CALCOLO IMU-ICI/ Tra rendita catastale, rivalutazione ed esenzione, ecco come calcolare la tassa sugli immobili

- La Redazione

Il Governo Monti ha reintrodotto l’Ici (ora chiamata Imu), l’imposta sugli immobili. Vediamo quali sono le operazioni da compiere per calcolare la tassa da versare

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Immagine d'archivio

Con il ritorno dell’Ici (ora chiamata Imu) attraverso la manovra del governo di Mario Monti, gli italiani sono ormai entrati nell’ottica di dover pagare la tassa sugli immobili, anche per quel che riguarda la prima. Ma si stanno sicuramente chiedendo come calcolare l’importo dovuto, tra rendite catastali, rivalutazione, aliquote, franchigia di esenzione e coefficienti vari di cui hanno letto e sentito parlare in questi giorni sui quotidiani e nei telegiornali. Vediamo quindi di fare chiarezza sul calcolo dell’Imu. Innanzitutto il punto di partenza è la rendita catastale dell’abitazione (per comodità chiamiamo questo dato A). Si tratta di un valore che viene ricavato dall’atto di compravendita (dove deve essere indicato) oppure attraverso gli uffici del catasto. Per i più “scaltri”, è anche possibile consultare il sito dell’Agenzia del territorio (www.agenziaterritorio.it), muniti del proprio codice fiscale e gli estremi identificativi catastali (Comune, sezione, foglio, particella). Una volta ottenuto A, bisognerà rivalutarlo del 5%. Per semplificare, occorre moltiplicarlo per 1,05 (per comodità chiamiamo il risultato B).

A questo punto occorrerà rivalutare B, secondo i parametri decisi dalla manovra di Monti che variano a seconda della tipologia dell’immobile. Nella maggior parte dei casi (abitazioni private, magazzini, stabilimenti balneari e tettoie) il coefficiente per la rivalutazione standard è pari a 160, per laboratori artigiani, fabbricati per esercizio sportivo senza fine di lucro, stabilimenti balneari e curativi senza fini di lucro il coefficiente è 140, mentre per uffici e studi privati è 85, per botteghe e negozi è 55, per teatri, grandi strutture sportive, banche, ospedali, alberghi, case di cura private, fabbricati agricoli e tutte le strutture connesse ad attività a fini di lucro è 40. Non tutti quindi subiranno una rivalutazione della rendita catastale, dato che un coefficiente inferiore a 100 porta a una svalutazione.

Ottenuto questo risultato (che per comodità chiameremo C), arriviamo ora all’ultima operazione matematica, quella che darà il risultato finale circa l’Imu da versare, attraverso l’applicazione dell’aliquota. Il governo ha stabilito che l’aliquota standard per il calcolo dell’Imu è dello 0,76%. Tuttavia, per le prime case si applica una aliquota ridotta dello 0,4%. Questo vuol dire che C andrà sempre moltiplicato per 0,0076, tranne nel caso di prima casa, dove andrà moltiplicato per 0,004.

Attenzione però, perché il Governo ha concesso ai Comuni la possibilità di aumentare o diminuire l’aliquota standard fino allo 0,3%, mentre per le prime case o gli immobili dati in affitto la variazione (sia positiva che negativa) può arrivare allo 0,2%. Per determinare quindi l’Imu effettiva da versare, bisognerà compiere l’ultima operazione su C secondo l’aliquota determinata da ogni singolo Comune.

Ultima avvertenza: chi alla fine otterrà da tutta questa serie di operazioni un risultato inferiore a 200 potrà gioire. Infatti, il Governo ha previsto una franchigia di esenzione dall’Imu pari appunto a 200 euro. Se poi vi accorgerete che un vostro amico, collega o conoscente paga meno di voi pur avendo una casa più grande e in zona centrale non vi preoccupate. Succede perché le rendite catastali vengono appunto fissate al momento del primo atto di vendita, perciò più una casa è vecchia, più ormai il suo valore registrato al catasto risulterà molto distante da quello di mercato.

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