FIAT/ L’assist (involontario) della Fiom a Marchionne

Il mercato dell’auto non vive un momento positivo. I dati di Fiat e Chrsyler mostrano, spiega ANDREA GIURICIN, che Marchionne deve vincere una sfida che passa per forza dalla produttività del lavoro

11.08.2010 - Andrea Giuricin
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Foto ImagoEconomica

Non è certo un periodo facile per il settore dell’auto e per Fiat la situazione è ancora più delicata. A prima vista i dati di bilancio delle principali case automobilistiche farebbero pensare il contrario, ma una tempesta rischia di arrivare sui conti economici dei principali produttori.

 

Il mercato americano ha visto un rallentamento della crescita nel mese di luglio e presto potrebbe invertire la tendenza di aumento delle vendite registrata nel primo semestre. Il mercato europeo è ormai vicino al baratro, con tassi di contrazione vicini al 30% in Italia, Germania e Spagna.

Il primo semestre ha visto un recupero rispetto ai valori di vendita molto bassi registrati nello stesso periodo del 2009 ed è la ragione per la quale le principali case automobilistiche hanno registrato utili di bilancio.

Volkswagen, in continua crescita, ha visto utili superiori al miliardo e mezzo di euro nel primo semestre, grazie alla presenza nel mercato cinese. Quest’ultimo è in forte sviluppo anche nel 2010, dopo che lo scorso anno è diventato il primo mercato mondiale, superando quello statunitense. Per tutte le case automobilistiche è ormai necessaria una presenza in questo paese. Ford ha registrato utili record, mentre in Giappone, Nissan, ha mostrato un bilancio positivo con oltre un miliardo di dollari di utili nel primo semestre.

Fiat ha appena annunciato utili di bilancio nel primo semestre del 2010, dopo che lo scorso anno aveva registrato perdite. La controllata americana Chrysler dovrebbe chiudere l’anno con un leggero utile operativo e con le vendite in crescita.

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Nei primi sette mesi dell’anno, la casa automobilistica di Detroit, ha visto un incremento delle vendite di circa il 10%. Il mercato tuttavia ha registrato una crescita più elevata e dunque la controllata di Fiat ha perso quote di mercato, scendendo al 9,2%. Nel mese di luglio, Chrysler ha registrato un andamento uguale al mercato, ma la market share è stata sotto il 9%. I dati di Chrysler non sono dunque positivi poiché la casa automobilistica continua a perdere quote di mercato.

 

I dati del mercato americano mostrano una contrazione delle vendite dei veicoli di piccola dimensione, chiudendo in parte le porte all’arrivo dei modelli Fiat oltreoceano. Si evidenzia invece una forte crescita dei “light truck”, cioè di quei veicoli leggeri di grandi dimensioni che sempre sono piaciuti al consumatore americano.

 

Fiat vive una situazione ancora più delicata in Italia. Dapprima la vertenza con la Fiom per Pomigliano d’Arco, che ha alzato il livello di scontro sindacale e in seguito, la decisione di produrre le monovolume in Serbia ha creato un clima di tensione.

 

La Fiom, in piena campagna di successione nella Cgil, ha assunto una posizione di veto assoluto a qualsiasi cambio per produrre la nuova Panda a Pomigliano d’Arco. La posizione del sindacato della Cgil ha portato a uno scontro diretto con il management di Fiat e ha fornito un assist a Sergio Marchionne, amministratore delegato della casa automobilistica torinese, per rivedere il piano “Fabbrica Italia”.

 

Secondo questo piano di sviluppo, Fiat avrebbe dovuto investire 20 miliardi di euro in Italia e in questo piano era prevista la produzione delle monovolume L0 a Mirafiori. Portare la produzione della L0 in Serbia ha dei notevoli vantaggi dal punto di vista industriale, poiché il Governo del paese balcanico ha deciso di porre sul piatto circa 250 milioni di euro.

 

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Questo clima teso arriva in un momento nel quale Fiat conosce una crisi a livello di vendite. Il mercato italiano è in continua flessione e Fiat ha registrato una diminuzione delle vendite nel mese di luglio pari al 36%. La quota di mercato è scesa sotto il 30%, in diminuzione di oltre 4,5 punti percentuali rispetto allo stesso mese del 2009. E questa contrazione continuerà molto probabilmente per tutto il secondo semestre.

 

La casa automobilistica torinese conosce una simile diminuzione in tutta Europa, che è il principale mercato di sbocco per Fiat. Il “doping” degli aiuti statali dello scorso anno è terminato e il mercato sta soffrendo pesantemente la crisi. Il piano industriale di Fiat, presentato alla fine dello scorso aprile, annunciava un raddoppio delle vendite a livello globale entro il 2014. Questo target sembra ora più che mai irraggiungibile, visto l’andamento del mercato.

 

Non è dunque un caso che a livello produttivo italiano, la casa automobilistica chieda maggiore efficienza. Fiat non potrà raggiungere gli obiettivi del Piano Industriale senza una diminuzione dei costi. Pomigliano d’Arco e Mirafiori sono dunque una conseguenza di un mercato estremamente difficile e la Fiom ha fornito un assist formidabile (senza volerlo) alla Fiat per aumentare la propria produttività. Per Fiat si prospetta un 2010 molto difficile, nonostante i buoni dati del primo semestre.

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