SCENARIO/ Pelanda: l’inversione a U degli Usa “salverà” l’Italia nel 2011

- Carlo Pelanda

L’economia italiana nel 2011, grazie al traino degli Stati Uniti, potrà sperare, spiega CARLO PELANDA in una ripresa, con un occhio al rischio inflazione

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Foto Imagoeconomica

Proviamo a ipotizzare come andrà l’economia nel 2011. L’offerta di scenari che proiettano linearmente le tendenze correnti è molto ampia e tutti questi, in sostanza, prevedono un 2011 dove continuerà la ripresa lenta.

Con i miei ricercatori mi occupo di analisi che tentano di individuare i punti di svolta di un ciclo (macro)economico e, più in generale, sistemico. Da questo punto di vista, si intravedono discontinuità nell’orizzonte del 2011? Positive o negative?

La più rilevante e probabile riguarda l’inversione a sorpresa del ciclo nel mercato statunitense. L’economia mondiale ha molte più locomotive di crescita di quante ce ne fossero dieci anni fa (Cina, India, Turchia, Brasile, Indonesia, ecc.), ma la sua crescita dipende ancora principalmente da quella americana che assorbe l’export di tutti ed è il volano della domanda globale.

La crescita americana appare oggi ancora lenta e incapace di assorbire la disoccupazione (sul 10%) per le difficoltà, dopo il patatrac del 2008, di riparazione del sistema bancario, del mercato immobiliare e della crisi di fiducia che tende a ridurre i consumi. Infatti, la Riserva Federale prevede un 2011 in cui il rischio di deflazione resta più alto di quello di inflazione e attua una politica monetaria che induce la seconda per contrastare la prima.

Ma lo scenario non-lineare “vede” che il sistema economico sta accelerando le riparazioni e, soprattutto, che negli attori economici torna la fiducia. Questa, in particolare, non ha andamenti graduali, ma a salto. Per esempio, da un giorno all’altro un sistema può passare dal pessimismo all’ottimismo, semplificando. E il mio strumento di osservazione vede che siamo a pochi mesi da questo esatto “punto di inversione”. Pertanto ci potrebbe essere la sorpresa di un’inversione repentina del ciclo economico americano dalla deflazione all’inflazione. Non di entità tale da produrre un boom, ma sufficiente ad accelerare la crescita di quel mercato e di altri per l’effetto di aumento dell’export.

Ma a tale buona notizia corrisponderebbe quella di un rischio inatteso ed elevato di inflazione. Se l’America tenesse “troppo basso” il dollaro, inducendo così un rialzo a picco del prezzo del petrolio, diventerebbe esportatrice di una bolla di inflazione con impatto destabilizzante sul mercato globale. Ma c’è la speranza che questo caso peggiore non avvenga, in quanto la forte ripresa dovrebbe ridurre la necessità di crescere via dollaro svalutato.

 

E l’Italia? Se le condizioni di contorno restano costanti, cioè non troppa inflazione e rientro della crisi di fiducia sui debiti euro-denominati, e non ci sarà troppo disordine politico interno, allora possiamo aspettarci una mini-discontinuità positiva. L’export, già in buona crescita, aumenterà più del previsto. Il mercato immobiliare e delle costruzioni, che sta cominciando a ripartire, girerà a velocità crescente.

 

I residui della crisi lasceranno in difficoltà parecchi settori, molte aziende non riusciranno ad adeguarsi alle nuove condizioni di mercato, ma, in generale, è probabile che saranno di più quelle in espansione. Pertanto è più probabile una (mini)accelerazione a sorpresa della ripresa ora lenta e il conseguente effetto volano del ritorno dell’ottimismo economico.

 

In sintesi, nel 2011 vedo una ripresa più forte del previsto nei sistemi americano ed europeo, tra cui quello italiano, trainata dal ritorno della fiducia negli attori economici. Ciò deve indurre ottimismo, ma anche più attenzione sul rischio prospettico di inflazione.

 

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