FINANZA/ 2. Un nuovo rischio fa tremare l’Europa

- Mauro Bottarelli

In Europa, spiega MAURO BOTTARELLI, è in atto una massiccia deflazione che sta azzoppando e rendendo inefficiente il sistema bancario e che porterà l’economia a uno stop decisamente doloroso

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Foto Imagoeconomica

Guardate i due grafici qui sotto. Rappresentano il trend della massa monetaria nell’eurozona e in Italia, nel primo caso solo la massa M1, mentre per il nostro Paese M1, M2 e M3. Come vedete da soli, il decremento è costante. Al netto dell’ennesimo Eurogruppo tramutatosi in fuffa (ora hanno deciso di ritirare fuori il fondo Efsf a leva – senza cifre – e fanno il gioco delle tre carte con il Fmi per aggirare i divieti contenuti nei Trattati riguardo gli aiuti agli Stati), comincio ad avere un forte dubbio: non sarà che questa incapacità a trovare un accordo per uscire dalla crisi del debito non sia solo frutto di incapacità o interessi contrapposti da difendere, ma si basi su un colossale fraintendimento su quanto sta accadendo in Europa?

Al netto delle preoccupazioni inflazionistiche tedesche che bloccano la richiesta di trasformare la Bce in prestatore di ultima istanza, siamo invece di fronte a una feroce contrazione monetaria, come dimostrato dai grafici, ovvero una massiccia deflazione già in atto che sta azzoppando e rendendo inefficiente il sistema bancario e porterà l’economia a uno stop decisamente doloroso. Purtroppo accade spesso di sottovalutare, in contesti come quelli attuali, la contrazione della massa monetaria, poiché questa porta con sé la distruzione di assets finanziari che nel sentire comune non sono vissuti e interpretati come denaro. Peccato che lo siano, nei fatti, ovvero che operino esattamente come denaro o, quantomeno, lo hanno fatto fino a poco tempo fa. La cosiddetta fiat money, altro non è che un mezzo di scambio: lo sono il dollaro e l’euro.

 

All’interno del sistema bancario, però, anche altri assets finanziari svolgono le funzioni del denaro, visto che possono essere usati per call sui margini, per collateralizzare obbligazioni e fare pagamenti. I Treasury bonds statunitensi sono l’esempio lampante di questo uso di assets finanziari in funzione di denaro. Il governo Usa riconosce questa equivalenza all’interno del sistema bancario non richiedendo alle banche di detenere riserve contro le obbligazioni: queste ultime sono conteggiati come “cash or cash equivalents” nei bilanci delle public companies statunitensi. Anche in Europa, fino a oggi, il debito sovrano emesso dagli Stati dell’eurozona è servito come equivalente del denaro nel sistema bancario: agli istituti di credito, infatti, non era richiesto di detenere riserve contro il debito sovrano, poiché venivano utilizzate come collaterale per le obbligazioni e facevano pagamento interbancari con bonds sovrani. Insomma, fino a poco tempo fa, i bonds equivalevano all’euro.

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Il problema è quello di cui parliamo da almeno due settimane, ovvero l’apertura del vaso di Pandora da parte di Germania e Francia con l’avanzamento dell’ipotesi di uscita della Grecia dall’eurozona e poi con la decisione dell’haircut obbligazionario per i creditori privati: così facendo, l’eurozona e il suo debito sovrano hanno perso il loro status di mercato risk-free. Accaduto questo, gli attacchi speculativi su Grecia prima e Spagna e Italia poi, hanno fatto il resto, distruggendo questa equivalenza bonds-denaro nella testa dei mercati e quindi aprendo al dubbio da parte degli investitori della quasi certezza di una perdita di valore – e anche rapida – degli assets che detengono.

Insomma, il debito può sì essere ancora usato come collaterale, ma a sconto estremo, stanti le condizioni di mercato. E lo sconto sul debito sovrano significa meno denaro nel sistema bancario europeo: se prima detenevo bond per un milione di euro e ora valgono solo 600.000, appare lampante come ci sia stata una perdita da parte del detentore di 400.000 euro, almeno a livello di bilancio civilistico poiché incide sulle riserve. E nonostante il clamore degno di miglior causa del Btp Day, nei giorni scorsi sul mercato di bonds sovrani non se ne riuscivano proprio a vendere, poiché gli investitori erano in modalità cosiddetta risk off: e senza mercato non si fa il prezzo, un qualcosa di molto, molto preoccupante in momenti come questi. Moltiplicate questa situazione all’ennesima potenza nel sistema bancario dell’eurozona e avrete milioni e milioni di euro di assets equivalenti all’euro che spariscono, tanto più che, ad esempio, le banche usano le obbligazioni anche per finanziarsi presso la Bce: se, ad esempio, chiedo 50 milioni in pronti contro termine all’Eurotower per finanziarmi, devo dare come collaterale 52 milioni in obbligazioni sovrane. La fine – per ora solo teorica, ovvero a livello di percezione e di fiducia – di questa equivalenza rappresenta il corrispettivo di un virus che distrugge la carta moneta: la massa monetaria, in questo modo, sta sparendo.

