FINANZA/ 2. Ecco la bufala che spinge i mercati al rialzo

- Mauro Bottarelli

Ieri le Borse hanno vissuto una giornata all’insegna dei rialzi. MAURO BOTTARELLI ci spiega che ciò è dovuto a una notizia diffusa dal Financial Times, che però non ha alcun fondamento

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Foto Ansa

Il 18 luglio 2008 Moody’s confermava a Lehman Brothers rating A2, il 15 settembre la banca d’affari è crollata. Fino al 22 agosto, Moody’s certificava rating A1 a Freddie Mac, dopo un’intervista di Warren Buffett (che controlla il 12,47% dell’agenzia) alla Cnbc il rating scese a Baa3: l’8 settembre viene messa sotto la copertura del governo, che interviene per salvarla. Nel febbraio 2008 Moody’s aveva assegnato all’altra agenzia parastatale Usa, Fannie Mae, rating Aaa, con outlook “stabile”: l’8 settembre il governo Usa corre in soccorso di Fannie con il più grande intervento della storia degli Usa. Tra l’aprile e il maggio 2002, Moody’s abbassa gradualmente il rating di Worldcom da Bbb a Bb a Ccc: il 22 luglio l’azienda dichiara bancarotta, la peggiore della storia degli Usa.

Questo, giusto per farvi capire chi ha abbassato il rating del debito italiano da Aa2 ad A2. Secondo questi signori, il nostro debito merita un rating pari a quello di Malta e peggiore di quello di Estonia e Slovacchia: peggio di noi, solo Cipro (Baa1), Irlanda (Ba1), Grecia (Ca) e Portogallo (Ba2). Con tutto il rispetto, che non ho, per questa gente, avete capito da soli che si tratta di un giudizio strumentale e politico, visto che al netto del nostro debito monstre, un declassamento di tre notch con outlook negativo parla la lingua dell’interventismo eterodiretto, non dell’analisi ponderata ed equilibrata. Ma tant’è, a un’idiozia tale ho già dedicato fin troppo tempo.

Ciò che mi sta a cuore sottolineare è che esiste un nuovo soggetto chiamato a dare risposte globali e indirizzare i corsi azionari: l’edizione on-line del Financial Times. Altro che Eurogruppo, Ecofin, Bce, Commissione europea, G20, Fmi o Banca mondiale: il deus ex machina della situazione, l’oracolo è solo il quotidiano della City, nella fattispecie la sua edizione elettronica, in perenne aggiornamento e quindi sempre pronta a muovere i mercati, esattamente come accaduto martedì.

Sapete l’ultima, capace ieri mattina di far partire a razzo le stesse Borse Ue che il giorno precedente ringraziavano Bernanke e la sua ennesima vaga promessa per aver chiuso solo al -2% e sopra i minimi intraday? Di fronte a una Dexia sull’orlo del fallimento e a una Deutsche Bank in profit warning, ecco che spunta l’ennesimo piano per sostenere il sistema bancario europeo. I ministri delle finanze dell’Eurozona, riuniti martedì a Lussemburgo, avrebbero infatti deciso di agire per ricapitalizzare gli istituti finanziari in difficoltà in modo da allentare le tensioni sui mercati. E chi ha rivelato l’indiscrezione? Ma l’edizione on-line del Financial Times, capace martedì sera di invertire i corsi a Wall Street sul finale e far chiudere in deciso rialzo tutti i listini (Dow Jones +1,44%, S&P500 +2,25 e Nasdaq +2,95%) e ieri mattina di mettere le ali a quegli zombie delle piazze europee.

