RISPARMIO/ Il consulente: Btp e titoli stato, ecco cosa possono acquistare gli italiani

- int. Paolo Negri

Crescono gli appelli per convincere gli italiani ad acquistare i titoli di stato che sono finiti sotto attacco. Il commento del consulente PAOLO NEGRI

Monitor_TradingR400
Foto Imagoeconomica

È esploso una sorta di “nazionalismo” dei titoli. “Comprate titoli italiani”, sembra la parola d’ordine di privati cittadini, che addirittura comprano spazi sui giornali. E i giornali gli fanno eco e stilano articoli di encomio e solidarietà. Tutto bene e tutto perfetto. Anche se pare a tutti abbastanza facile comprendere, nonostante le “sparate” della stampa straniera, che l’Italia sia un Paese solvibile e che scommettere su un default italiano rivela una sorta di miopia politica e finanziaria, dati i fondamentali del nostro Paese. Il problema reale dovrebbe forse essere posto nell’interesse dei risparmiatori italiani, della massa dei piccoli risparmiatori e non dei grandi investitori che hanno patrimoni da collocare per realizzare guadagni a breve, a medio e a lungo termine. Paolo Negri, partner Azimut, grande società finanziaria che si occupa di
gestione del risparmio, cerca di fare chiarezza.

Che ne pensa di questa campagna innescata da singoli cittadini che comprano spazi sulla stampa e poi lasciano interviste ai giornali?

È certamente un fatto positivo, ci mancherebbe altro. Se non avessimo fiducia nella solvibilità dello Stato italiano, ci sarebbe veramente da preoccuparsi. Tuttavia, nonostante questa fiducia di fondo, non si può dire che noi non abbiamo problemi. Ora bisogna mettersi dalla parte di un piccolo risparmiatore, della massa dei risparmiatori e non da quella di chi ha grandi disponibilità o da quella dei grandi acquirenti istituzionali. Il risparmiatore che si rivolge a una banca, in questo momento, prende quello che la banca gli suggerisce. E anche la banca fa i suoi interessi. Ha bisogno di liquidità, soprattutto. Quindi è difficile che possa consigliare al risparmiatore delle diversificazioni sul portafoglio che sono invece, proprio in questo momento, necessarie se non indispensabili per essere tranquilli. Occorre aggiungere che per diversificare è necessaria anche una grande liquidità. Oppure oculatezza e professionalità. Non voglio farla tanto lunga, ma il meglio per il risparmiatore, in simili circostanze, è quello di rivolgersi al risparmio gestito, senza per questo demonizzare le banche.

Proviamo a offrire dei consigli. È meglio un investimento a breve o a lungo termine per quanto riguarda i titoli di Stato?

In questo caso dipende dall’interesse dei risparmiatore stesso. È lui che deve scegliere, a seconda delle sue necessità e del suoi bisogni. Intanto deve imparare a difendere il suo capitale, per onorare almeno i soldi che ha risparmiato. Quindi deve partire da una considerazione di fondo: i titoli migliori sono quelli a rendimento basso e a breve termine. Poi dipende, ripeto, dalle sue necessità e dalle sue esigenze.

 

Proviamo a ipotizzare quello che si può definire un investimento interessante?

 

Ipotizziamolo pure. Immaginiamo un portafoglio di 60 o 70 titoli, con un 20% di obbligazioni di aziende, un altro 30% di imprese finanziarie (banche, assicurazioni per esempio), un 27% di titoli di Stato italiani e un 23% di titoli di Stati esteri, anche di quelli emergenti. Questo è un portafoglio equilibrato, abbastanza diversificato che, fissata a una scadenza a medio termine, ad esempio il 31 dicembre del 2015, rende un 5,5%. È un rendimento interessante in un portafoglio diversificato ed equilibrato.

 

Ci sono alcune emissioni di obbligazioni private che garantiscono di più?

 

Certo, ma bisogna avere molti quattrini. L’emissione di Unicredit in sterline rende l’11%, ma si parte da un investimento di 50.000 euro. Anche quella di Fiat finanziaria rende il 7%. Ma anche in questo caso le cifre di partenza da investire sono consistenti, riservate ad alcuni clienti e agli investitori istituzionali.

 

Quanto si paga in tasse e spese di commissione?

 

Nelle società di risparmio gestito, quel 5,5% che si guadagna già contempla la commissione che si è stipulata al momento del contratto. La tassazione stabilita per l’Italia è il 12,5% sulla plusvalenza. Poi è possibile che ci siano variazioni, perché ogni giorno ne inventano qualcuna. Comunque, in definitiva, quello che io consiglio ai risparmiatori è di non affidarsi alla cieca e soprattutto di diversificare con l’aiuto di
professionisti.

 

(Gianluigi Da Rold)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori