SERVIZIO PUBBLICO/ Dragoni: con il “prestito forzoso” allo Stato, abbattiamo il debito di 100 mld

- int. Gianni Dragoni

GIANNI DRAGONI ci illustra la sua proposta per abbattere il debito pubblico, sottolineando differenze e analogie rispetto a quella lanciata da Marco Fortis dalla pagine de ilSussidiario.net

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Foto Ansa

Servizio Pubblico, la nuova trasmissione di Michele Santoro, è stata teatro durante la seconda puntata di ieri sera, tra le altre cose, di un’idea originale per trascinarci fuori dalle sacche della crisi; e per mettere a punto quell’azione sistematica e continuativa sul debito italiano necessaria a dare ai mercati e alle istituzioni europee garanzie di solvenza. In modo da invertire il trend nefasto che sta colpendo Piazza affari e lo spread con i titoli tedeschi. A illustrarla, l’inviato de Il Sole 24 Ore, Gianni Dragoni. IlSussidiario.net lo ha contatto, per chiedere delucidazioni. Anche perché il suggerimento ha svariate assonanze con quello esposto da Marco Fortis su queste pagine. «Si tratta della proposta di un prestito forzoso sui grandi patrimoni sostenuta, tra gli altri, da Jean-Paul Fitoussi – spiega Dragoni -. Il ragionamento si applica a una soglia di almeno un milione di euro di patrimonio, esclusa la prima casa. I cittadini con una tale disponibilità dovrebbero acquistare titoli per una quantità equivalente al 5% del proprio patrimonio; l’emissione dovrebbe avere tassi allineati a quelli tedeschi, leggermente inferiori al 2%. Per non gravare ulteriormente sui conti pubblici». Il prestito, Dragoni ci tiene a sottolinearlo, non sarebbe un’imposta. Né, tantomeno, una tanto detestata patrimoniale. E sortirebbe un immediato effetto benefico.

«Non ci sono stime ufficiali, come quelle sui redditi, che indichino come sia ripartito il patrimonio degli italiani per classi di valore; tuttavia, dai dati a disposizione – come quelli dell’Associazione italiana di private banking –  emerge che applicando una tale aliquota lo Stato potrebbe raccogliere circa 100 miliardi di euro». Marco Fortis, concentrandosi maggiormente sulla necessità di abbassare il debito pubblico finanziato dall’estero (attualmente al 51% del Pil), al 41%, come la Germania, proponeva gli “Italian bond”: «Prendiamo parte – consigliava – delle riserve auree di Bankitalia, le quote pubbliche di aziende come Terna o Rete Gas, parte del patrimonio pubblico dismesso e mettiamo tutto in una società che possa emettere obbligazioni». Sarebbero titoli pregiatissimi, data la copertura da offrire prevalentemente agli italiani. «Se gli stranieri dovessero comprare i bond italiani a tassi ragionevoli, bene. Altrimenti, lo Stato potrebbe utilizzare le risorse ottenute dagli Italian bond per ricomprare parte del debito pubblico estero». 

Secondo Dragoni, «la direzione di tale proposta è analoga a quella che ho illustrato, ma con alcune differenze fondamentali. Anzitutto, ho parlato di prestito forzoso, e di grandi patrimoni.  E, come garanzia di copertura, degli immobili pubblici. Il ministero dell’Economia, del resto, pubblica periodicamente i valori assegnati a tali immobili, che ammontano a svariate centinaia di miliardi di euro». Per Fortis, invece, parte della copertura deriverebbe dal ricavato della vendita degli immobili. «Tuttavia, queste operazioni, ogniqualvolta si sono verificate, non hanno avuto esiti positivi, quando non si sono tradotti in vere e proprie svendite», dice Dragoni. Resta la questione della forzatura: «Credo – conclude – che, data l’urgenza del momento, considerato l’aumento dello spread e la difficoltà dello Stato italiano a piazzare i titoli, con un tale meccanismo la risposta all’esigenza di adesso potrebbe rivelarsi più rapida».

 

(Paolo Nessi



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