FINANZA/ 2. Grazie a Francia e Germania l’Europa trema davvero

- Mauro Bottarelli

Al vertice europeo di domenica il dito è stato puntato contro l’Italia. Tuttavia, spiega MAURO BOTTARELLI, nessuno sembra vedere i guai che Francia e Germania scaricano sull’Ue

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Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Foto Ansa)

Siamo alla follia. All’inutile vertice Ue di domenica, chi era sul banco degli imputati? La Grecia con i suoi bilanci truccati e il default ormai alle porte (nonostante gli altri 8 miliardi di morfina in arrivo, a meno che il Fmi non li blocchi)? La Francia con le sue banche strapiene di debito ellenico? La Germania che vuole trasformare l’Efsf in un’assicurazione per far felici Allianz e Deutsche Bank e salvare banche e assicurazioni, anch’esse belle cariche di porcheria, ancorché meno dei maestrini di francesi perché hanno tentato di svendere tutto a qualsiasi prezzo nei mesi scorsi? No, l’Italia. Ben inteso, questo Paese ha sì bisogno di un elettroshock liberale e liberista come dell’aria e l’attuale maggioranza, bloccata dal socialismo reale di Tremonti e dal conservatorismo populista della Lega Nord, non può dar vita a questa rivoluzione necessaria, ma mi risulta difficile da digerire il fatto che Cip e Ciop ci “impongano” di presentare il Decreto sviluppo entro il nuovo vertice Ue fissato per domani. Ma chi sono questi due per dare ordini?

Riforma pensionistica, privatizzazioni e vendita di beni dello Stato sono misure necessarie e sacrosante per stabilità e crescita, così come improrogabile è ormai lo strappo con lumbard e superministro dell’Economia, ma i tedeschi che truccano i conti del debito pubblico non conteggiando alcuni costi, i quali altrimenti li porterebbero molto più vicini a noi come ratio debito/Pil, sono così sicuri di poter straparlare, facendosi beffe dell’Italia? Hanno le banche che sono degli hedge funds sottocapitalizzati, quelle semipubbliche legate ai Lander hanno agito come trading desk di banche d’affari e ora vengono a fare la morale a noi che, fino a prova contraria, di banche non ne abbiamo dovuto salvare? Dexia, poi, è forse italiana?

Se ci si sta coprendo di ridicolo davanti al mondo, passando da un rinvio all’altro, da un vertice all’altro, da un Eurogruppo a un G20 come se fossero riunioni di condominio dove si litiga in punta di millesimi, è principalmente per il nodo dei tagli obbligazionari sul debito greco che riguardano quasi esclusivamente istituti di credito e compagnie assicurative francesi e tedesche, eppure rompono l’anima a noi, che abbiamo sì un debito pubblico alto ma stabile da ormai anni a livello di gestibilità, nonché un avanzo primario che lor signori si sognano e un debito privato tra i più bassi in assoluto: ma stessero zitti! Quale credibilità possa avere uno come Sarkozy, poi, è degno della risata che Giuliano Ferrara e Antonio Martino hanno annunciato per oggi pomeriggio alle 17 a Piazza Farnese, di fronte all’ambasciata di Francia. La scorsa settimana, con tono tra l’ultimativo e il millenaristico, aveva dichiarato che se non ci fosse stato accordo al vertice di domenica, «sarebbe stata la catastrofe». E ora? Ora si può spostare avanti l’orologio della catastrofe fino a domani, la fine del mondo economico-finanziario è su prenotazione, quasi fossero i nostri conti e non le loro banche o il debito greco a far tremare l’Europa?

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Sapete qual è stata l’unica decisione ratificata dal vertice di domenica e divenuta comunicato stampa ufficiale? La solita manfrina sulla “nuova era per la Libia” – a colpi di barbari linciaggi e sharia come base della legislazione, valeva davvero la pena di spalleggiare la “primavera araba” organizzata dal Dipartimento di Stato Usa! – a nome del Gollum dell’Ue, quel Von Rampuy, nominato non si sa per quale ragione e con quale compito, mister Euro (a quando miss maglietta bagnata d’Europa?), ovvero il premier dell’Eurogruppo. Ne sentivamo davvero il bisogno, ora avanti con la nomina di una decina di megadirettori planetari e laterali in stile Fantozzi.

