FINANZA/ Ecco perché euro e sterlina stanno colando a picco

- Mauro Bottarelli

La Germania, finalmente, ha gettato la maschera: vuole l’espulsione dall’euro di chi non ha i conti in ordine per creare un nuovo marco europeo

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Angela Merkel (Foto Ansa)

Lasciate perdere i proclami e gli annunci dei giornali: non sarà il vertice europeo in corso in queste ore a risolvere i problemi della Grecia. La battaglia, infatti, è molto più seria e si combatte nei corridoi, non nelle assisi ufficiali.

 

La Germania, finalmente, ha gettato la maschera: vuole l’espulsione dall’euro di chi non ha i conti in ordine – il Club Med al completo, praticamente – e non intende sganciare un euro per salvare Atene dal fallimento. O il Fmi si sobbarca almeno metà della cifra necessaria per rifinanziare il debito entro giugno oppure il “nein” tedesco al salvataggio sarà ufficiale e irremovibile.

Stanno giocando pesante, molto pesante. Ieri Fitch ha operato il downgrading del debito sovrano portoghese portandolo ad AA- e minacciando un ulteriore declassamento visto che la manovra economica correttiva di quest’anno è forse peggiore di quella del 2009, ragione dell’attuale bocciatura. Nemmeno a farlo apposta, lo spread del premio che Lisbona deve pagare per i suoi bond rispetto al Bund tedesco è schizzato a 129 punti base.

Kenneth Broux, economista alla Lloyds Tsb, si è affrettato a puntualizzare che «comunque il rating AA- del Portogallo non è nemmeno paragonabile alla situazione greca»: se volete puntare su chi sarà il prossimo paese nel mirino, ora lo sapete. D’altronde, che ci sia da preoccuparsi e parecchio lo ha confermato ieri il Commissario per gli Affari economici e monetari, Olli Rehn, secondo cui «o si interviene in fretta per tamponare la situazione greca oppure c’è il concreto rischio di una seria crisi per la tenuta dell’euro. Siamo a un crocevia, questa crisi può insegnarci qualcosa oppure può fare danni molto gravi».

Ovvero, ciò che la Germania vuole per mettere il turbo all’export a discapito degli altri partner europei: la Merkel sa che sta per esplodere la bolla degli assets tossici delle banche teutoniche e, non avendo i soldi per dar vita alla tanto sbandierata bad bank di Stato in cui scaricarli, vuole cercare a tutti i costi di capitalizzare la situazione. Sopravvivenza da giungla allo stato puro.

Thilo Sarrazin, della Bundesbank, ha rincarato: «Se la Grecia non può pagare gli interessi sul suo debito, non deve fare altro che comportarsi come ogni debitore insolvente: sottoporsi alla procedura fallimentare. Ciò sarebbe un utile esempio terrorizzante per ogni altro Stato poco sano». Commentava l’altro giorno, sagace come sempre sul Daily Telegraph,, Ambrose Evans-Pritchard: «Il dottor Sarrazin dovrebbe essere internato in un manicomio di Francoforte. Ciò che suggerisce è l’atteggiamento che portò al disastro della Lehman, e che ha richiesto salvataggi nella metà del sistema finanziario mondiale».

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No, caro Ambrose: non è matto, è solo programmato per uccidere chiunque si ponga lungo il cammino della nuova Ue made in Germany. D’altronde, a contrastare questo piano è rimasta soltanto la Gran Bretagna che ieri, però, ha visto i propri bond crollare dopo la presentazione da parte del ministro delle Finanze, Alistair Darling, del Budget: opacità totale rispetto alla ricetta per tagliare il deficit e immediata bocciatura dei mercati. Con cotè di una bella interrogazione a Gordon Brown, che dovrà dare spiegazioni entro la data delle elezioni, rispetto alla decisione di vendere le riserve auree della Gran Bretagna, scelta scellerata che è già costata ai contribuenti qualcosa come 7 miliardi di sterline: siamo veramente allo showdown finale.

 

Con la piccola ma sostanziale differenza che, per quanto messa male, la Gran Bretagna ha sempre la propria indipendenza valutaria, noi invece paghiamo la scellerata politica tedesca e, questa volta sì, la speculazione innescata dai provvedimenti a orologeria delle agenzie di rating per affossare l’euro: andate a vedere i cambi dopo l’annuncio del downgrading portoghese di ieri per farvi un’idea. D’altronde, era nell’aria: quando il Financial Times spara in prima pagina un bel sondaggio tra i trenta principali analisti di valute al mondo e conclude che la divisa comune dell’Ue è sopravvalutata del 30%, qualcosa è in gestazione.

 

La Germania lo ha capito e ha agito di conseguenza, gli altri Stati si sono divisi tra silenti e ingenui (vedi la Francia, cavalier servente di Berlino che ora si ritrova all’angolo e con un governo depotenziato dall’esito elettorale di pochi giorni fa). D’altronde che la situazione sia opaca, appare chiaro. Lo scorso 10 febbraio i servizi segreti greci (Eyp) rendevano non ufficialmente noto di aver identificato quattro grandi fondi che operano in Europa e negli Stati Uniti e che sarebbero stati coinvolti nella speculazione contro i bond governativi ellenici.

 

Ne dava notizia in prima pagina il giornale socialista To Vima precisando che le indagini sono avvenute in stretto collegamento con i servizi segreti spagnoli (Cni) e in collaborazione anche con Francia e, guarda caso, Germania. Secondo il quotidiano, i quattro fondi coinvolti sarebbero stati: il britannico Brevan Iowards, il maggiore hedge fund europeo; l’hedge fund del finanziere americano John Paulson (già segnalato in precedenti articoli dello stesso To Vima e del francese Liberation) e l’hedge fund Usa Moore Capital Management. A questa lista si aggiungerebbe, sia pure con connotazioni diverse, il fondo di gestione capitali statunitense Fidelity International.

 

Tali risultati evidenzierebbero – stando alla ricostruzione di quei giorni, quando ancora Berlino era il salvatore della patria greca – un’attività speculativa già a partire dallo scorso dicembre. Avete sentito di sviluppi o conferme di questa notizia? No? Nemmeno io, semplicemente perché era un frottola colossale spacciata ai cittadini per rendere credibile la favoletta degli hedge funds brutti e cattivi che volevano distruggere Atene per fare soldi.

 

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L’inchiesta de ilsussidiario.net della scorsa settimana, grafici alla mano, ha dimostrato che il movimento sui cds greci è stato ben diverso e che a dicembre gli hedge funds avevano già smobilitato le loro posizioni, lasciando campo libero alle strategie di hedging delle grandi banche proprio tedesche e francesi: difficile ora, per i colleghi di To Vima, dover scrivere che a speculare erano gli istituti di credito dei due paesi i cui servizi segreti avevano collaborato nella ricerca degli sciacalli ateniesi. Bugie, una dopo l’altra, una peggio dell’altra.

 

Per questo, amici, vi ripeto di non prestare attenzione alle cronache ufficiali del prossimo vertice europeo: lì, in quel consesso, non si decide in verità proprio nulla. È altrove che si prendono le decisioni. Esattamente a Francoforte, dove si sta programmando l’eutanasia dell’euro in nome di un potenziale ritorno al marco, inteso come politica egemone della Germania sull’Europa delle scelte economiche e valutarie. L’euro si trasformerà, a breve, nel famigerato DM2, ovvero la versione comunitaria del marco, indicizzatore di tutto e tutti: e chi non ci sta o non ha i conti in ordine, dovrà dire addio alla divisa comune. Questo è ciò che ci aspetta. A breve. Molto breve.

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