BORSE/ Perdite tra il meno 3 e il meno 4 (il punto con Wall Street)

- Gianluigi Da Rold

Ancora una giornata pesantissima per le Borse, dopo quella di ieri. Le perdite oscilllano tra il meno 3 e il meno 4 per cento. Il punto di GIANLUIGI DA ROLD

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Foto Ansa

Seconda giornata consecutiva di apertura Borsa pesantissima. Si oscilla nelle perdite tra il meno 3 e il meno 4 per cento. Di fatto, se la situazione va avanti in questa maniera, piazza Affari e gli altri mercati europei si rimangiano tutti i guadagni della scorsa settimana. E’ ritornato, come dieci giorni fa, un clima di grande incertezza. I mercati sono esposti a rumors e boatos di ogni tipo. Dopo circa un mese, oggi è rimbalzata, e poi solo più tardi è stata smentita, la voce che è in arrivo un downgrade per la Francia, le cui banche, in parte esposte per il debito greco, non versano affatto in buone condizioni. Particolare francese in più: la situazione del colosso franco-belga Dexia, settore di finanziamento di infrastrutture. E’ arrivato a perdere per alcuni minuti il 38 per cento, ora si è assestato intono al meno 20 per cento. Una debacle. Dexia non riuscirebbe più a rifinanziarsi in dollari, ma secondo alcune fonti, è pure esposta con la Grecia e non ha trovato una negoziazione di rientro adeguata. Ma se Dexia è il caso limite, tutte le banche sono sotto pressione nel vecchio continente. E, con il comparto bancario, vanno male anche il settore automobilistico e quello delle materie prime. Infine il famoso spread (di cui si parla ormai anche nei bar) è risalito a quota 385 punti. In definitiva, il primo martedì di ottobre porta per i mercati una sorta di bollettino di guerra. Del resto è sempre il “fronte greco”, il “caso Grecia” che tiene banco e mette in apprensione gli investitori e gli operatori del mercato. Sempre in mattinata si era sparsa pure la voce che il premier di Atene, Georges Papandreou, stesse per dimettersi. La cosiddetta “troika”, pur muovendosi tra mille difficoltà, ha tratto le prime conclusioni. Molto amare. Il debito è stimato intorno al 170 percento del pil. Le misure da prendere superano le “lacrime e sangue” già previste e naturalmente la sesta tranche di aiuti alla Grecia (8 miliardi di euro) è tutta da ridiscutere. Pensare di ricreare una sorta di suggestione, con piani di intervento straordinari, al momento sembra impossibile. Nel giro di una settimana i mercati hanno compreso benissimo che la situazione, con i suoi dati macroeconomici, è identica a quella di una quindicina di giorni fa. L’allargamento del Fondo salva-Stati è di “soli” 447 miliardi di euro.

Non bastano per metter in sicurezza le banche europee e salvare la Grecia. In più, gli specialisti di Goldman Sach’s hanno rivisto le stime economiche di Francia e Germania e le hanno ribassate, così come tutta la eurozona. Tecnicamente, secondo Glodman Sach’s, l’Italia è in recessione. In sostanza tutta la zona euro è ancora al centro di una bufera. Ma la situazione non migliora dall’altra parte dell’Atlantico, dove i futures di Wall Street sono negativi e si aspettano nel pomeriggio i dati sugli ordini di fabbrica in agosto. A metà giornata il Ftse Mib di piazza Affari segna un ribasso del 3,38 e mantiene a stento i 14mila punti. Il Dax tedesco è sotto del 4,11 e il Cac 40 francese perde il 3,59.



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