Adesso la scadenza è per domani e poi il G20 del 3 e 4 novembre a Cannes. Ma, scusate, il G20 non è lo stesso simposio che dieci giorni fa aveva detto chiaramente che il meeting di domenica scorsa «avrebbe dovuto dare risposte complessive alle sfide attuali attraverso un piano sostanziale»? Scusate, avete visto o sentito qualcosa, a parte le risatine da scolaretti secchioni di Sarkozy e Merkel, bravissimi nello spostare il focus e l’attenzione dalle porcate contabili fatte dai loro accoliti? Sarkozy, come certi bulli senza coraggio, si fa forte dell’amicizia con il panzer dai cingoli fuori uso (nessuno lo dice, perché si tratta di una signora e occorre essere galantuomini, ma la Merkel non conta più nulla politicamente, poiché è commissariata dal Comitato economico del Bundestag e ogni volta che dice “bè” sull’Efsf deve riferire al Parlamento e ottenere il via libera dal corrispettivo tedesco della Lega Nord, ovvero i Liberali che minacciano la tenuta della coalizione), ma solo perché in realtà se la sta facendo sotto, roba da pannolone.

Eh già, ora Parigi trema davvero. E con buona ragione. Moody’s ha infatti minacciato di mettere il rating a tripla A della Francia in outlook negativo. In pratica, Parigi, fra tre mesi, rischia di vedersi tagliato il suo giudizio di eccellenza se il piano di salvataggio europeo per le banche e i paesi membri in difficoltà dovesse avere costi troppo alti. Moody’s terrà anche in considerazione gli sforzi della Francia per tenere sotto controllo i suoi conti e aiutare il sistema bancario. Secondo l’agenzia di rating, Parigi in questa fase ha meno spazio di manovra che nel 2008 per riequilibrare e cambiare il suo bilancio: «La Francia nei prossimi mesi dovrà affrontare difficili sfide ed esporsi per aiutare i partner europei in difficoltà. Per evitare un downgrade dovrà continuare a implementare le necessarie riforme economiche e di bilancio. Inoltre, il governo francese dovrà mostrare visibili progressi nel raggiungere gli obiettivi di sostenibilità che sui è data».

Scusate, ma dobbiamo prendere lezioni da un signorino che guida un Paese simile? Il quale ha come unica preoccupazione la tutela di quel rating AAA fino alle presidenziali dell’anno prossimo, altrimenti au revoir Eliseo senza nemmeno dover fare campagna elettorale. Il professor Ansgar Belke, del Diw Institute di Berlino, ha infatti dichiarato che «ogni utilizzo della leva per il fondo Efsf potrebbe essere “velenoso” per il rating AAA della Francia e potrebbe dar vita a una catena incontrollabile di eventi. Sarebbe controproducente rispetto a tutti gli sforzi fin qui fatti per stabilizzare la crisi del debito europeo, tutti basati sullo status tripla A di un numero sufficiente di economie forti. In extremis, potrebbe causare la rottura dell’eurozona stessa». E la Francia, minacce di Moody’s a parte, è già oggi estremamente vulnerabile, visto che può vantare il peggior debito di budget e deficit primario degli Stati con rating AAA (ovviamente si può obiettare che la Gran Bretagna stia peggio, peccato che Londra abbia una moneta e una banca centrale sovrane).

