ALITALIA/ Basta catastrofismi, ma il peggio non è ancora alle spalle

- Juanfran Valerón

Alitalia ha intrapreso dunque la strada giusta, visti i miglioramenti segnalati, ma deve ancora sforzarsi e fare nuovi passi in avanti per sperare di mantenersi in vita

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Foto Imagoeconomica

I riflettori su Alitalia continuano a restare accesi. Per ultimo è stato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a parlarne, riaffermando la bontà del progetto di Cai che si starebbe avviando verso una gestione positiva. Rocco Sabelli, amministratore delegato della compagnia, qualche giorno prima aveva di nuovo seccamente smentito l’ipotesi di un aumento di capitale e non v’è ragione per non crederci.

 

Sabelli ha infatti detto che ci sono 500 milioni di euro tra cassa libera e (attenzione) linee di credito, e (di nuovo attenzione) altri prestiti sarebbero in fase di acquisizione. È salito inoltre il load factor (numero di posti venduti su ogni volo) che si è portato sopra il 76%, mentre il costo per sedile al chilometro è sceso intorno ai 7 centesimi. Infine nel 2009 i costi del carburante sono stati contenuti intorno ai 56/57 dollari al barile.

Tutti dati in crescita e sopra le aspettative di molti: possiamo quindi abbandonare gli scenari apocalittici e catastrofisti. Ma possiamo dire che il peggio è alle spalle? Credo di no. Alitalia, infatti, nonostante tutti questi miglioramenti, chiuderà il trimestre più redditizio dell’anno (il terzo) in pareggio, come ha annunciato Sabelli.

Nei due trimestri successivi, a causa delle stagioni non favorevoli al trasporto aereo, segnerà probabilmente ancora delle perdite. Alitalia ha intrapreso dunque la strada giusta, visti i miglioramenti segnalati, ma deve ancora sforzarsi e fare nuovi passi in avanti per poter sperare di segnare gli utili necessari a mantenersi in vita.

Sabelli ha utilizzato una metafora clinica: «Alitalia è stata “stabilizzata” come un paziente che venga trasferito dalla rianimazione al reparto per completare il suo risanamento». Quest’opera di stabilizzazione sarebbe stata effettivamente di grande rilievo e importanza se i “medici” fossero partiti curando la vecchia compagnia fallita. Invece, prima dell’inizio della cura, al malato era già stato tolto quel “cancro” di debiti e di personale in esubero chiamato “bad company”.

 

Ad Alitalia va quindi riconosciuto il merito di aver migliorato la situazione rispetto ai primi mesi di operatività, oltretutto in un contesto di crisi economica che ha colpito anche i vettori più forti. Non si possono però usare toni trionfalistici da nuovo miracolo italiano: la compagnia non ha ancora preso il volo, resta in un hangar dove tecnici e meccanici stanno cercando di sistemare ali e motori che ancora non garantiscono il decollo.

 

E dire che i “medici” possono contare su un super-ricostituente (i sostenitori del libero mercato lo classificherebbero tra le sostanze dopanti) che si chiama monopolio. Quando Alitalia riuscirà a farne a meno e a volare senza perdite, allora potremo dire che il peggio è passato. Attendiamo quindi fiduciosi, sperando di non trovarci quel giorno a volare su un aereo su cui suona la Marsigliese.

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