ENERGIA/ Il prezzo scende e il mercato è più libero, ma restano 5 problemi

- Carlo Stagnaro

Visti lo “stato dell’arte” e la direzione in cui sta muovendo il sistema elettrico italiano, le criticità, secondo CARLO STAGNARO riguardano principalmente cinque direttrici

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È positivo il bilancio della liberalizzazione elettrica a nove anni dal decreto Bersani, ma resta ancora molto da fare. L’Indice delle liberalizzazioni 2008, curato per il settore elettrico da Massimo Beccarello e Andrea Villa, valuta il grado di contendibilità di questo mercato al 74%, in crescita di due punti percentuali rispetto all’anno precedente (una differenza non ritenuta significativa). Poiché la filiera è articolata in momenti chiaramente distinti, occorre guardare separatamente ai progressi realizzati in ciascuno di essi.

 

Per quel che riguarda la generazione elettrica, la situazione è buona e in continuo miglioramento. Si è infatti creata una reale competizione tra gli attori del mercato, con la progressiva riduzione delle posizioni di monopolio, anche grazie all’ondata di investimenti che ha caratterizzato il settore. Contemporaneamente, la regolazione di settore ha consentito un efficace “fine tuning”, che ha contribuito a rendere più visibili ed efficaci le dinamiche che si erano avviate negli anni passati.

Dal punto di vista del mix elettrico, è stato ancora il gas naturale a dominare la crescita della capacità, mentre il carbone copre una quota dei consumi molto inferiore a quanto accade nei maggiori paesi europei. Questo tradisce il persistere di problemi nei percorsi amministrativi, e il permanere di un forte condizionamento politico degli investimenti.

Sui prezzi, scrivono Beccarello e Villa, «confrontando i prezzi Ipex con le altre borse elettriche si può notare come il prezzo italiano sia più alto e meno volatile rispetto agli altri prezzi europei». Nel 2008, i prezzi elettrici hanno conosciuto una serie di picchi record, legati essenzialmente al ruolo guida del metano (i cui prezzi sono ancorati, sui mercati internazionali, a quelli del petrolio). Al netto di questi elementi, anch’essi di natura strutturale, si è registrata un’evoluzione del mercato nella direzione di una maggiore competitività, sia per quel che riguarda le vendite all’ingrosso che quelle al dettaglio.

Anche sul fronte del mercato domestico, pienamente libero dal 1° luglio 2007, si osserva una crescita degli switch. Paradossalmente, la crisi economica globale potrebbe spingere questo fenomeno: la riduzione della domanda futura di gas, assieme all’aumento dell’offerta che inizierà a essere tangibile con l’ingresso in funzione del terminale di rigassificazione di Rovigo, ha determinato una condizione, sebbene temporanea, di oversupply di gas naturale, che almeno parzialmente dovrebbe ribaltarsi sull’elettrico.

Infine, la scelta dell’unbundling proprietario in relazione alla rete ad alta e altissima tensione sta dando i risultati sperati. Il piano di sviluppo di Terna prevede, nel quinquennio 2008-12, investimenti per un totale di 2,5 miliardi di euro (400 milioni in più rispetto al piano 2007), mentre altri 3 miliardi sono attesi dopo il 2012.

In tutti gli stadi della filiera, va comunque ricordato che gli indici di concentrazione sono in discesa, indicando il progressivo assestamento del mercato.

Visti lo “stato dell’arte” e la direzione in cui sta muovendo il sistema elettrico italiano, le criticità riguardano principalmente cinque direttrici. La prima è relativa all’organizzazione del mercato: senza un superamento del prezzo unico nazionale, che permetta anche ai consumatori di percepire, attraverso i prezzi, le difficoltà, difficilmente tutte le congestioni potranno essere rimosse.

La seconda criticità riguarda la composizione del mix, che – per riallinearsi all’Europa – dovrebbe vedere una crescita del carbone e il ritorno del nucleare. La terza criticità riguarda la liberalizzazione delle reti locali, con l’obiettivo di rompere i conflitti di interessi in capo ai comuni.

Parallelamente, la quarta criticità coincide col freno alle dinamiche di mercato posto dalla proprietà pubblica di aziende e reti: completare il processo di privatizzazione resta una priorità. La quinta criticità, che è prospettica più che attuale, è relativa al rapporto tra le dinamiche di un mercato liberalizzato e altre politiche europee, in particolare quelle ambientali.

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