hans Ulrich Obrist conoscerà una seconda puntata, probabilmente a Pechino, con l’obiettivo di leggere ancora un territorio in cui il tempo viaggia velocissimo e così le modificazioni che induce. Diversamente l’incursione dello scorso anno nella realtà olandese voleva essere un’indagine in un paese per certi versi più simile al nostro e, comunque, di più facile comprensione, il cui modello di promozione dell’arte contemporanea non ha probabilmente eguali in Occidente e che, proprio per questo, in una città animata dal dibattito sull’urgenza di un museo, poteva offrire spunti di riflessione. E infine, nell’edizione 2008, l’area latinoamericana, un insieme di paesi in perenne trasformazione, dove le istanze artistiche stanno prepotentemente contribuendo a definire un’identità politica e culturale: gli artisti latinoamericani presentati da gallerie internazionali e le stesse gallerie del Centro e del Sud America raccontano di contaminazione di linguaggi, di un’arte che, nonostante le spinte omologanti, denota una forte identità e un incredibile ancoraggio agli ambiti locali specifici.
Ma il laboratorio MiArt è anche convegni e tavole rotonde, tutte realizzate con partner prestigiosi e ancora volti a indagare nel profondo il «sistema arte» nelle diverse componenti. Ed è anche proiezione verso progetti futuri, consapevoli che una fiera deve saper cogliere i segnali di cambiamento e i bisogni che un’arte inevitabilmente sempre in divenire va denunciando, sia in termini tecnici sia formali, forse proprio perché i due ambiti non sono più scindibili.
E, infine, inaugurare MiArt implica un doveroso ringraziamento a tutti i collezionisti milanesi e non, senza i quali la nostra città non sarebbe il terzo mercato artistico del mondo né il luogo in cui si muove l’ottanta per cento degli scambi nazionali del settore, né la nostra fiera l’evento che vi offriamo.
All’edizione MiArt 2008 parteciperanno oltre 40 mila visitatori, che testimoniano lo spazio che certe forme di cultura ed espressione stanno guadagnandosi tra “la gente”, insieme al gotha social-economico-industriale della nostra città e non solo.
Saranno nostri ospiti Cesare Romiti, Martina Mondadori, Vittorio Sgarbi, Roberto Formigoni, Carlo Buora, Gerardo Braggiotti, Carlo Puri Negri, Natalia Aspesi, Franco Debenedetti, Alberta Ferretti, Pierluigi Cerri, Davide Rampello, Luigi Roth, Gilda e Francesca Moratti, Ginevra Elkann, Bruno Ermolli, Claudio Artusi solo per citarne alcuni.
Le istituzioni, Regione e comune in primis, hanno supportato e creduto che MiArt potesse catalizzare “una settimana dell’arte”, tanto che Vittorio Sgarbi ha programmato la “notte bianca dei Musei” che sabato 5 aprile staranno aperti fino a mezzanotte.
Ci stiamo preparando per l’Expo 2015 e non sarà possibile affrontare questo evento a prescindere dalla nostra tradizione e cultura nella proposizione di Milano e dell’Italia al mondo. E dovremo farlo senza divisioni e soprattutto spendendoci in prima persona. Anche Miart è un contributo che va in questa direzione.



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