MANOVRA MONTI/ 4. “Mario il Mago” converte Alesina e Giavazzi e ammazza il ceto medio

- Gianluigi Da Rold

GIANLUIGI DA ROLD ripercorre le sensazioni e i cambiamenti d’umore dalla nascita del governo Monti fino ad oggi, dalla scelta dei tecnici ai primi dubbi espressi anche da Alesina e Giavazzi

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Foto Ansa

In questo grande Paese, diventato politicamente stravagante con l’avvento dell’antigloriosa “seconda repubblica”, incastrato in un’Europa tutta monetaria, burocratizzata e altrettanto stravagante, si vive ormai di suggestioni e di sensazioni. E’ il prodotto di un neopaganesimo dilagante, che coinvolge non soli i “laici” nella società europea. La caduta del senso religioso, come spiegava Mircea Eliade, genera questi effetti che alla fine caraterizzano tutte le attività umane, compresa quella politica ed economica. Accade così che, di fronte a una grande crisi, dovuta a comportamenti umani di inaudita avidità, alla scomparsa totale della ragionevolezza e del buon senso, le società neopagane si affidino, nei momenti più complicati, ai “maghi”, quelli che dovrebbero riuscire a risolvere ogni problema in quanto “tecnici di altissima qualità”, ferratissimi nei conti al minuto, ma magari del tutto ignari dei problemi delle persone in carne e ossa, e forse anche delle grandi strategie di politica economica, disciplina che prevede un retroterra umanistico di prim’ordine. Una ventina di giorni fa, quando il professor Mario Monti è diventato primo ministro e ha formato il “governo degli esperti”, chiamato di “impegno nazionale”, alcuni facevano festa per le strade, altri immaginavano che lo spread crollasse regalando all’Italia la credibilità internazionale perduta. Altri ancora speravano che “Mario il mago” risolvesse contemporaneamente i problemi del debito e della crescita. Ma “Mario il mago” è soltanto il titolo di uno splendido racconto di Thomas Mann. Nella realtà non esiste. Il nostro più modesto professore ha dovuto misurarsi con le richieste dell’Europa e degli esponenti di Organismi internazionali che hanno osservato, giudicato approssimativamente e mai risolto la crisi del 2008. Poi ha dovuto confrontarsi con le corporazioni italiane, soprattutto quelle che difendono il loro “orto” con una ottusità stupefacente: ex “poteri forti”, Confindustria, sindacati. Ordini professionali grotteschi, giornali con editori che fanno i finanzieri e un ceto politico costituito da “nuove comparse”, spesso da avanspettacolo, o da “vecchi panchinari” della “prima repubblica”. Con la stessa superficialità e visione “magica”, con sui si è affrontata la crisi politica italiana in questi vent’anni, tutti quanti hanno affrontato la crisi economica. Si sono sentite e se ne sentono di tutti colori. La più conturbante è quella di immaginare la crescita come un fatto magico, che avvenga attraverso una legge altrettanto magica. Qualsiasi manuale economico non stravagante spiega che ci sono particolari condizioni per assicurare la crescita: bassa pressione fiscale, alti salari, libera impresa (in senso lato, libera anche da una burocrazia demenziale) e una buona scolarizzazione tecnico- scientifica supportata da una grande cultura umanistica. In più, nonostante queste condizioni, c’è sempre il rischio dei cicli (che non è stato affatto risolto, come ci hanno spiegato in questi anni tipi alla Robert Lucas e alla Ben Bernanke), periodi in cui la domnada scende per ragioni spesso incomprensibili, come ha documentato ne “Il futuro del capitalismo” Lester Thurow. Qui invece, Monti e i suoi “tecnici”, bravissime persone che però spaventerebbero un pensatore come Benedetto Croce (leggere “Etica e politica”, non il bigino su Croce del gadget venduto dal Corriere della Sera poroprio questa settimana), si sono messi a immaginare una manovra di crescita, equità e rigore. Come ? Innanzitutto andando, a quanto si dice, ad aumentare la pressione fiscale, innalzando addirittura l’Irpef per redditi tipici dei ceti medi. Poi una “rimescolata” alle pensioni per fare cassa, quindi un pensiero all’Iva e limitati tagli alla spesa pubblica, qua e là, soprattutto la spesa pubblica che alimenta le antiche corporazioni.

Ovviamente assicurando i sindacati che il problema del mercato del lavoro non sarebbe stato toccato. Se il professor Monti e il suo governo pensano che il problema della crescita italiana (che ristagna da un quidicennio), nonostante l’arrivo in politica di Di Pietro e altri “purificatori” della “casta”, si possa risolvere con un aumento della pressione fiscale, reintroducendo pure l’Ici sulla prima casa, è meglio che si dedichi ancora ai problemi della concorrenza, così come ha già fatto in sede comunitaria. Non si preoccupi di fenomeni alla Steve Jobs e alla Bill Gates in Italia. Quelli erano giovani che lavoravano in un garage e in Italia, a fermarli ci penserebbero burocrazia, finanza, uffiucio d’igiene, magari mandandoli per qualche mese in galera. E’ talmente tradizionalmente recessiva, stando alle indiscrezioni, la manovra di “Mario il mago” e del suo governo, che persino i suoi più influenti supporters, come Francesco Giavazzi e Alberto Alesina, hanno pensato bene nel fondo domenicale del Corriere di inviare una lettera carica di dubbi a Mario Monti: “Dobbiamo confessarle, con tutto il rispetto per il compito difficilissimo che Lei sta svolgendo, che le indiscrezioni che leggiamo sui giornali ci preoccupano e speriamo davvero che Lei e il suo governo le smentiscano con i fatti”, Una virata a “u” del giornale di via Solferino che deve venire dal profondo di qualche “stanza”, profondamente preoccupata dalla delusione che “Mario il mago” potrebbe provocare. Con conserguenze sociali nella realtà italiana, soprattutto a Nord del Paese, che difficilmente potrebbero essere gestibili.

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