ALITALIA/ Sindacati e opposizione siano responsabili. Non ci sono alternative alla firma

- Giuliano Cazzola

Questa vertenza è un caso che farà storia: il declino di un mondo che ha vissuto oltre misura al di sopra delle condizioni consentite dal mercato. All’interno il Dossier Alitalia

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Le ultime vicende della vertenza Alitalia hanno colto di sorpresa quanti ritenevano che il vero punto critico fosse quello del numero (e del destino) dei lavoratori in esubero. Alla prova dei fatti, il negoziato si è bloccato, invece, sulle condizioni economiche e normative dei dipendenti assunti dalla Cai (quelli, cioè, che conserveranno un posto di lavoro); senza tener conto del fatto che il costo e l’organizzazione del lavoro (nonché la gestione degli organici) sono tra le principali cause della non competitività della compagnia nell’attuale contesto del trasporto aereo.

In sostanza, il modello Alitalia (espressione emblematica dell’Italia assistita) – lo stesso che ha decretato in pratica il fallimento dell’azienda – si erge a ostacolo, fino ad ora insormontabile, anche sulla via della salvezza e del risanamento.

Il Governo ha voluto responsabilmente corredare l’operazione Cai con un’articolata risposta sul terreno degli ammortizzatori sociali. Ma forse questo atto si è tradotto in un errore tattico. Al dunque, sembra evidente che tanti dipendenti preferiscono essere assistiti per sette anni (in cassa integrazione e in mobilità) con indennità di importi più elevati (perché ragguagliati ai trattamenti attualmente percepiti, in ragione dell’intervento di un fondo speciale) di quelli conseguiti lavorando con regole sostenibili.

Alla fine il buon senso finirà per prevalere? È difficile essere ottimisti e fare delle previsioni su come e su quando tutti i tasselli andranno a posto. Di certo si può dire una cosa. La vertenza Alitalia è un caso che farà storia, come lo fu a suo tempo, nell’autunno del 1980, la vertenza Fiat, della fine di un’epoca. Allora, crollava drammaticamente una stagione di relazioni sindacali nel settore manifatturiero che avevano trascinato sull’orlo del baratro non solo la Fiat, ma gran parte dell’industria italiana (tanto che la sconfitta dei sindacati a Torino consentì quel cambiamento di linea che li vide protagonisti responsabili dei grandi processi di riconversione industriale del decennio ’80). Oggi, si assiste al tragico declino di un caposaldo del mondo dei servizi, che ha vissuto oltre misura al di sopra delle condizioni consentite dal mercato.

Nel 1980, ci fu un gruppo dirigente sindacale che comprese che ormai “era finita” e che si doveva cambiare. Adesso, non siamo sicuri che i dirigenti attuali siano in grado di compiere un’analoga assunzione di responsabilità. Ci vorrebbe qualche cosa che somigli alla marcia dei 40mila (in Alitalia sono tanti gli scontenti della gestione sindacale).

Certo che non è di aiuto l’atteggiamento dell’opposizione. È incomprensibile (e irresponsabile) linea di condotta del Pd, che (facendo il verso alla IdV) preferisce lo sbocco peggiore al solo scopo di poter criticare il Governo, pur non essendo in grado di avanzare delle alternative serie e credibili (che, in verità, non esistono).

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