RIFORMA BRUNETTA/ Si dimette dalla commissione anti-fannulloni: troppe pressioni, è inutile

- La Redazione

La Commissione voluta da Brunetta contro i fannulloni? È già impantanata nella burocrazia e oggetto di forti pressioni politiche, sostiene Pietro Micheli.

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(foto Imagoeconomica)

La Commissione voluta da Brunetta contro i fannulloni? È già impantanata nella burocrazia e oggetto di forti pressioni politiche. Lo sostiene Pietro Micheli, esperto di management che il ministro Renato brunetta aveva richiamato dall’Inghilterra per far parte della sua Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche. L’organismo-chiave nell’attuazione della riforma della pubblica amministrazione voluta dal ministro.

«Non credo vi siano più i presupposti per lavorare», ha spiegato il trentaduenne Micheli, cita da La Repubblica. Se ne torna quindi nel Regno Unito, dove svolgeva già un incarico simile nell’analoga commissione britannica.

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Micheli denuncia la mancanza di risorse per attuare la riforma, ma anche le eccessive pressioni della politica: «Le ingerenze della politica sono fortissime», e anche se la commissione «ha un budget di 8 milioni di euro l’anno: la metà va a progetti vagliati da Brunetta e dal ministero dell’Economia». E aggiunge: «Oltre alle pressioni su come usarli, i fondi stanziati per il 2010 non sono ancora allocati».

 

Micheli dunque se ne torna a Londra. Lì il National Audit Office, che esiste da anni, ha 800 dipendenti. La Commissione di Brunetta ne ha dodici. Anzi undici, da oggi.

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