FINANZA/ Il credito popolare batte le grandi banche: chiedetelo a famiglie e imprese…

Le banche popolari, in controtendenza rispetto all’orientamento nazionale, aumentano le erogazioni a famiglie e Pmi. GIUSEPPE DE LUCIA LUMENO interpreta gli ultimi dati a disposizione

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Le Banche Popolari continuano l’opera incessante a sostegno dei territori e delle comunità. Gli ultimi dati, aggiornati al mese di giugno 2010 (tavola 1), evidenziano la prosecuzione del trend positivo del credito, aumentato su base annua del 5%, un ritmo di crescita ampiamente superiore alla media nazionale (+2,4%), e sottolineano l’incremento significativo della raccolta diretta, salita nello stesso mese del 6,4% rispetto a dodici mesi prima, quasi mezzo punto percentuale in più di quanto riportato dal Sistema (+6%).

Questi numeri confermano il ruolo anticiclico e specifico del Credito Popolare nell’economia reale in un prolungato periodo fragile e turbolento per l’economia italiana. La crisi finanziaria, con le sue conseguenze negative sul tessuto produttivo reale, ha interessato tutti i settori economici, lasciando spesso imprenditori e famiglie in preda ad una diffusa incertezza e preoccupazione per il futuro.

Ancora oggi la situazione continua ad essere delicata e gran parte degli addetti ai lavori ritengono di fondamentale importanza interpretare i segnali provenienti dal mondo economico ed investire sulle “persone” e sul territorio, sviluppando rapporti improntati alla fiducia e alla valorizzazione delle aree produttive. Un’attenzione che il Credito Popolare ha saputo mantenere alta nel tempo, fedele al modello di “relationship banking” caratterizzato da una profonda conoscenza del territorio e del tessuto produttivo e da una efficace capacità di allocazione delle risorse e degli investimenti.

L’analisi per ripartizione geografica degli impieghi (tavola 2) mostra incrementi concentrati nelle regioni del Nord-Est, dove i prestiti sono cresciuti dell’8,4 % e nelle regioni del Mezzogiorno, dove sono aumentati del 7,1%. Nelle restanti ripartizioni, Nord-Ovest e Centro, la crescita del credito è risultata leggermente più contenuta (rispettivamente 3,4% e 2,9%), restando, comunque, superiore alla dinamica media registrata dal sistema. Tale quadro è in grado di evidenziare come il Credito Popolare abbia raggiunto positivi risultati nei settori produttivi di tutta la penisola, attraverso una crescita costante al fianco delle PMI, vero motore dell’economia italiana.

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 I dati sottolineano il rapporto fiduciario tra Popolari e territorio, un legame confermato anche dall’aumento del flusso dei nuovi prestiti alle imprese minori e piccole, che hanno superato da inizio anno a giugno i 20 miliardi di euro, un valore mediamente superiore rispetto a quello registrato durante lo stesso periodo degli anni precedenti, e di nuovi finanziamenti erogati in favore delle famiglie per l’acquisto di una abitazione (circa 7 miliardi di euro), a dimostrazione del dinamismo e dell’impegno messo in campo da tutto il movimento del Credito Popolare (figura 1).

Anche la ripartizione territoriale del dato sulla raccolta, sostenuta dallo storico e solido rapporto con la propria clientela, mostra un dinamismo molto buono. Se nel Nord-Est il tasso di crescita del 22% risulta influenzato da nuove emissioni obbligazionarie degli ultimi dodici mesi, occorre, tuttavia, evidenziare come in tutte le ripartizioni, ad eccezione del Nord-Ovest, la provvista sia stata trainata dalla componente depositi a vista, cresciuti in un anno di oltre il 7% (tavola 3).

I risultati raggiunti dal Credito Popolare mostrano, quindi, come l’essere rimasti radicati alla propria tradizione di banca retail ponendo al centro la persona, con la quale sviluppare un legame durevole e solido nel tempo, hanno permesso, insieme alla capacità di prossimità sul territorio, un ideale sviluppo di quelle relazioni di mutuo sostegno tra credito, imprenditoria e società, elementi essenziali per costruire le premesse di una nuova fase di crescita.

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La loro esperienza ed il loro successo nella storia economica del nostro Paese dimostrano che essere sul mercato non significa snaturare la propria identità per inseguire architetture virtuali e astratte, lontane dai valori fondanti, bensì fare affidamento sul proprio “modo di essere” e trovare, di volta in volta, le soluzioni operative più adatte alle necessità reali della comunità. Un modello di business, quello delle Banche Popolari, compatibile al sistema produttivo del nostro Paese, che vive dell’operato di milioni di famiglie e piccole e medie imprese e che riflette una mission rimasta immutata nella sua essenza.

Le Banche Popolari avvertono questa responsabilità nei confronti del sistema economico ed in particolare nei riguardi delle PMI, che riversano nel loro attuale rapporto con la banca le aspettative di sostegno, di cambiamento e di crescita. Il Credito Popolare ha già trovato la chiave per aprire un dialogo costruttivo con la clientela, consistente nell’integrare le tradizionali competenze nell’intermediazione creditizia alle “nuove” esigenze delle PMI anche nel campo dell’internazionalizzazione.

Le ragioni della nascita e dello sviluppo delle Banche Popolari nel nostro Paese restano tuttora intatte e attuali, come lo furono sin dai primi “esperimenti sociali” dell’inizio della seconda metà dell’800 quando Luigi Luzzatti, fra i padri della cooperazione italiana e fondatore delle banche popolari, sosteneva tenacemente che: «I cooperatori non escludono le leggi a giusta tutela del lavoro e dei lavoratori. Ma queste recherebbero il più mostruoso panteismo di uno Stato assorbitore delle energie individuali e della dignità dei lavoratori, se non avessero il loro contrappeso in una solida base di libere e fiorenti cooperazioni». 

 

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