FINANZA/ È davvero possibile liberarsi degli speculatori?

- Gabriele Grecchi

La speculazione è un atteggiamento, spiega GABRIELE GRECCHI, insito in ogni uomo. I comportamenti immorali possono però essere puniti

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Foto Imagoeconomica

L’intelletto umano è riflessivo, è dotato di auto-coscienza ed è in grado di esprimere valutazioni di grado e preferenze su vari aspetti del mondo, siano essi concreti o semplicemente psicologici.

 

L’interazione di vari soggetti dà vita a un nucleo sociale caratterizzato da relazioni affettive, ma non solo: vivendo infatti in un ambiente limitato le cui risorse sono scarse, entrano in gioco anche relazioni cosiddette “economiche”, che regolano le interazioni sociali tra gli uomini nella gestione di queste stesse risorse, a seconda dei fini e delle necessità di ciascuno.

Queste necessità sono determinate dalle valutazioni soggettive e dalle preferenze che ogni essere umano esprime, a cui sono connesse naturalmente delle stime – che, a causa del nostro essere soggetti “passionali” o dotati di emozioni, definirei più o meno razionali – sui costi e sui benefici delle azioni che è necessario intraprendere per la soddisfazione di tali bisogni.

Se il costo (emozionale o concreto) è troppo alto, l’uomo ha facoltà di rinunciare alla propria necessità, magari posticipandone la soddisfazione o riadattando le proprie preferenze. Altrimenti, egli agisce e attiva uno o più scambi economici che lo portano a raggiungere il proprio fine.

Di fatto, l’uomo è portato sin da bambino a “speculare”, ovvero a riflettere sui propri bisogni e sul mondo che lo circonda, in un processo intenzionale che lo porta poi a compiere azioni che ne determinano il ruolo all’interno della società. Quindi, ciascuno di noi si comporta come uno speculatore nelle proprie scelte quotidiane: prima di compiere un’azione – magari sulla spinta di un bisogno fisiologico o, più semplicemente, emotivo – pondera i relativi costi e benefici, così da poter massimizzare la propria utilità attesa al minor costo possibile, ed essere quindi soddisfatto.

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In un sistema politico liberale, tale intenzionalità umana è lasciata libera di concretizzarsi nel rispetto tuttavia delle libertà altrui: tale rispetto si sostanzia anche in un’effettiva protezione di quegli uomini e quelle donne che si trovano, il più delle volte non per loro colpa, in una situazione psicofisica svantaggiata. Se infatti noi fossimo nelle loro condizioni, desidereremmo innanzitutto protezione nei confronti degli altri uomini che, a differenza di noi, sono liberi di agire con piena intenzionalità e coscienza: essi, infatti, potrebbero approfittare di noi.

 

Viceversa, chi ha la capacità di agire ha allo stesso modo la responsabilità di agire. Quanto appena specificato si riferisce soprattutto a coloro i quali, seppur dotati di intelletto e capacità riflessiva, sono proni a essere “vittima” dell’intelligenza (o furbizia) altrui, soprattutto in talune relazioni economiche.

 

Un collega, su queste pagine, ha criticato aspramente una mia apologia degli “speculatori”, evidenziando una mia presunta cancellazione di ogni riferimento morale agli aspetti legati a tale modalità d’agire (ovvero, l’atto della speculazione). Soprattutto, sembra che traspaia una mia preferenza nei confronti degli speculatori finanziari, mentre appare che io soprasseda sull’atteggiamento “speculativo” di operatori commerciali quali ad esempio un barista, che “si fa pagare dieci euro per un caffè” e che, verosimilmente, verrebbe tacciato di immoralità, se non addirittura di ladrocinio per la sua esosa richiesta.

 

Certo è che il suo cliente, se tanto sciocco da corrispondergli dieci euro per un caffè, sarebbe altrettanto meritevole di altri appellativi, per lo meno per la sua ingenuità. A meno che, nella sua scala di preferenze, quel caffè sia di fondamentale importanza, tanto da portarlo a pagare qualsiasi prezzo per soddisfare il suo bisogno di caffeina.

 

In un contesto normale, però, un ristoratore che offre cibi e bevande a prezzi “fuori mercato” ha poca possibilità di mantenere con successo la propria attività imprenditoriale: poco importa che i suoi prezzi siano “cari come il fuoco”, perché se non vi saranno consumatori a reputarli giustificati, lui avrà la sala sempre vuota.

 

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Così, allo stesso modo, i tassisti che approfittano dell’ingenuità dei turisti per farsi pagare cifre enormi anche per brevi tragitti – ed è un atteggiamento comune a tutti i tassisti di tutte le nazioni del mondo – non dimostrano che un altro assioma: ovvero, che se vi è asimmetria informativa, ci sarà un lato dello scambio economico che potrà approffittare di una carenza di informazioni dall’altra parte, per lo meno fintanto che questo “vuoto” verrà riempito (ad esempio, dalle guide cartacee che avviseranno gli ignari turisti giapponesi che atterrano ogni giorno a Fiumicino).

 

Quanto appena scritto non è peculiare né dei mercati finanziari, né di quelli dei beni reali: è un modus operandi tipico dell’essere umano, che è portato a riflettere e ad agire di conseguenza, cercando di approfittare delle situazioni per raggiungere i suoi scopi e soddisfare i propri bisogni.

 

E se tale agire speculativo sembra ora essere più evidente dal lato “cattivo” dello scambio economico, presto o tardi la “speculazione” dall’altro lato porterà più o meno velocemente a un aggiustamento dello squilibrio: ovvero, il turista giapponese, una volta tornato a casa, avviserà di tariffe assurde all’aeroporto di Fiumicino i suoi amici e famigliari, i quali quando visiteranno l’Italia non saranno più sorpresi – il vuoto informativo si sarà infatti colmato – e l’immoralità dell’esoso tassista sarà punita dallo stesso atteggiamento speculativo che muoverà i turisti giapponesi a prenotare una vettura con tariffe regolate più basse. Scelta che porterà il tassista ad abbassare il suo tariffario per poter guadagnarsi qualche corsa onestamente.

 

Grazie a un meccanismo psicologico estremamente efficiente e sofisticato – se dono di Dio o di madre natura, sta alla fede di ciascuno di noi determinarlo – in un mercato ove sia possibile recuperare liberamente le informazioni, senza alcuna costrizione, gli operatori “immorali” verranno automaticamente puniti e abbandonati: è infatti il mercato stesso, nella sua attività speculativa, che riconosce e punisce la mancanza di equilibrio di alcuni operatori – o, se vogliamo, la loro immoralità.

 

Questo non ci esonera naturalmente dal valutare criticamente quelle distorsioni che alterano il corretto funzionamento dei meccanismi di mercato, come ad esempio l’intervento della mano pubblica nella creazione di moneta – fatto che intuisco interessi molto il collega che ha dibattuto a proposito del mio precedente articolo.

 

A questo riguardo – ma non ho soluzioni immediate – è paradossale riconoscere che nelle nostre economie liberali, vi sia effettivamente ancora qualcosa che di veramente libero non è, ovvero proprio la determinazione del prezzo della moneta. Ma questo sarà argomento di un altro accesissimo e, credo, altrettanto interessante dibattito.

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