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Secondo il solo e vero market maker, il Financial Times, i paesi membri dovranno presentare alla prossima riunione dell’Eurogruppo, in agenda a fine mese, delle proposte concrete per come attuare il piano di sostegno alle banche. Le ipotesi dei tecnici, illustrate ieri da La Repubblica, succedaneo in salsa italica del foglio della City (e questo la dice lunga sui veri intenti dell’operazione) sono tre. La prima prevede un intervento del governo nazionale su quegli istituti finanziari che presentano un livello di patrimonio primario (Core Tier 1) basso, attraverso il denaro pubblico (quale?). La seconda guarda invece alla Banca centrale europea, con l’Eurotower che potrebbe allungare le scadenze dei prestiti alle banche a fronte di alcune garanzie (la stessa Bce che già opera a leva 1-26, si svena per comprare bonds sul mercato secondario e deve garantire liquidità illimitata agli istituti?). La terza ipotesi prevede di ampliare la capacità di intervento dell’Efsf (l’hanno detto a Schauble?). Ovvero, l’acqua calda. Ma, soprattutto, operazioni che o non si possono compiere per mancanza di soldi o non si vogliono compiere, stante il dibattito che va avanti ormai da mesi sull’ampliamento del fondo Efsf ad almeno 1,5 trilioni di euro, sempre bloccato dai veti tedeschi che non vanno oltre i 700 milioni, la metà dei quali già ipotecati da Grecia, Irlanda e Portogallo.

Olli Rehn, commissario europeo agli Affari economici e monetari, ha parlato di «dettagli ancora in discussione», «nessuna decisione formale presa», ma unicamente di «senso di urgenza condiviso tra i ministri dell’Ecofin» e «necessità di agire congiuntamente»: insomma, parole. Le stesse che il Financial Times utilizzò il 12 settembre scorso rivitalizzando le Borse con la bufala del salvataggio cinese dell’Europa e il 22 settembre quando lanciò la notizia del primo piano europeo, quello che avrebbe dovuto ricapitalizzare le 16 banche uscite non proprio brillantemente dagli stress tests (gli stessi che diedero una bella pacca sulle spalle a Dexia solo tre mesi fa). Ora è il turno della terza bufala a uso e consumo di politici conniventi che non sanno come venirsene fuori dalla situazione, stante il loro criminale atteggiamento di negazione del default greco. Patetici.

Ma vi sembra normale che Wall Street possa passare da -2% a quasi +3% sulle indiscrezioni più che vaghe del piano per il piano di un piano del piano, un qualcosa di cui fino al mattino non si sapeva nulla e che, magicamente, si concretizza attraverso i bofonchiamenti di Olli Rehn a borse europee chiuse? Ma cosa pensano, che abbiamo tutti l’anello al naso? Dexia aveva 566 miliardi di euro di assets alla fine dell’anno scorso e attualmente ha un market cap di 2 miliardi di euro: quanti di quegli assets sono bad assets, quindi?

Qualcuno, stando al “piano” del FT, starebbe per mettere le mani in tasca a fronte di quei bad assets di cui non si conosce qualità e volume. Chi? Francia e Belgio, quest’ultimo però a fronte di un debito di 322 miliardi di euro e 340 miliardi di Pil: quanto di quel debito cattivo il Belgio può realisticamente finanziare, quindi? Domande senza risposta, in base al piano eccita-Borse del Financial Times. I bad assets sono infatti prestiti sovrani, prestiti immobiliari residenziali o commerciali? Quanto capitale serve? Boh, intanto le Borse salgono.

E poi ancora: gli assets saranno trasferiti a prezzo di mercato? Se sì, sarà un bagno di sangue. Altrimenti come pensate che reagiranno i mercati a qualche centinaio di miliardi di svalutazioni non prezzate al mark-to-market? E se il mercato non accetta il trasferimento, andranno tutti sul groppone degli Stati: ovvero, dei cittadini, gli stessi che hanno già prelevato 300 milioni di euro dalle filiali di Dexia. E poi la Francia, visto che il Belgio è troppo piccolo per salvare da solo Dexia. Cosa pensate che faranno le agenzie di rating, si siederanno a bordo campo guardando Parigi che distrugge la sua ricchezza nazionale per salvare le banche e applaudiranno? La sola Bnp Paribas ha un market cap di 33 miliardi di euro a fronte di assets per quasi 2 trilioni di euro e temo che una consistente parte di essi siano prestiti a Dexia, visto l’interventismo dell’Eliseo delle ultime ore.

