FIAT/ Marchionne sacrificherà l’Alfa Romeo sull’altare di Detroit?

Il mercato americano dell’auto sembra già in ripresa rispetto a quella europeo. Per Fiat, spiega ANDREA GIURICIN, è quindi il momento migliore per rilanciare Chrysler

21.07.2010 - Andrea Giuricin
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Dopo Pomigliano d’Arco non sembra esserci tregua tra Fiat e Fiom. Ogni giorno si susseguono dichiarazioni di fuoco. Le motivazioni degli ultimi scontri sono il licenziamento di cinque lavoratori tra Melfi, Torino e Tremoli e il mancato pagamento del premio variabile di produzione.

 

Nello stabilimento campano, l’azienda torinese ha deciso di andare avanti comunque nel suo progetto “Fabbrica Italia” e dunque di portare in Italia la produzione della nuova Panda. Questa decisione avviene dopo un periodo di scontro molto intenso tra il sindacato legato alla Cgil e la casa automobilistica. Le condizioni per aumentare l’efficienza produttiva non sono state accettate da questo sindacato, che si ritrova isolato, durante una guerra di successione all’interno della stessa Cgil.

Queste proteste e scioperi, che stanno lentamente coinvolgendo tutti gli stabilimenti produttivi di Fiat, arrivano forse nel momento peggiore per la casa automobilistica. Mentre l’amministratore delegato del gruppo, Sergio Marchionne, ha presentato a fine aprile un piano fino al 2014 che prevede un raddoppio della produzione, il mercato continua a soffrire e Fiat ha un andamento molto peggiore rispetto al mercato.

I dati di giugno a livello europeo confermano le difficoltà della casa automobilistica italiana. La quota di mercato mensile è scesa al 7,4%, con una caduta di oltre il 20% delle vendite. In Europa, la situazione complessiva non è affatto facile, ma la contrazione delle vendite si è limitata nello stesso mese al 6%. Nel primo semestre del 2010, mentre il mercato europeo ha registrato una sostanziale stabilità con una crescita dello 0,2%, Fiat ha perso il 10%. Se dovesse continuare questa tendenza, alla fine dell’anno, la casa automobilistica torinese scenderà al di sotto dell’8% della quota di mercato. Chrysler, controllata di Fiat, ha visto in Europa una contrazione del 22% a giugno e del 20% nel primo semestre.

I dati della casa di Detroit sono migliori Oltreoceano; infatti il gruppo nel quale Fiat detiene il 20% delle azioni, continua a crescere nel mercato americano. Nel mese di giugno le vendite sono aumentate del 35%, in un mercato in espansione, mentre nel primo semestre il risultato non è stato altrettanto brillante. A fronte di una crescita del mercato del 14,3%, Chrysler ha visto aumentare il numero di veicoli venduti del 12%. Nel complesso la quota di mercato nel primo semestre è scesa dal 9,8% del 2009 al 9,4% del 2010.

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La fusione tra Chrysler e Fiat è indubbiamente una grande sfida per la casa automobilistica torinese e non sarà facile vincerla. Le risorse necessarie per salire dal 20% del capitale di Chrysler, alla maggioranza assoluta, sono molto elevate e superano certamente i cinque miliardi di euro.

 

Al fine di migliorare la valorizzazione nei due settori presenziati sul mercato da Fiat, è stata decisa una scissione all’interno del gruppo. In questo modo si arriverà nei prossimi mesi a una quotazione separata tra il settore dei veicoli industriali e il settore auto. In questo modo il gruppo riuscirà a trovare nuove risorse dal mercato.

 

Quasi certamente queste nuove risorse non saranno sufficienti per “salire” in Chrysler e non è fuori discussione quello che da diversi mesi è un rumors del mercato: Fiat potrebbe decidere di vendere Alfa Romeo a qualche competitor europeo. Solo in questo modo l’azienda torinese potrebbe trovare quelle risorse necessarie per crescere nel mercato americano.

 

Anche se il rilancio di Chrysler e il contemporaneo lancio della 500 negli Stati Uniti dovessero avere successo, difficilmente nel 2010 e nel 2011 Fiat produrrà utili operativi molto importanti. La crescita nel mercato americano è necessaria e le condizioni del mercato evidenziano una ripresa del mercato stesso. In Europa la situazione invece è opposta, poiché le vendite stanno crollando, dopo un 2009 drogato dagli incentivi.

 

In particolare in Germania si sta realizzando il “crollo post-elettorale”. Nel 2009, per spingere un settore essenziale dell’economia tedesca, il governo guidato da Angela Merkel e appoggiato dai socialdemocratici aveva immesso risorse pubbliche al fine di migliorare il risultato elettorale. Il 2009 del mercato auto tedesco ha registrato un boom delle vendite, ma nel 2010, quando gli incentivi sono terminati, ha cominciato a sgonfiarsi la “bolla delle automobili elettorali”. La caduta nel primo semestre del 2010 è del 28,7% e tale dato non ha bisogno di ulteriori commenti.

 

Nel mercato europeo sostenuto dagli incentivi, Fiat era stata in grado di sfruttare al meglio l’occasione. Spesso gli incentivi, per essere giustificati, venivano accompagnati dalla “scusa” delle riduzioni delle emissioni e la casa automobilistica torinese, producendo veicoli “piccoli”, era stata particolarmente avvantaggiata.

 

Finiti i sussidi pubblici, Fiat ha cominciato a soffrire più degli altri produttori e la caduta della quota di mercato in Europa, non può non preoccupare i vertici della casa automobilistica. Fiat si trova di fronte a un periodo particolarmente delicato e la tensione sociale italiana non aiuterà a risolvere la situazione.

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