MANOVRA MONTI/ Dopo il “tiranno” e gli “Imu-Ici” degli esperti, cosa ci aspetta?

- Lorenzo Torrisi

Il governo Monti non ha brillato, oltre che sui singoli provvedimenti, nel comunicare agli italiani cosa contenesse e quale fosse lo spirito della manovra. Il commento di LORENZO TORRISI

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La conferenza stampa di presentazione della manovra (Foto Imagoeconomica)

Per favore, qualcuno ci salvi dai “salvatori” dell’Italia. Il Governo dei tecnici si sta purtroppo rivelando, almeno in campo economico, degno de “La corrida” del compianto Corrado: solo che nessuno fischia o suona i campanacci per protestare, anzi. Non mi riferisco solo al merito dei provvedimenti della manovra partorita dalle meningi degli “esperti”, quanto alle modalità con cui questi sono stati comunicati e presentati agli italiani. Modalità che stanno dando campo a contraddizioni, a versioni differenti e in certi casi a vere e proprie “arrampicate sugli specchi”. Ma procediamo con ordine.

Partiamo da domenica sera, dalla conferenza stampa di presentazione della manovra, preceduta da un messaggio di Mario Monti indirizzato agli italiani. Non so se il Premier pensasse di parlare a una platea di un qualche convegno in una qualche “prestigiosa” università milanese a lui ben nota, ma penso di non sbagliare nel ritenere che la classica casalinga di Voghera non abbia capito nulla sui reali provvedimenti e non abbia perciò realizzato quante mani sarebbero entrate nelle sue tasche. Purtroppo il proseguo dell’incontro con la stampa non è stato migliore: un ministro (Paolo Giarda) che corregge un collega e un viceministro. Il viceministro all’Economia, Vittorio Grilli, che non sa spiegare quali saranno gli effetti della manovra sulla crescita del Pil e sul rapporto deficit/Pil non dico nel 2013, ma nemmeno nel 2012: ma ci rendiamo conto!

Non voglio esprimermi su quanto il Premier ha riferito alle Camere, se non per dire che se l’obiettivo della manovra era dare un segnale immediato ai mercati, questi di certo non si accontenteranno di un annuncio, ma vorranno essere certi che il decreto sarà convertito in legge: perché allora non dire chiaro e tondo che sarà necessaria la fiducia nell’iter parlamentare? Oppure si sta sfidando la politica a essere “complice” delle proprie malefatte?

Arriviamo quindi a martedì, quando si viene a sapere che il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, che pochi giorni prima aveva detto che “con l’accetta non si va da nessuna parte”, avrebbe invece ammesso: “Abbiamo usato l’accetta”. Un’inezia rispetto a quello che succede in serata nella terza Camera del Parlamento, ovvero a “Porta a Porta”, quando in studio ci sono Grilli e il “super-ministro” Corrado Passera. Il viceministro prima sostiene che nella manovra si è dato spazio all’equità (del resto lo ha detto anche Monti in conferenza stampa domenica!), per esempio attraverso un’aliquota dell’Imu agevolata per la prima casa: è praticamente dimezzata rispetto a quella standard, ci tiene a sottolineare Grilli. Dopo qualche minuto, riesce però a dire che in questa manovra era difficile tenere conto dell’equità. Delle due l’una: c’è o non c’è equità in questa manovra? (su questo personalmente non ho dubbi).

L’equità, viene poi ricordato dal suo collega di governo, c’è soprattutto tra generazioni, grazie all’intervento sulle pensioni. Da quel che ho capito guardando tabelle e simulazioni, questa equità si può così tradurre: dato che i giovani (se mai) andranno in pensione (lo faranno) dopo i 70 anni, è equo che chi sta per andare in pensione subisca un bello slittamento in avanti. Così che rimanga a lavorare più lungo, in modo da non lasciare libero un posto di lavoro a un giovane!

Ma andiamo avanti: domenica Grilli, pur non avendo fornito un dato ufficiale circa la crescita del Pil nel 2012 dopo questa manovra, aveva abbozzato il fatto che sarebbe stata negativa per lo 0,4-0,5% (in pratica riportando le ultime stime Ocse che, ovviamente, non tenevano conto della manovra). A “Porta a porta” Passera lo contraddice, affermando che ci sarà una recessione “almeno dello 0,5%”. Che poi parlando di recessione il “superministro” è riuscito a contraddire persino se stesso. A fine agosto, intervistato dal sottoscritto, diceva infatti: “Non vedo ragioni per prevedere a livello mondiale, né europeo, un ritorno della recessione” (speriamo che stavolta ci veda meglio!). Da Vespa afferma invece che già i segnali del terzo trimestre (quello chiuso a settembre) parlavano di recessione.

Ma contro la recessione Passera ha già la soluzione: nella manovra ci sono interventi per abbassare il costo del lavoro, sostenere l’export e aiutare le imprese. Non molto – riconosce il ministro – anche perché le risorse a disposizione erano scarse. Ma il punto, insiste, è creare occupazione. Mi auguro che con la sua ricetta possa almeno pareggiare il conto con gli esuberi accumulati negli anni delle sue gestioni di Poste italiane, Intesa Sanpaolo e (anche se non gestita direttamente) Alitalia.

Per favore, qualcuno ci salvi. Non mi si fraintenda: non sono un irresponsabile che vuole far fallire l’Italia e l’Europa e non che non si rende conto che sono necessari dei sacrifici. È che penso che non sia corretto sostenere che la via più rapida per rispondere all’emergenza fosse mettere mano a pensioni e immobili. È che chi festeggiava la caduta del “tiranno” o chi ha riempito una prima pagina con il cubitale “Fate presto” ora tace di fronte ai deludenti demiurghi. È che una manovra che aumenta la pressione fiscale non dà certo spazio alla crescita. È che se servono più risorse per stimolare sviluppo e occupazione perché non si usano i beni dello Stato? È con questa manovra si dà un chiaro messaggio agli italiani: mi raccomando risparmiate, perché i vostri risparmi serviranno a pagare le tasse, a continuare a nutrire alla fonte gli sprechi che la volontà politica non è mai riuscita a eliminare e che quella tecnica nemmeno vuol considerare. Risparmiate, perché se non lo farete gli enti locali non potranno gioire e gridare urrà al federalismo che per loro significa aggiungere tasse autonome alle tasse centrali (e io padano “acquisito” che mi illudevo che federalismo volesse dire che le prime sostituissero le seconde!). Quando è iniziata la crisi del 2008 ho cominciato a sentir dire: “Prepariamoci, perché dovremo abituarci all’idea di diventare più poveri”. Lo ammetto, non mi aspettavo che avvenisse così presto e con il contributo di un governo non eletto. Se il compito di ques’ultimo era fare quello che un governo politico non sarebbe mai stato capace di fare e i risultati sono questi…

Qualcuno ci salvi: dopo il “tiranno” e gli “esperti” cosa ci aspetta?



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