Sempre il professor Belke fa notare come «Bnp Paribas, Societe Generale e Credit Agricole potrebbe aver bisogno a breve di 20 miliardi di capitale fresco, con un effetto deprimente per lo Stato. L’attuale ratio debito/Pil del 82%, è destinata a salire facilmente e rapidamente al 90% se la crisi non verrà frenata». E subito dopo la minaccia di Moody’s di declassare la tripla A sul rischio sovrano della Francia, è salita ai massimi anche la pressione sui buoni del Tesoro francese: ieri gli Oat decennali di Parigi erano scambiati sul mercato secondario al 3,20%, con lo spread sul Bund a 119 punti base, su livelli record dall’introduzione dell’euro. Ma lui, il Napoleone in sedicesimi, fa il bullo. In fondo, solo perché gli brucia da morire che Lorenzo Bini Smaghi non si schiodi dal board della Bce e la Francia non abbia un suo rappresentante (visto il disastro fatto da Jean-Claude Trichet, alla Francia andrebbe tolto per legge il seggio nel direttivo per almeno un decennio). Ma come tutti i codardi e i piccini picciò non ha il coraggio di affrontare le cose parlando in faccia e dicendo le cose come stanno: no, lui chiama la sua amica grande e grossa e si mette a fare lo spaccone, si trasforma nel Charles Aznavour della politica, istrione quanto impotente di fronte a un crollo di popolarità in patria che parla da solo.

Non è un caso che ieri all’ora di pranzo, la Borsa di Atene perdesse il 7%, con tutti i titoli bancari giù del 15%: domenica si sarebbe dovuti giungere a un accordo sugli haircuts obbligazionari e invece si è parlato dell’Italia, il grande malato d’Europa che tiene in ostaggio soltanto l’ego di Sarkzoy e la sua grandeur del tempo che fu. Già, perché mentre davano vita al teatrino da Gianni e Pinotto a Bruxelles, sono più che raddoppiati i prestiti overnight chiesti dalle banche europee alla Bce. La Banca centrale europea ha infatti comunicato che le richieste degli istituti dell’eurozona sono balzate a 4,6 miliardi di euro rispetto ai 2,2 miliardi del giorno prima: sempre la Bce ha anche comunicato che i depositi overnight sono saliti a 202 miliardi dai 188 miliardi precedenti. Insomma, stress bancario da finanziamento a livelli di guardia nell’eurozona, ma Cip e Ciop hanno altro di cui occuparsi. Dio voglia che le misure che l’Ue ci ha imposto vengano prese e la zavorra Lega-Tremonti gettata una volta per tutte a mare, ma alla luce di tempistiche e modalità che abbiano come unico barometro il bene dell’Italia, non le paturnie da menopausa politica di Cip e Ciop o, peggio, le loro propensioni dittatoriali da direttorio, degne di Charlie Chaplin e della sua danza sublimemente ridicola con il mappamondo.

Da quando i Batman e Robin dell’eurozona hanno autonomamente deciso di prendere in mano la situazione, siamo passati dal disastro alla quasi tragedia: facciano il piacere, guardino le cifre, cataloghino i fallimenti diplomatici ottenuti (oltre alle vittorie di Pirro, come quell’idiozia della Tobin tax solo per l’Europa, la messa al bando dei cds sovrani e l’istituzionalizzazione del bando sulle vendite allo scoperto, roba da Urss o manicomio) e ne traggano le conseguenze. Questo Paese ha un disperato bisogno di libertà e liberalismo, ma non di lezioni da nazioni come la Francia, che fa pagare all’Ue attraverso gli stanziamenti e i sussidi agricoli il più alto tasso di contadini e produttori nullafacenti del mondo. E anche la Germania, indice Zew alla mano, è meglio che si faccia passare i ritorni di fiamma con l’autoritarismo che fu. «La Germania ha grande fiducia nella conduzione italiana della crisi», ha dichiarato ieri il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert in conferenza stampa. Ecco, bravi, volate basso.

Se per caso questo Paese conoscesse davvero una “blue revolution” thatcheriana – ivi compresa la messa in mora dei cosiddetti salotti buoni e poteri forti, nullafacenti da prendere a calci nel didietro -, arrivederci nanetti europei… Per ora, un’ipotesi: dimissioni di Tremonti e Bini Smaghi che molla il posto alla Bce e diventa nuovo ministro dell’Economia, Lega che rompe e Udc che tampona pro tempore…



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