Bollette salate: è solo colpa del prezzo del petrolio?

- La Redazione

Se così fosse non ci resterebbe che rassegnarci al peggio, in quanto tale prezzo non ci vede protagonisti in nessun punto della filiera della produzione: siamo dei semplici importatori e raffinatori di questa materia prima

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Il caro petrolio è ancora alla base degli aumenti di luce (+2,2%) e gas (+4,6%) previsti per il prossimo 1° luglio da Nomisma e che dovranno essere confermati entro fine mese dall’Authority per l’energia. Un rincaro che andrebbe ad aggiungersi a quelli già scattati nei precedenti trimestri e che dalla fine del 2004 hanno voluto dire per ogni nucleo familiare un rincaro complessivo di quasi 400 euro.
E per fortuna, come dice Nomisma, che tali rincari sono limitati, rispetto a quanto sarebbe potuto succedere, dalla forza dell’euro, altrimenti avremmo avuto degli aumenti ben superiori a quelli stimati per il prossimo trimestre.
Ma non è tutto: per il prossimo futuro le previsioni non sono rosee. Siccome gli aggiornamenti trimestrali si basano sulle medie dell’andamento delle materie prime dei sei mesi precedenti per l’elettricità e dei nove mesi precedenti per quanto riguarda le tariffe del gas, dai prezzi record del greggio di questi ultimi mesi non possiamo che aspettarci nel 2008 una stangata ancora più dura per i costi energetici delle famiglie e delle imprese.

Tutta e solo colpa del prezzo del petrolio?
Se così fosse non ci resterebbe che rassegnarci al peggio, in quanto tale prezzo non ci vede protagonisti in nessun punto della filiera della produzione, siamo dei semplici importatori e raffinatori di questa materia prima.
Sorge però a questo punto una domanda: ma l’energia elettrica si produce solo con centrali che funzionano con i derivati del petrolio?
E poi un’altra domanda: ma il gas non è propriamente un derivato del petrolio e dunque perché per il prezzo del metano sempre ci si riferisce al prezzo del petrolio e dei suoi diretti derivati?
Per quanto riguarda la prima domanda la risposta è che in Italia produciamo energia elettrica anche con altre materie prime come il carbone (poco), le biomasse e i rifiuti e con altre fonti rinnovabili come l’acqua, il vento, il sole. E poi con il gas che fa funzionare tutte le nuove centrali di produzione di elettricità a ciclo combinato, e dove il problema posto dalla seconda domanda ritorna in modo drammatico: per far funzionare queste centrali utilizziamo una materia prima molto costosa che incide in modo rilevante sul prezzo finale dell’energia elettrica.

Ritornando all’interrogativo principale da cui siamo partiti (tutta colpa del petrolio?) si possono aggiungere queste considerazioni:

1) Certamente sono in atto manovre speculative sul petrolio, manovre confermate nei giorni scorsi dal Ministro Tremonti, favorite anche dalla crescente domanda dei Paesi asiatici e dalla sostanziale non volontà di aumentare la produzione da parte dei Paesi produttori.

2) Senza un serio ritorno al nucleare di nuova generazione, come enunciato dal Ministro Scajola per conto del Governo, non potremo mai pensare di avere in Italia un’offerta energetica che sia in linea con i prezzi degli altri Paesi europei, in quanto continueremmo ad essere troppo dipendenti dal petrolio e dalle manovre speculative spesso di natura finanziaria di cui abbiamo detto.

3) Occorre incentivare e promuovere maggiormente la produzione elettrica da fonti rinnovabili e in particolare la costruzione di nuovi termovalorizzatori, in grado di rispondere oltre che al problema della produzione elettrica anche a quello, non meno drammatico, dello smaltimento dei rifiuti.

4) Occorre tentare seriamente di sganciare il più possibile il prezzo del gas da quello del petrolio agendo sui Paesi produttori (tentativo quasi disperato, essendo Russia e Algeria monopolisti in questo campo) e agendo nel contempo sui grandi soggetti importatori che, in forza della crescente domanda interna dovuta come detto alla produzione termoelettrica, lucrano consistenti margini economici anche in presenza di contratti pluriennali di approvvigionamento che non giustificano del tutto l’aumento delle tariffe agli utenti finali, siano esse famiglie o aziende.

5) Occorre infine che gli attori in campo, siano essi produttori e/o importatori, raffinatori o distributori siano maggiormente attenti non solo al valore del titolo in Borsa della propria società, ma anche al valore di chi si trova a valle della filiera, delle famiglie e delle imprese, che se venissero considerate sempre e solo come soggetti su cui scaricare l’aumento dei costi si troverebbero, ben presto, a non poter sostenere con efficacia la propria funzione di elementi trainanti la società e l’economia, con buona pace del concetto di “bene comune”.
 
(Mario Saporiti Presidente di Utilità Spa)
 
(Foto: Imagoeconomica)


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