OBAMA 100/ Funzionerà l’economia all’ “insalata Usa”?

- Carlo Pelanda

Dopo i primi 100 giorni del primo presidente di colore della storia americana, CARLO PELANDA prova a tracciare per ilsussidiario.net un primo bilancio della politica economica di chi ha il compito di trascinare gli Usa (e il mondo) fuori dalla crisi

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L’Amministrazione Obama non è ancora ben valutabile in termini di linea economica. Nei primi mesi di attività ha più reagito che agito per la situazione d’emergenza, per ostacoli posti dal Congresso, per difficoltà a montare un team di gestione economica, ecc. Infatti le misure finora spinte dalla Casa Bianca sono una sorta di insalata dove non prevale alcun gusto specifico. Comunque possiamo già chiederci se lo “stile insalata” sarà una caratteristica permanente della politica economica obamiana oppure solo un tratto dovuto alle difficoltà di avvio.

La risposta non può prescindere da due dati oggettivi. Il Congresso ha una maggioranza di estrema sinistra che, pur in America non statalista come quella europea, preme per il protezionismo e per l’assistenzialismo. Obama dovrà tenerne conto. Così come dovrà tener conto del fatto che solo politiche liberiste possono ridare impulso alla ripresa economica. Più precisamente, se le Borse non risalgono non ripartiranno gli investimenti e i consumi, considerando che le pensioni ed i guadagni integrativi per la gran massa del ceto medio statunitense provengono da quella fonte.

E per far salire le Borse dovrà fare le politiche che il mercato vuole.

Pertanto Obama dovrà per forza mantenere l’insalata. Ma quale gusto prevarrà? Il segnale più chiaro è venuto dalla scelta del suo team economico. Summers, Geithner, Rubin dietro le tende, ed altri sono tutti liberisti. Con questo Obama ha voluto rassicurare Wall Street. Il team economico presidenziale è assolutamente pro-mercato e pro-crescita e non ha nemmeno una vaga sfumatura socialista o protezionista. Per bilanciarlo ha messo dei socialisti e protezionisti nei dipartimenti economici minori, nel sistema americano, come lavoro, funzioni assistenziali, ecc.

Ma tale bilanciamento è squilibrato a favore dei pro-mercato. Ed è logico. La priorità di Obama è quella di essere rieletto nel 2012. Il 2009 sarà un anno di riparazione. Se questa ci sarà – e dipende dal risanamento celere del sistema bancario – la ripresa sarà lenta perché i tempi tecnici della ricostruzione del risparmio privato e del recupero di valore degli immobili non potrà essere brevissimo. Quindi potrebbe arrivare alla campagna di rielezione con una crescita deludente.

Obama ha il terrore di non essere rieletto in quanto tale eventualità mostrerebbe che è stato uno scherzo passeggero, dovuto a circostanze anomale, della storia americana. Inoltre sa che nulla, dopo la quasi deificazione, gli sarà perdonato. Questo problema è complicato dalle elezioni di medio termine nel 2010 dove si rinnova una parte del Congresso. Se la sinistra le perderà ciò creerà una profezia negativa per le presidenziali del 2012. L’unico modo per evitarlo è quello di pompare la crescita ad ogni costo e rischio.

Infatti Obama sta ricorrendo come non mai al debito, quasi in modo isterico (una bomba inflazionistica futura), ed è disposto a qualsiasi compromesso con la Cina affinché glielo finanzi. Pertanto è prevedibile la ricostruzione della locomotiva globale sino-americana, di un conseguente G2 e il gonfiamento di una nuova bolla. Se poi il disastro avverrà nuovamente nel secondo mandato ci penserà allora. Ovviamente nel fare questo deve rispettare i paletti della sinistra e dell’ambientalismo, cioè tasse ai ricchi, più spesa sanitaria e per fantasiosi progetti di nuova ecologia ed energetici.

In conclusione, l’insalata obamiana ha sapori portanti pro-mercato rivestiti di populismo e verdismo in superficie, il tutto sostenuto da una spuma, cioè da una bolla finanziata a debito. Probabilmente il “sistema” americano non glielo farà fare al punto da far deflagrare un’inflazione devastante. Ma questo lo sapremo solo il prossimo anno quando vedremo se riconfermerà Bernanke alla Riserva federale, o comunque sceglierà un disinflazionista, che mai gli permetterebbe eccessi di debito ed inflazione, o metterà qualcuno più addomesticato.

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