ALTA VELOCITA’/ Ecco perchè non basta il wifi sui treni per essere competitivi

Trenitalia introduce il wifi a bordo dei treni ad alta velocità in accordo con Telecom Italia. Ma il problema è sempre il solito: una gestione in perdurante conflitto di interesse. Il commento di ROBERTO MELINI

26.02.2010 - Roberto Melini
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Le novità del “Frecciarossa” sono sicuramente un passo in avanti importante nel settore del trasporto ferroviario. L’ultima notizia è quella dell’introduzione del wi-fi a bordo dei treni ad alta velocità in accordo con Telecom Italia e l’eliminazione della prima e della seconda classe con la sostituzione con un servizio di quattro livelli.

Certamente la concorrenza sta cominciando a dare i suoi primi effetti a circa un anno dall’entrata di NTV, la nuova società ferroviaria che entrerà nel segmento dell’alta velocità.

Mauro Moretti, amministratore delegato di FS, società che controlla sia la rete ferroviaria che l’operatore dominante, Trenitalia sta cominciando ad offrire maggiori servizi ai clienti che usufruiscono del treno veloce.

Non si può dire tuttavia che tutto il trasporto ferroviario in Italia si stia sviluppando, dato che le statistiche pubblicate da Eurostat indicano che nei principali Paesi Europei tra il 2006 e il 2008 c’è stato un incremento dei passeggeri per chilometro ad eccezione di un solo paese, l’Italia. Infatti, mentre il Regno Unito ha visto incrementare del 13% il numero di passeggeri chilometro, la Francia dell’8% e la Germania del 5%, in Italia la domanda è caduta nel triennio dell’1,4%.

I dati dell’Unione Europea confermano d’altronde gli stessi dati di bilancio di Trenitalia che mostrano nel triennio 2006-2008 una sostanziale stabilità dell’offerta e un contemporaneo incremento dei contributi pubblici del 28% nel trasporto regionale e del 70% nel trasporto a media e lunga percorrenza.

Le novità annunciate da Ferrovie dello Stato rimarcano un problema: la mancata separazione effettiva tra gestore della rete e operatore ferroviario monopolista, RFI e Trenitalia è di fatto un grave limite per la concorrenza. Infatti le dichiarazioni di Ferrovie dello Stato e di Telecom Italia circa il nuovo servizio di wi-fi permettono di chiarire al meglio questoconflitto d’interesse: “Telecom Italia investirà venti milioni di euro per potenziare, entro l’anno, il segnale della rete di telefonia mobile lungo il percorso dei treni ad alta velocità”.

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Bisogna ricordare che la rete è di proprietà di RFI. Di conseguenza secondo FS“a bordo dei treni Frecciarossa sarà presto possibile telefonare e navigare in internet senza più alcun problema”. I treni Frecciarossa tuttavia non sono di proprietà di RFI, bensì di Trenitalia, società teoricamente distinta da RFI.

 

A questo punto non si capisce bene se l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, abbia fatto l’annuncio a nome di RFI, di Trenitalia o di entrambe le società. Nel caso in cui la dichiarazione sia a nome delle due società, come sembra, è confermato il conflitto d’interesse esistente.

 

Non è forse un caso che Telecom Italia e FS abbiano poi affermato che “le infrastrutture realizzate saranno aperte anche agli altri operatori che esprimeranno interesse a partecipare a questa iniziativa”. Tuttavia anche in questo caso non è ben chiaro il limite tra Trenitalia e RFI.

 

Le novità annunciate da Trenitalia/FS non si fermano alla telecomunicazione. I quattro livelli di servizi sono certamente una novità positiva e vanno incontro alla domanda. La differenza sarà fatta tuttavia dalla strategia di yield management e dalla capacità di attuare strategie di prezzo capaci di riempire i treni che attualmente hanno un load factor estremamente basso a causa dell’aumento spropositato dell’offerta. La strategia di aumentare il numero di convogli Frecciarossa è stata una manovra per saturare le tracce e per alzare una barriera all’ingresso per i nuovi operatori, ma ha portato ad un minore riempimento dei treni.

 

L’alta velocità continua a beneficiare di investimenti e novità che potrebbero essere ancora maggiori e a prezzi migliori se la concorrenza fosse maggiore.

 

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