TELEFONIA MOBILE/ L’esperto: vi spiego perché anche senza Tre la concorrenza non corre pericoli

- int. Massimiliano Trovato

MASSIMILIANO TROVATO commenta le dichiarazioni del numero uno di Telecom, Franco Bernabè, secondo il quale, dopo l’asta delle frequenze, sul mercato non c’è più spazio per Tre Italia

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Il numero uno di Telecom Italia, Franco Bernabé, in un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore, è stato drastico. «In Italia non c’è più posto per quattro operatori di telefonia mobile: non sono io a dirlo, ma la durissima asta sulle frequenze 4G che si è appena conclusa», ha dichiarato, riferendosi al fatto che l’operatore Tre Italia è rimasto a «secco degli 800 Mhz, la banda più pregiata sulla quale noi, Vodafone e Wind eravamo obbligati a mettere le mani». Quindi, il quarto operatore italiano, dopo Telecom, Vodafone e Wind, è fuori dai giochi? «Io non parlerei di una vera e propria esclusione. Il fatto che non si sia aggiudicata un lotto di banda negli 800 Mhz sicuramente è un peso, perché si tratta di frequenze molto pregiate. Non bisogna dimenticare, tuttavia, che si è, invece, aggiudicata, un certo numero di lotti nei 1800 e nei 2600», è la convinzione di Massimiliano Trovato, Fellow dell’Istituto Bruno Leoni ed esperto di telecomunicazione e antitrust. Tre, a differenza di quanto ha annunciato Bernabé, smentendo, al contempo, di esser intenzionato ad acquisirla, può tranquillamente continuare a stare sul mercato.

«Ha fatto – continua Trovato – buon viso a cattivo gioco, cercando di acquisire quello che poteva permettersi di acquisire. Ha scommesso sulla bontà delle frequenze sulla base del fatto che ha una platea di utenti più ridotta rispetto a quella degli altri operatori e questo gli dà la possibilità di agire nel mercato con maggiore agilità e di non dover far fronte a bisogni di banda  certamente superiori a quelli degli altri operatori». Tuttavia, le sortite di Bernabè non lasciano indifferenti: «Sono sempre scettico – dice Trovato – quando sento qualcuno determinare il numero di operatori per cui c’è spazio in un mercato e sono ancor più scettico quando questo qualcuno è parte in causa». Comunque sia, non è il caso di evocare l’oligopolio. «Bisogna togliersi dalla testa una certa idea diffusasi alcuni anni fa: quando si analizza il mercato della telefonia mobile si tende ad affermare che non sia concorrenziale perché non ci sono 50 operatori. Ma 50 operatori non ci sono in nessuna parte del mondo. In tutta Europa, il loro numero si attesta attorno ai 3-4 massimo 5. All’interno di questo range non ha senso fare una previsione puntuale».

Rispetto a Tre Italia,  afferma: «E’ vero l’azienda, in questi anni, è riuscita a galleggiare a fatica. Anche se ha portato alcune innovazioni, introducendo alcuni modelli di business seguiti anche da altri operatori. E’ stata la prima, ad esempio, ad effettuare la vendita di cellulari con contratti a lungo termine. Ha investito molto, inoltre, sugli smartphone. Non è riuscita, tuttavia, a crescere più di tanto». In ogni caso, secondo Trovato, Bernabé, farebbe meglio a concentrarsi sulla sua azienda, anche se ha tutto il diritto di dire quello che ha detto: «E’ stato proprio Steve Jobs a insegnarci come una parte fondamentale dell’attività industriale sia rappresentata dal marketing e dalla capacità di guidare i sentimenti dell’opinione pubblica. Che Bernabé tenti di veicolare la sua visione del mercato è un’operazione legittima, tutt’al più effettuata in maniera inelegante».

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