È quanto successo negli Usa con le famigerate mortgage-backed securities (Mbs) con rating AAA assegnati allegramente dalle società di valutazione, visto che anch’esse fungevano da equivalenti del denaro all’interno del sistema bancario. In questo caso, c’erano sì dei requisiti di riserva, ma erano minimi, le Mbs potevano essere usate come collaterale ed erano mezzo di scambio all’interno del sistema. Quando la bolla immobiliare legata ai subprime è scoppiata, quegli strumenti persero il loro rating e, di conseguenza, la fiducia del mercato. Fu, insomma, l’equivalente di una perdita di denaro per il sistema bancario, una netta contrazione monetaria. Cosa fece quindi la Fed? Rimpiazzò l’equivalente del denaro perso con denaro reale e scatenò i peana degli inflazionisti, terrorizzati dall’ipotesi di espansione del suo stato patrimoniale. L’inflazione, però, non crebbe.

Come mai? Semplice, agendo in quel modo la Fed non espanse la massa monetaria, ma rimpiazzò semplicemente denaro equivalente con nuovo denaro ma non dollar-for-dollar, quindi potenzialmente un agire mediamente deflazionario, non inflazionario. Insomma, il mio timore è che continuare a chiamare crisi del debito e del sistema bancario una contrazione monetaria, rischia di fare ben più danni di un cambio di statuto e indirizzo per la Bce. Temono l’inflazione, ma non si accorgono che siamo già in deflazione: ossia, curano il mal di testa, pur soffrendo di reni. Occhio poi a mettersi nelle mani del Fmi, visto che una volta erogati gli aiuti, questi diventa creditore privilegiato e quindi porta con sé l’espulsione dal finanziamento sul libero mercato e un bel commissariamento dei conti in stile argentino.

E tanto per farvi capire cosa ci aspetta, ecco a voi la tabella delle necessità di finanziamento totale lordo per i paesi europei fino al 2014 (vedasi il grafico qui sotto) e una notizia finale: la Federal Reserve, la Bce, la Banca del Canada, la Bank of England, la Banca del Giappone e la Banca centrale elvetica hanno deciso di ridurre di 50 punti base il tasso d’interesse sulle operazioni di swap in dollari. Ovvero? È partita l’operazione di salvataggio globale targata Usa, attualmente al mondo non esiste necessità di offrire liquidità sul mercato in nessun’altra valuta che non siano dollari. Si immetta liquidità verde, orsù! Il dollar crunch, di cui vi parlavo almeno da luglio, è arrivato. Auguri, visto che se anche questa mossa fallisce, o ci salvano gli alieni o siamo fritti.

 

 

E, quasi certamente, non ci salverà. Basta guardare lo swap cross-currency euro-dollaro dopo la notizia del pesante intervento delle banche centrali: 22 punti base di salto, ovvero lo stesso livello di stress della scorsa settimana. Insomma, non basterà a risolvere i problemi di liquidità delle banche, lasciando perdere quelli di solvibilità. Pessimista? Guardate questo grafico, ecco come sono andate le cose dopo l’ultima azione coordinata delle banche centrali di metà settembre scorso, nell’arco di una sola settimana.

 

 

P.S. Facciamo un gioco: quale banca europea è tecnicamente fallita l’altra notte, costringendo ieri Fed e soci a intervenire in questo modo e con questa entità? Eh già, amici miei, è successo proprio questo…E a confermare che qualcosa di molto strano sta accadendo sui mercati, ieri la Fed ha cancellato di punto in bianco, «per difficoltà dei sistemi», un’operazione Pomo nella quale avrebbe dovuto vendere un ammontare di 8 miliardi di dollari in bonds 2013, ovvero un’operazione di ritiro liquidità. Al netto della cancellazione, una cosa mai avvenuta dall’inizio della crisi, quanta poca liquidità dobbiamo supporre che ci sia nel sistema globale?



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