J’ACCUSE/ Pelanda: l’Ue (e la Germania) vogliono affossare l’Italia

- Carlo Pelanda

Il rischio Italia, spiega CARLO PELANDA, non dipende solo dal disordine politico nostrano, ma anche dalla posizione tedesca che lo amplifica invece di contribuire a contenerlo

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Berlusconi con Angela Merkel, foto Ansa

Il rischio Italia, cioè quello di insolvenza del nostro debito, non dipende solo dal disordine politico nostrano, ma anche dalla posizione tedesca che lo amplifica invece di contribuire a contenerlo. Va detto con chiarezza anche per spiegare l’inutile e irrazionale caos visibile nell’euronegoziato in corso a Bruxelles. La difficoltà di prendere eurodecisioni che creino fiducia nel mercato dipende dalle posizioni irrazionali della Germania. Nei confronti della Grecia ha tenuto una posizione “prima punisci e poi salva”, poi diventata “punire e salvare allo stesso tempo”, degenerata in quella ambigua ora in discussione “un po’ ti punisco, un po’ ti salvo”. Ciò ha dato al mercato due messaggi devastanti: (a) l’Europa germanizzata non garantirà i debiti europei, pur questi nella stessa moneta; (b) le nazioni più a rischio devono perseguire l’ordine finanziario via restrizioni, anche se comportano l’impoverimento di massa. Questo è il motivo principale per cui il mercato teme l’insolvenza dell’Italia nonostante la sua capacità tecnica di reggere il debito.

Prove? I dubbi sul debito italiano cominciarono esattamente quando la Germania segnalò che rifiutava il salvataggio totale della Grecia, cioè che il suo debito non sarebbe stato ripagato al 100%. E diventarono più marcati quando venne imposta all’Italia un’agenda di rigore (pareggio di bilancio entro il 2013) con tempi tali da comprometterne la crescita del Pil per deflazione eccessiva dell’economia interna. Il mercato, vedendo la mancanza di garanzie europee e un destino di stagnazione endemica per l’economia italiana, ne ha declassato l’affidabilità.

Ovviamente, l’Italia ha le sue colpe, in particolare la lentezza del governo nell’avviare politiche forti di riduzione del debito e di rilancio della crescita. Ma bisogna mettere in luce anche l’altro lato: la Germania ha imposto all’Italia di fare una cosa che eccede le sue capacità, per giunta inutile. Non vedo, infatti, perché l’Italia non potrebbe raggiungere il pareggio di bilancio nel 2016 (come la Germania) invece che nel 2013, avendo più tempo per bilanciare rigore e sviluppo. La risposta è che senza pressione l’Italia non si riordina. Non è falso. Ma con questa pressione l’Italia dovrà impoverire la propria gente, senza necessità.

La stessa cosa che sta succedendo alla Grecia. In sintesi, la Germania applica l’idealismo economico, mentre la soluzione del problema dovrebbe essere pragmatica: salvare al 100% la Grecia dando un segnale di fiducia che eviti il contagio di sfiducia ad altri eurodebiti, cioè prima ti salvo e solo poi ti punisco. Sarebbe non solo una soluzione più chiara, ma anche meno costosa.

In questi giorni gli europei discutono su un fondo salva-stati di 440 miliardi di euro e di ricapitalizzazioni alle banche con in pancia titoli di eurodebito svalutati per circa 100, in realtà il doppio. Se l’Eurozona, via permesso speciale alla Bce di comprare titoli di debito, garantisse al 100% i 350-400 miliardi di debito greco per intero, non sarebbe necessario né creare un ferraginoso marchingegno salvastati, né ricapitalizzare le banche. E il rischio sul debito italiano scenderebbe. Ma la Germania non vuole. Per questo c’è il problema della percentuale di insolvenza del debito greco e della necessità di sostenere le banche, cosa che crea la difficoltà nell’accordarsi e amplifica il rischio Italia, che non esisterebbe se il debito greco fosse europeizzato.

Roma deve rimettersi in ordine, ma anche Berlino deve pensare in modo europeo e realistico-pragmatico e non solo tedesco, idealistico-irrazionale.

 

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