CRISI/ Pelanda: ecco perché la crescita italiana si fermerà in autunno

- Carlo Pelanda

Nel primo semestre l’economia italiana ha fatto registrare una forte crescita. Tuttavia, spiega CARLO PELANDA, questo si deve a una ripresa globale destinata a un rapido rallentamento

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Un cantiere edile (Foto: IMAGOECONOMICA)

La crescita del mercato globale rallenterà nel secondo semestre del 2010, senza per altro ricadere in recessione, perché le sue due locomotive principali hanno problemi. L’economia cinese è surriscaldata e il governo la sta frenando per evitare inflazione e sovracapacità, per esempio produrre cento oggetti quando il mercato ne può assorbire cinquanta. La ripresa in America, pur in atto, è ostacolata dall0elevata disoccupazione residua, dalla necessità di ricostruire il risparmio privato, cosa che non fa decollare ancora i consumi interni, e, soprattutto, dall’incertezza sulle nuove regole fiscali e finanziarie che comprime gli investimenti.

 

Nel primo semestre l’economia italiana ha compiuto un balzo di crescita, principalmente, per il buon traino esterno del nostro export, da parte di una domanda globale sostenuta. Ma la crescita del mercato interno resta piatta o molto debole. Ciò fa ipotizzare che la crescita italiana sia molto vulnerabile a un rallentamento di quella globale e che il rimedio sia fare tutto il possibile per vitalizzare il mercato interno. Ma sarà possibile?

In teoria, una politica economica realistica e pragmatica potrebbe riuscirci. Uno dei settori più importanti e stagnanti è quello dell’edilizia. Se io fossi al governo farei la lista dei fattori che bloccano nuove costruzioni e compravendite di immobili e li modificherei uno a uno per renderli meno frenanti: autorizzazioni, costi fiscali, ecc. In parallelo accelererei l’esecuzione di lavori pubblici già approvati proprio per renderli stimolativi senza peraltro aumentare il deficit pubblico.

Queste idee fanno parte del linguaggio o già recitato (piano casa) o promesso (progetti infrastrutturali) da parte del governo, ma la loro realizzazione è stata interrotta o rallentata. Pertanto al governo va ricordato che il settore delle costruzioni è la leva principale di crescita del mercato interno e che va usata con intento stimolativo e particolare urgenza per bilanciare un possibile rallentamento dell’export.

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Altri settori portanti per la crescita interna italiana sono l’agricoltura e il turismo. Ambedue sono in sofferenza e andrebbero riorganizzati sul piano regolamentare, fiscale e dei costi, nonché di nuovi sistemi di garanzia per il credito, per incentivare nuovi investimenti e far girare meglio le imprese. Si tratta di tante misure tecniche dettagliate generabili e applicabili via programmi governativi d’urgenza. Sorprende che non ve ne sia traccia. Forse perché sono cose difficili da fare.

 

Il governante di settore deve raccogliere dati in velocità, cosa che implica staff tecnici competenti, avere la capacità di trovare soluzioni e di armonizzarle con il sistema fiscale nazionale, le politiche regionali e i regolamenti europei. In particolare è difficile generare programmi d’urgenza con l’autorità di rimuovere regole bloccanti.

 

Per esempio il concetto iniziale, molto stimolativo, del “piano casa” è stato bloccato da norme e preoccupazioni ambientali alcune sensate, ma per lo più irrilevanti. Invece di forzare l’applicazione facendo ricorso ad un regime di eccezione – previsto nel nostro ordinamento – il governo vi ha rinunciato.

 

Questo e altri esempi mostrano che in Italia non c’è una sufficiente governabilità per riconfigurare le regole, norme e costi che frenano lo sviluppo del mercato interno pur essendo abbastanza semplice individuare le soluzioni. Per questo temo che la crescita del Pil rallenterà in autunno, speriamo di poco. Ma, se questa analisi è corretta, i lettori devono iniziare a vedere la relazione tra sviluppo e governabilità e invocarne una più tecnica e determinata.

 

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