NUCLEARE/ Di Pietro e quel referendum che può staccare la spina all’Italia

- Silvio Bosetti

La Corte Costituzionale ieri ha dichiarato ammissibile la proposta di referendum sul nucleare presentata dall’Italia dei valori. Il commento di SILVIO BOSETTI

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Striscione contro il nucleare (Foto Ansa)

La Corte Costituzionale ieri ha dichiarato ammissibile la proposta di referendum sul nucleare presentata dall’Italia dei valori ad aprile del 2010. Il quesito referendario, che era stato oggetto di una raccolta di firme a maggio, riguarda la cancellazione di circa 70 norme contenute nei provvedimenti. La data del referendum verrà fissata, in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi, con un decreto del Presidente della Repubblica.

Il quesito è espresso formalmente con un testo molto lungo e puntigliosorelativamente all’abrogazione degli articoli 25 e 29 della legge n. 99 del 2009 e del Decreto legislativo n 31 del febbraio 2010.Nella sostanza, i cittadini verranno chiamati a esprimere un verdetto sull’energia nucleare, con il rischio di soffocare fin dalla cullal’ipotesi di un ritorno dell’Italia all’energia dall’atomo. Ci sarà tempo (forse!) di approfondire, ma la notizia è occasione per una riflessione su alcuni aspetti del settore energetico, che nel frattempo ovunque si evolve.

Lo scorso novembre la Commissione Europea ha approvato la strategia energetica continentale per i prossimi 20 anni. L’esordio del documento parla chiaro: “L’energia è il cuore della nostra economia”. Il documento della Commissione prevede investimenti di dimensioni enormi: si ipotizzano oltre mille miliardi di euro. Efficienza energetica, potenziamento delle reti di trasporto, produzione di elettricità senza emissione di CO2: queste le priorità assolute. Con coraggiosorealismo, a fianco delle tecnologie rinnovabili del vento e del sole, si chiede ampio supporto alla promozionesia delle centrali a carbone (con impianti di sequestro della CO2) che di quelle elettronucleari.

Le nazioni del continente si muovono: ad esempio, in Finlandia, dove in questi giorni il Consorzio Fennovoima ha annunciato di avere individuato il fornitore del nuovo reattore per cui ha già ottenuto le relative autorizzazioni. In casa nostra, un insperato e imprevisto dibattito economico avviato nell’estate del 2007 aveva riaperto anche nel nostro paese la possibilità di produrre energia elettrica da fonte nucleare. Per vent’anni l’argomento era stato un assoluto tabù.

Annichiliti dal referendum del 1987 e dalle successive forti pressioni, unici tra i Paesi degli attuali G20, abbiamo chiuso le centrali atomiche allora esistenti, forzando l’Italia ad andare verso lo sfruttamento dei combustibili fossili. Ma poiché senzaelettricità non si va infatti avanti, purtroppo, o per fortuna, dagli anni ’80 siamo diventati una nazione dipendente totalmente dall’importazione del gas naturale, con prezzi di generazione elevati e dipendenza dall’estero assoluta.

Appena insediatosi, nell’aprile del 2008, il Governo Berlusconi aveva messo nella propria agenda un sollecito ritorno al nucleare. In poco più di un anno, dall’estate del 2008 a quella successiva, alcuni esponenti governativi e le preposte Commissioni Parlamentari hanno fatto un inedito e positivo sforzo. A fine luglio 2009 il Parlamento ha approvato un Decreto che poneva le basi e tracciava una realistica e percorribile Road Map per costruire in tempi certi nuove centrali sicure ed economicamente competitive.

 

Nel frattempo il settore industriale e della ricerca, attraverso solidi accordi internazionali, rimetteva in moto la macchina operativa. In questo contesto, il nostro “campione nazionale”, l’Enel, ha precisato e sviluppato il proprio piano per realizzare insieme a Edf quattro nuove centrali in Italia e cinque sul territorio transalpino. Da parte sua, l’Associazione di Confindustria ha avviato un corposo piano per riposizionare le nostre imprese nella ghiotta filiera internazionale delle forniture (una torta economica di dimensioni miliardarie per le oltre 100 centrali in cantiere per i prossimi 10 anni).

