PARTITE IVA/ Una rivoluzione per passare da presunti evasori a veri imprenditori

Quale sarà la sorte delle partite Iva, da strumento di flessibilità a servizio dei lavoratori autonomi a “opzione rifugio”, adempimento per entrare nel mercato del lavoro? L’opinione di Graziano Tarantini, presidente di Banca Akros

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Foto Imagoeconomica

In una recente inchiesta sul Corriere della Sera Dario Di Vico accenna al rischio che si possa formare “una bolla” delle partite Iva, che oggi sono diventate una sorta di “opzione-rifugio, quasi un’iscrizione al mercato del lavoro”. È realmente così? Risponde Graziano Tarantini, presidente di Banca Akros. «C’è senz’altro un aspetto patologico. Le cosiddette partite Iva spesso sono diventate uno strumento di flessibilità di un mercato del lavoro che resta comunque ancora troppo rigido. Si esternalizzano alcune attività utilizzando queste figure professionali pagandole un terzo di quanto costerebbe un dipendente. In realtà sono dei finti lavoratori indipendenti. Io però non partirei da tale aspetto».

Da dove comincerebbe?

Credo che dietro buona parte del popolo delle partite Iva ci sia comunque un desiderio positivo di mettersi in gioco. E questo va incoraggiato. Ci sono persone che vogliono darsi da fare, che si vogliono avventurare in un’iniziativa. Sono i cosiddetti “one man company”, che diventano imprenditori di se stessi. È questo l’aspetto essenziale.

Si tratta insomma di mettere in positivo una situazione dove spesso le ombre sembrano più delle luci…

Vanno viste come un’energia positiva se non vogliamo ricadere nelle solite analisi sociologiche che discutono sulla patologia senza mai indicare le terapie possibili. Si sostiene che bisogna ripartire dal basso. Proprio in questa prospettiva le partite Iva devono essere guardate come potenziali imprese. Va agevolata la capacità di rischiare che c’è dentro tante persone che dimostrano una forte volontà di mettersi in gioco. Per favorire tale percorso servono due operazioni: la prima riguarda la fiscalità, la seconda il problema previdenziale.

Cominciamo dal trattamento fiscale. Cosa c’è da cambiare?

Oggi di fatto le partite Iva sono dei potenziali evasori. I fatturati, che sono tendenzialmente bassi, infatti, coincidono con l’imponibile fiscale. E i costi detraibili sono inesistenti. Si finisce così inevitabilmente con l’alimentare un circuito perverso che porta a generare sacche di evasione per pagare di meno. Si dovrebbe invece, ad esempio, nei primi tre anni di attività stabilire un’aliquota bassissima parametrata al fatturato, che è anche l’indicatore più facile da controllare, riducendo al minimo gli adempimenti contabili e burocratici.

E dopo i primi tre anni?

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Dopo tre anni se ci sono le condizioni per trasformarsi in un’impresa organizzata come società di persone o di capitali, magari mettendosi insieme con altre partite Iva, va prevista una politica di ingresso nel mercato che sia graduale, non traumatica anche sul piano fiscale.  

 

Sul piano mutualistico non è più che sufficiente il versamento dei contributi alla gestione separata dell’Inps?

 

Mi sembra francamente una soluzione di ripiego che non è in grado di dare risposte vere. Il problema va invece affrontato in modo serio perché altrimenti ci troveremo presto con intere fasce di popolazione prive di qualsiasi copertura assicurativa e previdenziale. Si dovrebbe favorire il costituirsi fra le partite Iva di libere associazioni che possano creare al loro interno casse mutualistiche. Si avrebbe così una massa critica sufficiente per garantire un trattamento adeguato a costi tutto sommato contenuti. Certamente si tratta di regolamentare tale possibilità con una legge che fissi le linee guida. E serve un’autorità che garantisca una gestione sana e prudente, che punti a incrementare il patrimonio della cassa. È quanto già avviene con le casse dei diversi ordini professionali. In questo caso non ci sarebbe un’omogeneità di categoria, ma ci sono comunque persone considerate a tutti gli effetti alla stregua di altri liberi professionisti e che oggi non hanno alcuna copertura.    

 

Non pensa che occorrano regole per evitare un impiego improprio delle partite Iva?

 

Sono convinto che se creeremo un quadro legislativo, fiscale, previdenziale, che favorisca chi decide di rischiare, mettendo in gioco le proprie capacità, il fenomeno di partite Iva utilizzate di fatto come lavoratori dipendenti si ridurrà di molto. Ricordiamoci che senza la capacità di accollarsi un rischio nessuna impresa parte. La partite Iva, se adeguatamente valorizzate, possono rappresentare un serbatoio prezioso per rilanciare la voglia di fare impresa nel nostro paese.

 

 

 

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