PETROLIO/ In 4 punti il motivo dell’aumento dei prezzi

- Giuseppe Cappiello

La continua corsa delle quotazioni del greggio, come rileva GIUSEPPE CAPPIELLO (Docente di Gestione dei servizi pubblici all’Università di Bologna), ha riportato l’attenzione sui problemi aperti e ancora senza risposta

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Il continuo aumento del prezzo del petrolio ha improvvisamente riportato tutti quanti alla cruda realtà e cioè che in questi anni non sono state prese le decisioni per rendere sostenibile lo sviluppo.
Per la verità non mancavano i convegni e coloro che cercavano di attirare l’attenzione sulla questione, ma, in fondo, tutti pensavamo che non avessero ragione e lo scrupolo fosse eccessivo.
Ed è così in tante cose, basti pensare al sistema stradale e dei trasporti in genere; non sono stati concepiti per le generazioni future, ora non reggono e si sta in coda in assenza di alternative convenienti (vedi Zucchetti, ilsussidiario.net 13/06/2008).

La cosa più drammatica è che adesso i problemi saltano fuori tutti insieme anche perché, ed è la logica dei sistemi, le cose sono legate l’una all’altra.
Proviamo ad elencarne sinteticamente i più rilevanti, per non perdere la visione d’insieme.
 
1)      Aspetto energetico. La crescita rapida di alcuni mercati (Cina ed India sono i più citati, ma ci sono anche tutti i Paesi nuovi entrati nella UE) ha aumentato il fabbisogno di petrolio e di energia. C’è quindi la questione relativa alla quantità di barili estratti che si traduce immediatamente sui prezzi, ma anche quella delle scorte e cioè della durata negli anni della presenza di petrolio sufficiente oltre alla diffidenza verso la governance della filiera del petrolio, a partire dall’Opec fino ad arrivare agli operatori domestici.
 
2)      Ambiente. Lo sviluppo sta generando livelli di inquinamento non sopportabili, soprattutto nei Paesi che “tirano” di più; plateale la decisione del maratoneta che, per questa ragione, non parteciperà ai giochi olimpici cinesi.
Per contro, le fonti energetiche alternative al momento paiono irrilevanti in termini di resa e capacità produttiva, mentre su quelle nucleari non c’è consenso per quanto attiene alla sicurezza e alla gestione delle scorie; nel frattempo compriamo elettricità prodotta con impianti nucleari situati subito dietro i confini nazionali.
 
3)      Relazioni internazionali. Il possesso di risorse energetiche diventa fattore di pressione nei rapporti tra Stati e la legislazione nazionale mal si concilia con la dimensione internazionale con cui sarebbe necessario porre i termini dei progetti. Il trasporto di energia richiede investimenti infrastrutturali e spesso occorre che tali investimenti siano realizzati in accordo con altri Paesi, confinanti o anche molto lontani.
 
4)      Aspetti commerciali e fiscali. L’aumento del prezzo dei derivati del petrolio, il carburante per primo, rallenta i consumi e porta ad una diminuzione degli scambi commerciali. Le vantaggiose condizioni di cambio euro/dollaro attenuano i rincari nel Vecchio Continente, ma l’effetto sulla massa dei consumatori, soprattutto sulle fasce più deboli, è piuttosto significativo.
Il legislatore cerca di riorganizzare la filiera (vedi ad esempio il tentativo di liberalizzazione della vendita di benzina ai supermercati) o di utilizzare la leva fiscale per favorire l’equità sociale (Robin Tax) ma il problema resta sostanzialmente irrisolto a causa di una totale dipendenza dal petrolio.
 
(Foto: Imagoeconomica)


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