FIAT/ Bersani: Ora l’investimento. Camusso: ricorreremo alla magistratura

- La Redazione

Il segretario del Pd, passato il referendum di Mirafiori, chiede che gli impegni siano rispettati. Il leader della Cgil, invece, annuncia che farà ricorso.

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Immagine d'archivio

Il segretario del Pd, passato il referendum di Mirafiori, chiede che gli impegni siano rispettati. Il leader della Cgil, invece, annuncia che farà ricorso.

Il segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani, a pochi giorni dell’approvazione da parte dei lavoratori del referendum di Mirafiori, chiede che «ora la Fiat rispetti i suoi impegni e investa».

Bersani, poi, ha esortato a trovare, entro un anno e mezzo nuove regole di rappresentanza sindacale all’interno del Lingotto, commentando: «C’è stata una scelta precisa che va rispettata e c’è stato un dissenso. Tuttavia siamo in presenza di temi che non si possono affrontare con l’accetta. Si trovi il modo entro un anno, cioè all’avvio del nuovo meccanismo, di avere nuove regole per la partecipazione e per la rappresentanza». Secondo il leader democratico, in particolare, «non è possibile che ognuno faccia da sé come irresponsabilmente chiede il governo».

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La frattura, per Bersani va «saldata» e «abbiamo davanti dodici mesi in cui fissare nuove regole» ha detto, aggiungendo: «dopo il referendum di Mirafiori non dovrebbe essere difficile per ogni osservatore onesto riconoscere che il Partito democratico è la forza politica che ha letto meglio la situazione vedendone la complessità e proponendo un punto di equilibrio positivo». Ospite della trasmissione In mezz’ora, anche il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha detto la sua sulla vicenda con toni decisamente più duri.

 

La leader sindacale si è, infatti, detta convinta che la partita non sia ancora chiusa e che «valuteremo se ricorrere alla magistratura», sottolineando, tuttavia, che l’iniziativa «non basta: una clausola che impedisce a un lavoratore di partecipare a uno sciopero è un tema che sicuramente arriva sino alla Corte Costituzionale».

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