SCENARIO/ Pelanda: così la Bce mette a rischio i nostri risparmi

- Carlo Pelanda

Il nervosismo nelle stanze della Bce e delle istituzioni e governi europei in relazione alle sorti dell’euro, negli ultimi giorni, è stato molto maggiore di quanto riportato dai media. Ed è giusto che i cittadini sappiano i rischi che corrono

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Una riunione all'interno della Bce (Foto Imagoeconomica)

Il nervosismo nelle stanze della Bce e delle istituzioni e governi europei in relazione alle sorti dell’euro, negli ultimi giorni, è stato molto maggiore di quanto riportato dai media. Vogliono nascondere un grosso problema, ma qui non glielo lasciamo fare.

 

Il problema nasce dal rischio di insolvenza del debito pubblico greco e dall’effetto contagio che questo può avere nelle percezioni del mercato sulla solidità di altri debiti nazionali, in particolare quelli di Portogallo, Spagna e Irlanda. E anche Italia. Il punto è: se una nazione che adotta l’euro non ripaga il debito, cosa succederà alla moneta unica?

I dubbi del mercato sulla Grecia sono stati un primo test. Il valore di cambio dell’euro è sceso pur in una tendenza di dollaro debole, segno di un rischio percepito che all’insolvenza dei debiti potrebbe corrispondere un rischio di dissoluzione dell’euro stesso. Ora tale rischio è in effetti un’esagerazione. Ma se si osservano le difficoltà prospettiche di molte euronazioni di tenere in equilibrio i bilanci pubblici, tra cui Francia e Germania, il rischio non può più essere escluso.

Ciò è un enorme problema perché, alla fine, si traduce in un costo maggiore sia per rifinanziare i debiti sia per pagarne gli interessi (che all’Italia costano già 5 punti di Pil all’anno, circa 75 miliardi). Tale insostenibilità potrebbe costringere le nazioni più inguaiate a uscire dall’euro, risolvendo il problema del debito con l’opzione catastrofica – ma pur sempre una soluzione – di svalutazione della moneta e insolvenza delle obbligazioni debitorie, eventualità che porterebbe alla dissoluzione della moneta unica e dell’Europa.

Ai primi segnali che tale pericolo non è più escludibile, la Bce ha risposto, in modo poco efficace, che è, invece, da escludere. I governi hanno fatto perfino di peggio. Prima hanno garantito che le euronazioni nei guai non verranno lasciate sole (Merkel), poi hanno sottolineato che ogni nazione dovrà mettersi in ordine da sola. Segno che non c’è un’idea chiara e comune su come difendere la stabilità dell’euro. Ma sarebbe possibile trovarla?

Certamente. Sui piani nazionali andrà posto un limite assoluto alla crescita dei debiti. La Germania ha posto in Costituzione (Carta fondamentale) nel giugno 2009 il divieto di fare deficit pubblici oltre lo 0,35 per cento dal 2016 in poi a livello di bilancio federale, dal 2020 a quello degli enti locali. Le altre nazioni dovrebbero fare lo stesso, l’Italia per prima.

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Ma non è finita. Non ha senso avere una moneta comune europea e mantenere sovrani i debiti. Anche se i trattati lo escludono, bisognerà integrare i debiti nazionali in un unico pacchetto europeo o garantirli formando un “patrimonio europeo” (fondo di eurogaranzia). E, soprattutto, formare un eurogoverno integrato dell’economia.

 

Io, di fronte ai primi dubbi sulla tenuta dell’euro, avrei annunciato l’avvio, almeno, di una ricerca comune in questa direzione, dando al mercato il segnale che l’Europa capisce il problema e lo risolverà. Ma governi ed eurotecnocrati non lo hanno fatto, mettendo così a rischio i vostri risparmi e redditi futuri. E hanno agito così perché contano sul fatto che la gente, oltre a non interessarsi a questa materia, non la capisce e pertanto non farà pressioni verso la giusta direzione.

 

Brutta storia. Cerchiamo di darle un lieto fine chiarendo sui giornali che non è più rimandabile la piena integrazione politica europea per reggere la moneta unica.

 

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