Pensate che i bad assets di Bnp Paribas possano essere trasferiti al governo francese? Beh, se così sarà, difficilmente il prezzo del titolo potrebbe sopravvivere a un diluizione del 50%. E quanto costerà alla Stato, leggi contribuenti? E quanto ci perderanno gli azionisti, contribuenti due volte? Insomma, quanti trilioni di denaro sovrano serviranno per proteggere denaro privato, prima che il rating AAA di Parigi venga stralciato?

E poi ci sono le sanissime banche italiane, come ripetono in coro da settimane i vari Tremonti, Mussari e Ghizzoni (quello che risponde “non so, non credo” quando una giornalista gli chiede se Unicredit fosse esposta su Dexia). La sola Intesa SanPaolo ha market cap di 18 miliardi e assets per 659 miliardi di euro. Insomma, cosa abbiano da festeggiare le Borse resta un mistero.

«Non è il caso di speculare sull’ammontare di quanto sarà necessario per la ricapitalizzazione delle banche, la situazione cambia giorno per giorno», così ieri mattina, Olli Rehn, ha risposto a un giornalista che chiedeva di precisare se l’ordine di grandezza di tale ricapitalizzazione fosse tra 100 e 200 miliardi di euro, come suggerito dal Fmi. Per il suo portavoce, «Rehn ha parlato di approccio europeo, intendendo sforzi nazionali coordinati». Per poi concludere, come riportava Bloomberg: «A oggi non c’è nessun concreto piano per la ricapitalizzazione bancaria». Di cosa stiamo parlando, quindi?!? Eh beh, ora sì che è tutto più chiaro e circostanziato: che le Borse brindino!

Al contrario e ironia a parte, il problema è grave e sta alla radice: è stato prestato troppo denaro a costo zero e ora non c’è abbastanza denaro per stabilizzare la situazione. O si stampa moneta come fa la Fed, generando un po’ di sana inflazione e dando vita a una vera e propria ripulita al sistema (operazione fatta la quale, il primo che sgarra comportandosi da hedge fund sottocapitalizzato verrà offerto alla folla dotata di forconi) oppure vanno messe in conto perdite e bancarotte, prima delle quali quella greca, ormai nei fatti. Invece, ecco stagliarsi l’ennesima ipotesi: Il Fondo monetario internazionale potrebbe aiutare il fondo salva-Stati Efsf, supportando il mercato dei bond di Italia e Spagna. Insomma, avendo l’Efsf speso sulla carta quattro volte la sua disponibilità, ora serve un nuovo piano. Gli Usa sono d’accordo a dare più fondi al Fmi per farlo? E la Cina? L’Europa stessa è contributore netto del Fmi, quindi non solo i contribuenti tedeschi, ma anche quelli italiani e spagnoli dovranno stanziare più denaro. Insomma, passando attraverso la porta di servizio, Roma e Madrid dovranno rifinanziarsi ancora, visto che per farsi comprare i bonds devono dare più soldi al Fmi per farlo. Insomma, un’idiozia sesquipedale.

Attenzione, quindi, alle notizie a orologeria del Financial Times, nella maggior parte dei casi bufale, confezionate insieme ai politici tanto per tirare a campare ancora un po’. È un gioco tutto politico quello di queste ore e nessuno mi toglie dalla testa che la quasi contemporaneità del Tremonti pro-elezioni e del downgrade del nostro rating non sia una coincidenza… Allegri, però: anche il Giappone potrebbe aumentare gli acquisti di bond dell’Efsf in modo da supportare i finanziamenti del fondo di salvataggio europeo e aiutare a stabilizzare la regione. Lo ha detto il capo di gabinetto Osamu Fujimura – secondo quanto riferiva ieri Bloomberg – spiegando che «il problema del debito dell’Europa è molto rilevante per il Giappone in termini di ripristino della fiducia sui mercati».

Coraggio, tra un paio di settimane il Financial Times on-line ci dirà che i marziani sono pronti a comprarsi tutto e allora le Borse entreranno ufficialmente nel mercato del Toro…



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