ALITALIA/ Air France detta legge a Colaninno&Co., e intanto smantella la compagnia…

- Alessandro Usai

Per la nuova compagnia si prepara un’estate molto calda, tra problemi economici e di disservizi ai passeggeri. Intanto procede di fatto lo smantellamento di alcune attività imposto da Air France

alitalia_airfranceR375x255

Una estate calda, caldissima per Alitalia. Da una parte divampano le polemiche per i costanti disservizi che si riflettono sulla puntualità dei voli e quindi sul riempimento degli aeromobili. Dall’altra sembra aprirsi un contenzioso sull’ammontare delle rate da pagare per la nuova Alitalia.

 

Partiamo dal primo aspetto. I numeri parlano chiaro: a maggio Alitalia ha imbarcato quasi 2 milioni di passeggeri realizzando un load factor (coefficiente di riempimento aerei) appena del 62,8%, come emerge dal rapporto mensile dell’Aea, l’associazione che raggruppa 33 compagnie aeree europee. Una piccola boccata d’ossigeno si registra nei primi 10 giorni di luglio dove l’indice di riempimento si sarebbe attestato attorno al 67%. Troppo poco per il risanamento e il successivo rilancio del vettore.

L’amministratore delegato della compagnia aerea, Rocco Sabelli, getta acqua sul fuoco precisando comunque che in vista del picco dei voli per la stagione estiva, Alitalia e Adr faranno interventi importanti per alleviare le difficoltà dello scalo. Non a caso Adr e Alitalia hanno firmato nei giorni scorsi un accordo che prevede una nuova configurazione dei terminal dell’Aeroporto di Roma Fiumicino e una serie di interventi strutturali tesi al miglioramento dell’operatività sullo scalo. Non solo. Sabelli precisa che «un momento importante sarà comunque ad ottobre quando in base all’accordo con Adr, Alitalia-Air One ed i suoi partner concentreranno i voli in un terminal di Fiumicino mentre oggi i nostri 240 voli quotidiani sono dislocati su 4 terminal».

Sul tema dei ritardi, l’a.d. di Alitalia sottolinea che proprio l’aeroporto di Fiumicino «paga una certa trascuratezza e alcune incertezze strategiche». Sabelli ha comunque confermato l’obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio per la compagnia aerea entro il 2011. Ma c’è di più.

Il fronte più caldo riguarda il malcontento all’interno della cordata di Cai con alcuni soci pronti a uscire. Il primo a volersi disfare della quota sarebbe la famiglia Marcegaglia. Ecco allora che i conti non tornano più, così Alitalia avrebbe intenzione di pagare la rata per l’acquisto dei beni della vecchia compagnia a un prezzo più basso di quello pattuito.

L’accordo prevede un costo complessivo di 1,052 miliardi, dei quali 100 milioni versati in contante al closing, 625 milioni mediante accollo di debiti ipotecari e i restanti 327 milioni da versare cash in due rate. Sabelli avrebbe messo sul piatto appena 70 milioni di euro, invece dei 175 previsti, a causa di deduzioni forfettarie di circa 50 milioni relative alla manutenzione di alcuni aeromobili eseguita durante la gestione dell’attività da parte del commissario e pagata però dalla cordata Cai.

Insomma, è battaglia sulle cifre. Il manager ha precisato che non è in corso alcun contenzioso con Augusto Fantozzi in merito alla prima rata del pagamento per la cessione dei beni della nuova Alitalia. Ma 70 milioni offerti non sono uguali ai 175 milioni stabiliti. Senza contare il problema degli esuberi occupazionali. Il piano prevede la concentrazione delle attività della nuova società sul trasporto passeggeri, includendo le attività di volo, di terra, di manutenzione di linea e leggera, quelle di ground handling nonché le strutture centrali di servizio. Eppure sono già previste esternazionalizzazioni.

Di fatto, procede lo smantellamento imposto da Air France su quelle attività che i francesi non vogliono siano duplicate. Alitalia farà presto rotta su Parigi, ma le turbolenze durante il volo si fanno già sentire.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori