CRAC GRECIA/ 2. E ora nascerà il nuovo euro made in Germany

- Mauro Bottarelli

Il contagio della crisi greca a Portogallo e Spagna ci sarà. E darà vita a una nuova Europa a due velocità che la Germania tanto vuole

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Purtroppo è andata a finire come diciamo da giorni, se non da settimane: la Grecia è fallita, il Portogallo sta per seguirla e Spagna e Italia sono nel mirino, basti vedere i crolli delle borse di ieri di Madrid e Milano rispetto, ad esempio, a quella di Londra, paese in piena instabilità politica per il voto del 6 maggio, con un debito e una disoccupazione record e la sterlina non certo in ottima salute.

 

Il contagio, come diciamo da giorni, ci sarà. E darà vita a una nuova Europa a due velocità con un’area denominata Euro 1 che manterrà l’attuale assetto monetario e un’altra, facente capo ai Pigs più l’Irlanda, denominata Euro2 e dotata di una valuta assolutamente identica a quella che abbiamo oggi nelle nostre tasche ma legata all’Euro1, quello che continuerà ad essere trattato sui mercati, da un cambio fisso.

I tedeschi, autori di questo capolavoro delinquenziale (ora capite perché l’altro giorno dicevo che l’atteggiamento di Berlino era molto più grave delle pur poco simpatiche abitudini di Goldman Sachs?), ci contavano e ora posso lavorare ai dettagli: appare scontato, oramai, che sarà Alex Weber il sostituto di Trichet alla Bce, non Mario Draghi che paga il peccato originale di essere italiano.

D’altronde un continente in cui lo spread tra i titoli decennali di uno Stato membro e quelli di un altro tocca gli 847 punti base è destinato a non esistere più: ieri era questo il rapporto tra i bond ellenici e i bund tedeschi. Ma non pensate che gli altri non pagheranno il costo.

In base ai dati ufficiali della Bank of International Settlements, le banche francesi sono le più esposte verso il mercato del debito greco: qualcosa come 75 miliardi di dollari, il 25% di tutta l’esposizione estera di Atene. Auguri a madame Lagarde. Fa pensare una cosa, però: ovvero, che in sede Ue o sono tutti deficienti (nel sono che mancano di intelligenza) oppure sapevano e hanno lasciato andare le cose fin dal 2009, esattamente dal terzo trimestre, quando la Svizzera, che era esposta in Grecia per il 21% del totale di esposizione ellenica, ha cominciato a scaricare e ora si ritrova “solo” 3,6 miliardi di scoperto da tappare.

La reazione dei mercati al downgrade di S&P del rating ellenico e portoghese è stata davvero seria ma anche curiosa, ovvero chiunque sapeva che il destino di Atene era questo, ma dopo un periodo di relativa calma tutti si sono messi a forzare sul tasto della ristrutturazione del debito per fare soldi con i contratti cds: insomma, ve lo dico chiaro, la Germania ha fatto il gioco dei mercati. E il perché è facile da capire.

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Quando un uomo navigato come Mark Tinker, gestore del portafoglio globale di Axa Framlington, dice a chiare lettere che «non è proprio il caso di voler fare i furbi e gettarsi su questa storia, comprate equities asiatiche e titoli industriali su piazze dove c’è crescita, perché in questo momento molti attori stanno continuando a lavorare alla “tragedia greca”», c’è da credergli e preoccuparsi. D’altronde, Tinker non parla a caso: oggi come oggi assicurarsi dal debito greco costa più che assicurarsi da quello venezuelano (da sempre in cima alla lista dei 70 paesi che vengono tracciati sul debito per denominare il valore dei cds), visto che ieri i cds di Atene sul sovereign debt hanno toccato la quota “islandese” di 912 punti base.

 

Insomma, il mercato scommette su una percentuale implicita di default greco pari al 52,6% contro il 44,4% del Venezuela sui cinque anni. Pensate la follia, dall’inizio di aprile i cds greci sono saliti di 500 punti base, quelli venezuelani sono scesi di 100 punti base: a qualcuno questa Europa non piaceva e ha deciso di cambiarla. Gli attori finanziari di questa recita a soggetto ci hanno fatto i soldi, quelli politici – come i tedeschi, soprattutto – il resto.

 

Peccato che il contagio che sta per partire picchierà duro anche sugli istituti bancari tedeschi e il progetto di Europa forte basata sull’export andrà a scontrarsi contro la realtà di un periodo prolungato di contrazione: l’austerità imposta ad Atene, da sola, non servirà. Non lo dice il “catastrofista” Mauro Bottarelli, lo dice Angel Gurria, capo dell’Osce, secondo cui «non si tratta di parlare del rischio di contagio, perché il contagio è già in atto. Questa crisi greca è come l’Ebola, quando te ne accorgi devi tagliarti la gamba se vuoi sopravvivere».

 

Ripeto, una nuova Europa sta per nascere e il processo di incubazione sarà decisamente pesante e pericoloso. I mercati e le loro reazioni nei prossimi giorni ci diranno qualcosa di più su tempi e modalità: una cosa è certa, l’Italia non entrerà unita nella nuova Europa a due velocità. La previsione di Giulio Tremonti di dieci anni fa sta per avverarsi. Chapeau a lui.

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