MANOVRA MONTI/ Salini: io Presidente, d’accordo al taglio della mia provincia

- La Redazione

Abolizione delle province: per il presidente di quella di Cremona, MASSIMILIANO SALINI, non è pensabile si possa fare in poco tempo come ha suggerito invece Monti

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Massimiliano Salini

Il presidente del consiglio, Mario Monti, ieri ha ribadito nell’aula della Camera dei Deputati quanto anticipato domenica nel corso della conferenza stampa per presentare la nuova manovra. “Il governo esprime la netta convinzione che serva un superamento delle Province e si impegnerà ad appoggiare le iniziative parlamentari in questo senso”, ha dichiarato il premier a Montecitorio. Ilsussidiario.net ha intervistato Massimiliano Salini, presidente della Provincia di Cremona, che si dice “a favore di un significativo alleggerimento delle Province, anche se i tempi e le modalità previste dal governo affinché ciò avvenga sono assolutamente incompatibili con la realtà”.

Salini, la manovra Monti prevede una riorganizzazione delle competenze delle Province tra Regioni e Comuni nell’arco di tre o quattro mesi. E’ possibile che ciò avvenga, senza generare confusioni e quindi rallentamenti nell’attività amministrativa?
No, è assolutamente impossibile. Premetto che sono del tutto a favore di una ristrutturazione della dorsale istituzionale del nostro Paese, che preveda un alleggerimento o comunque una modifica anche importante della presenza delle Province. E’ una necessità e me ne sono reso conto proprio facendo il presidente di una Provincia. Ma completare un trasferimento di competenze e una redistribuzione delle funzioni in quattro mesi è concretamente impossibile. Basti pensare che dagli enti locali passa circa il 70% degli investimenti sul territorio: le Province sono gli enti appaltanti di un numero enorme di gare per realizzazioni sul territorio, dalle infrastrutture all’edilizia scolastica. E’ sufficiente questo per aiutarci a comprendere come sia assolutamente impossibile che avvengano i passaggi di consegne nel periodo di tempo previsto dalla manovra Monti.
Il nuovo decreto parla di gestione associata dei servizi da parte dei Comuni. Lei che cosa ne pensa?

Sono favorevole a questa riforma. La Provincia di Cremona in particolare, unica in Lombardia, ha costruito un progetto che è stato proposto a tutti e 115 i Comuni del territorio per semplificare, razionalizzare e aggregare tutti i servizi che oggi gli enti locali svolgono e assicurano. In particolare la prospettiva, attraverso una proposta di convenzionamenti molto strutturata da un punto di vista amministrativo, è quella di passare da 115 a 11 Comuni. Abbiamo suddiviso tutto il territorio in 11 macroaree, concependole in modo che ciascuna fosse di fatto un grande Comune. Accolgo quindi con piacere la prospettiva prefigurata dalla proposta che è stata presentata dalla manovra Monti, perché assegna di fatto alle Province soprattutto questa funzione, cioè un coordinamento dei Comuni basato su progetti.

Il provvedimento del taglio delle Province è stato presentato come simbolico dei tagli ai costi della politica: non era meglio accompagnarlo a qualche altro taglio più significativo, per esempio al Parlamento e ai Consigli regionali?
No, questo è un argomento che francamente non mi appassiona. A me interessa piuttosto il dibattito sulla possibilità di alleggerire la presenza dello Stato e degli altri soggetti pubblici nella gestione dell’erogazione dei servizi. Il dibattito sul costo della politica è invece davvero marginale. Secondo uno studio della Bocconi, i rappresentanti provinciali vengono per esempio a costare a ciascun cittadino circa un euro l’anno. Mi interessa ugualmente poco anche la riduzione del numero dei parlamentari. Trovo invece centrale il dibattito sulle liberalizzazioni, e da questo punto di vista mi è sembrata troppo timida la prospettiva prefigurata dalla manovra Monti. Ho visto ben poco a questo riguardo, sono curioso di vedere cosa dice a questo proposito il testo del decreto, ma la Provincia di Cremona nel frattempo sta lavorando sulla liberalizzazione di tutti i servizi pubblici locali.
Lei ha dichiarato di essere a favore di un alleggerimento delle Province. Per quale motivo?

Perché sono convinto del fatto che il territorio abbia bisogno di un numero limitato di forme istituzionali. Ciò che occorre non è una riduzione della rappresentanza politica, che costa molto poco, ma una riduzione massiccia del numero di uffici pubblici, perché la burocrazia invece costa parecchio. Occorre razionalizzare, aggregare, ridurre radicalmente il numero di centri decisionali. Evidentemente questo avrà un impatto anche sul numero del personale pubblico: nel tempo i dipendenti pubblici sono destinati a diminuire. L’articolazione nuova dell’istituzione a livello territoriale deve seguire il contenuto delle battaglie che si compiono per il territorio. Tanto per fare un esempio la Provincia di Cremona può essere benissimo disarticolata unendo tutta l’area cremonese a quella mantovana, perché entrambe accomunate da temi come il Po, l’acqua, la navigazione e l’agricoltura. Crema, che invece ha una struttura economica assimilabile a quella di Lodi e Milano, è bene che entri a far parte di un’articolazione territoriale che la colleghi di più a questi territori.

(Pietro Vernizzi)

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