 

L’impostazione del problema energetico nazionale (denso di tantissime anomalie) ha intrapreso la strada giusta, con scelte di mix energetico apprezzate dai maggiori esperti internazionali e più volte valutate positivamente dai vertici dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea). Dopo che tra il 2005 e il 2007 ci si era concentrati su una largae generosa elargizione di fondi per le fonti rinnovabili (qualcosa come oltre 30 miliardi di contributi a perdere per il sostegno del fotovoltaico e dell’eolico), il ritorno al nucleare non chiede quattrini pubblici, manecessita di un quadro di regole robuste, di un dialogo intelligente tra le istituzioni sugli iter autorizzativi, di un competente organismo di controllo per la sicurezza, di una campagna di comunicazione seria e libera.

 

Al di là del referendum, l’argomento nucleare, per quanto rilanciato, può restare al palo anchetra “bizantinismi e ritardi” istituzionali. La strada per dotarsi dell’impianto normativo del nucleare appariva solidamente avviata. Ma il 2010, spiace dirlo, ha rotto il passo. Dopo che è stato approvato un significativo Decreto (il citato n. 31 del febbraio con istituzione dell’Agenzia per la Sicurezza, Criteri per individuare i siti, requisiti per qualificare gli operatori, incarico a Sogin per la gestione dei rifiuti e i progetti di decommissioning), nei restanti 10 mesi dell’anno abbiamo assistito a un improvviso “calo di tensione”.

L’Agenzia per la Sicurezza non si è ancora insediata e, comprensibilmente, il candidato Presidente Umberto Veronesi lancia segnali di insofferenza. Nessuna notizia si ha in merito al documento sulla “strategia nucleare”, previsto dal Decreto pertracciare le principali coordinate di scenario. L’impegno di Sogin a presentare un progetto per la gestione dei rifiuti radioattivi sembra dilatarsi nel tempo. Il dialogo dello Stato con le Regioni sull’individuazione dei siti e le compensazioni al territorio è relegato nelle sedi giudiziarie, ridotto a ricorsi e carte bollate con i tempi tipici della giustizia nazionale.

 

Fortunatamente non ci sono però solo le note dolenti. Occorre annotare infatti che l’Enel (a oggi unico esplicito e realistico candidato a proporsi come operatore degli impianti) sta proseguendo il proprio progetto, forte delle competenze acquisite con i propri impianti in Slovacchia e Spagna. Alcune grandi imprese industriali (a cominciare da Ansaldo) stanno crescendo nel mercato dell’ingegneria e dei servizi. Le Università registrano aumenti impensabili di iscrizioni agli indirizzi di ingegneria, di fisica o di medicina nucleare.

 

Nelle scorse settimane ha intanto preso piena formail “Forum Nucleare”, il sito web dell’Associazione promossa dal “convertito” Chicco Testa che, dopo un piacevole passato da leader ambientalista e da manager pubblico, si propone oggi di favorire una più ampia e approfondita conoscenza dell’opzione nucleare e delle sue implicazioni. In poche ore, si sono scaricate sul blog centinaia di mail fortemente contrarie all’utilizzo della forza atomica. Sono considerazioni dettate dapreconcetti, ma che consiglio di leggere per comprendere come sia impervia la strada per diffondere una consapevolezza minimamente corretta sull’argomento.

 

Ma sulla vicenda complessiva del nucleare ha ragione il grido di richiamo di Emma Mercegaglia: è necessario che chi governa il Paese e le Istituzioni tornino a occuparsene con determinazione, così come si era partiti. Insomma, una buona parte del paese ha ripreso vigore e passione per questa tecnologia. È stato intrapreso un percorso qualificato e complesso, che una dissennata distrazione non può fare interrompere.

 

A primavera inoltrata ci sarà il referendum. Per la fonte nucleare il 2011 sarà dunque un anno decisivo: dopo potrebbe farsi notte, e l’Italia avrà meno energia. 

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