MANOVRA/ 1. Sapelli: così Monti ci fa “schiavi” di Francia e Germania

- Giulio Sapelli

Nell’ultima manovra varata dal governo Monti c’è un aumento della tassazione che avrà effetti recessivi, non bilanciati da provvedimenti sulla crescita. Il commento di GIULIO SAPELLI

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Foto: Ansa

L’Italia è un Paese straordinario. Crea un governo di pacificazione nazionale con l’accordo sostanziale delle due grandi forze politiche del bipolarismo imperfetto che continuamente frana ma continuamente regge e lo si chiama invece governo tecnico. Il governo tecnico fa pensare a tecnocrazia, quindi a un governo di ottimati più intelligenti della media e capaci di trovare soluzioni che i comuni mortali, quelli che non sono né ottimati, né tecnici, non troverebbero mai. Un governo a lungo preparato con un’opera di comunicazione raffinatissima che improvvisamente gli stessi che l’hanno inverata si ritrovano a dover contraddire (mi riferisco, per esempio, all’articolo Alesina- Giavazzi apparso recentemente su Il Corriere della Sera). Dovremmo chiamarlo “Il governo del niente di nuovo”.

Infatti, è un governo che impoverisce gli italiani agendo su due fattori fondamentali: i consumi, con l’aumento di ben due punti dell’Iva, la rivalutazione al 60% degli estimi catastali su cui si fonda l’aumento impositivo sulla proprietà della casa. Ma quello che è sconcertante è la cosiddetta “riforma” delle pensioni (in realtà “controriforma”, eppure io ho sempre sostenuto l’aumento dell’età pensionabile, ma non in questo barbarico modo).

Confesso subito che sul problema ho delle posizioni arcaiche. Trovo barbarico il sistema contributivo, che è la quintessenza dell’egoismo neo-liberistico: i poveri saranno pensionati poveri, i ricchi saranno pensionati ricchi, chi muore prima non aiuterà chi vive di più dopo di lui, e i giovani che cominciano a lavorare a 30 o 40 anni lavoreranno tutta la vita, perché le pensioni non riusciranno a sottrarli alla povertà. Hanno avuto anche il coraggio di deindicizzare le pensioni dei più poveri dall’inflazione. Mai vista una cosa simile. Inoltre, non c’è un accenno verso la costruzione di un sistema di flexsecurity, ossia un nuovo welfare sociale che aiuti la flessibilità del lavoro unitamente ai contratti di precariato e all’introduzione dell’apprendistato in vista dei contratti a tempo indeterminato.

Inoltre – confesso anche qui che sono contrario a ogni forma di patrimoniale perché si favorirebbe soltanto la fuga di capitali – credo, tuttavia, che si sia stati più realisti del re: l’imposta di bollo danneggia i poveri risparmiatori dei Bot e dei Cct ed è, invece, un gravame da nulla per chi opera attraverso fondi miliardari. Bell’equità! Lasciamo perdere, poi, per quel che concerne le parole che ho sentito in merito ai richiami alla Destra storica. Consiglio al ministro Giarda di dare una rilettura ai testi di storia o quantomeno alla recente e bellissima lezione che Franco Reviglio ha tenuto su Quintino Sella a un convegno dell’Accademia dei Lincei. Questo governo è, infatti, lontano mille miglia dal rigore della spesa. Si sono imposte solo tasse e non si è operato sul taglio della spesa, a meno che non ci si voglia lasciar prendere in giro dalla misura ridicola (udite, udite!) della riduzione dei numeri dei componenti delle giunte provinciali e delle authority.

Il federalismo fiscale, per esempio, riappare, sì, ridando ai Comuni capacità impositiva sulle prime case, e di questo va dato atto, ma di esso si perde lo spirito sostanziale che si fondava sul metodo dei costi standard diretti a eliminare gli sprechi e le inefficienze di una Pubblica amministrazione elefantiaca. Elefantiaca, ridondante: si pensi al ricavato che si poteva trarre ponendo in un veicolo finanziario apposito gli innumerevoli beni immobili dello Stato che si sarebbero potuti privatizzare, ricavando un introito cospicuo. Invece, ci si fa beffe dell’intelligenza di noi poveri mortali annunciando la liberalizzazione delle farmacie, ma solo per i farmaci di tipo C.

Ma veniamo all’ultima questione, più dirimente. Il governo dei tecnici sicuramente crede che un sistema possa crescere con un carico fiscale sulle attività produttive ben superiore al 50%, come è il caso dell’Italia. Ebbene, senza detassare radicalmente il carico fiscale sulle imprese e sul lavoro l’Italia non riuscirà, invece, mai a crescere. È vero che si sono corretti alcuni effetti distorsivi dell’Irap, ma il tutto con una timidezza che veramente stupisce. Insomma, siamo sull’orlo dell’abisso e solo la Francia e la Germania ci potranno salvare, grazie alla pressione che sui due paesi stanno esercitando gli Stati Uniti per modificare il Trattato europeo. E naturalmente ci salva la nostra posizione geo-strategica di portaerei nel Mediterraneo.

Se dipendesse da noi, con questo governo, andremmo a fondo: più poveri, più disuguali… Ma sicuramente con uno stile impeccabile, da vecchie e vecchi signore e signori di provincia.

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