ALITALIA/ Si può credere a un risanamento della compagnia?

- Giuseppe Colangelo

Da alcune poche e semplici considerazioni, è facile arguire che quei politici che sostengono che Alitalia è stata ormai risanata non possono essere creduti

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La crisi economica che stiamo attraversando è dura e non è certo ancora finita. Essa ha impattato in modo molto negativo anche sul settore del trasporto aereo. È difficile trovare compagnie aeree con buoni dati economici. La Iata, associazione di categoria a livello mondiale, prevede che l’intera industria resti in perdita sia nel 2009 che nel 2010, come già avvenuto nel 2008. Per il 2009, ad esempio, l’industria del trasporto aereo prevede di perdere circa 7,3 miliardi di euro. Solo pochissime compagnie gestite in modo magistrale possono andare in utile in un mercato così difficile.

 

L’operazione CAI-Alitalia non poteva nascere in un contesto di mercato peggiore. Come stanno andando le cose a livello di redditività economica? Da Sabelli sappiamo che nel 2009 il primo trimestre ha registrato una perdita di 210 milioni, il secondo una perdita di 63 milioni e il terzo è andato in pareggio. Complessivamente dunque per i primi nove mesi dell’anno in corso abbiamo una perdita di 273 milioni.

Se consideriamo che la vecchia Alitalia negli ultimi anni perdeva circa un milione al giorno (quindi 365 milioni a fine anno), possiamo dire che non siamo ancora sicuri che, in valori monetari, la nuova Alitalia farà effettivamente meglio nel 2009 di un anno tipo della vecchia Alitalia. Tutto dipenderà dall’ultimo trimestre, tradizionalmente non così vantaggioso per le compagnie aeree.

Basterebbe purtroppo una perdita di 92 milioni nel quarto trimestre per avere in valore monetario una performance della nuova Alitalia in linea con la vecchia Alitalia. Se la perdita fosse più alta, come stima Ugo Arrigo, avremmo addirittura un peggioramento del risultato economico. Da queste poche e semplici considerazioni, è facile arguire che quei politici che sostengono che Alitalia è stata ormai risanata non possono essere creduti.

Tanto più che se rapportiamo la perdita sui primi nove mesi dell’anno al fatturato, come dovrebbe essere fatto per effettuare i confronti in termini del margine di perdita espresso in percentuale, scopriamo che quello della nuova Alitalia è purtroppo ben più alto di quello della vecchia, essendo il fatturato della prima più basso della seconda, a causa del dimagrimento subito dalla compagnia con la ristrutturazione.

 

È dunque ahimè possibile che tutti i tagli effettuati (aerei lasciati a terra, personale in cassa integrazione, riduzioni di salario per ora lavorata) e i vantaggi unilaterali accordati (sospensione dell’antitrust, eliminazione del debito, difesa di posizioni monopolistiche su alcune rilevanti tratte nazionali) non bastino a ristrutturare Alitalia entro il 2009. Si spera che i prossimi anni possano andare meglio e che non servano ulteriori “giri di vite” sulle condizioni retributive del personale o sulla dimensione di impresa.

 

Potrebbe infatti essere che nella forte perdita del primo trimestre 2009 siano entrati alcuni costi di avviamento non più ricorrenti. Inoltre il miglioramento economico che ci si attende per il 2010 potrebbe dar luogo a una situazione migliore. Anche la strategia commerciale della compagnia potrebbe migliorare. Ma questo scenario positivo è al momento terribilmente incerto e tutto da costruire.

 

In bocca al lupo e buon lavoro dottor Sabelli. La sfida è davvero difficile e molto impegnativa. Mi auguro che lei con il suo team ce la facciate e che tra tre anni possiamo ancora avere una compagnia aerea italiana, in utile e in crescita.

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