SCENARIO/ Deaglio: solo un “triangolo” può salvare l’Europa

- int. Mario Deaglio

Tra le soluzioni che si stanno prospettando per garantire un futuro dell’Eurozona c’è anche quella di un intervento del Fondo monetario internazionale. Ce ne parla MARIO DEAGLIO

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Foto Imagoeconomica

La riunione del Consiglio europeo, che comincia oggi a Bruxelles e che sarà probabilmente cruciale per il futuro dell’Eurozona, appare a un osservatore come il Professor Mario Deaglio una sorta di grande “vertice dell’incertezza”. E a chi gli chiede quali prospettive può avere questo summit, risponde: «È difficile fare delle previsioni in una situazione come questa. C’è anche una grande confusione di notizie, di voci. Bisognerebbe avere una autentica “sfera di cristallo” per comprendere che cosa può uscire da una riunione di questo tipo. Si può vedere che c’è un grande lavorio di carattere “diplomatico”. Intendo incontri, scambi di vedute probabilmente e suggerimenti.

La sostanza di certo non la sappiamo e non ce la dicono al momento. Le Borse ieri sono andate male, per esempio, probabilmente per qualche notizia non buona o anche perché intorno a questo vertice c’è un po’ di pessimismo».

Intanto il segretario al Tesoro americano, Timothy Geithner, sta girando per l’Europa e sta prendendo contatti con tutti i rappresentanti degli Stati europei.

Ho sentito che si è incontrato ieri con i francesi. Il sottosegretario al Tesoro americano sta facendo un’autentica maratona in Europa. È per questa ragione che parlavo di un grande lavorio. Probabilmente il segretario al Tesoro americano è quello che può – tenendo presente anche la visione, gli interessi Usa, la paura americana di un crollo dell’Eurozona – fare da garante per un’operazione con il Fondo monetario internazionale, di cui appunto gli Usa sono i maggiori azionisti. Insomma, quello che sta emergendo è un coinvolgimento del Fmi nella crisi dell’Eurozona. Ma siamo nel campo delle ipotesi. Ripeto, è difficile comprendere che tipo di soluzioni possano essere prese in questo momento ed è altrettanto difficile immaginare che cosa possa uscire da questo vertice.

Lei pensa a un nuovo ruolo della Banca centrale europea?

Terreno molto complicato, su cui ci può essere, proprio in questo caso, un intervento mediatore degli americani. La Bce non può imprestare denaro agli Stati. Non è contemplato dai compiti, dallo Statuto e dai trattati. A questo punto si potrebbe fare un giro, frutto di una complessa negoziazione, con la Bce che dà soldi al Fondo monetario internazionale e quest’ultimo che li gira agli Stati. È una via che dovrebbe o potrebbe essere percorribile, rispettando le competenze. Staremo a vedere.

In questo vertice, su quali punti si concentreranno i leader europei?

La mia impressione è che si concentreranno soprattutto su dei provvedimenti specifici, cercando una soluzione. E qui si ritorna alla possibilità di accrescere e di azionare il meccanismo dell’Efsf, cioè del Fondo salva-Stati. Poi, a mio parere, cominceranno a discutere e a negoziare su un nuovo trattato dell’Eurozona.

 

Ma questo prevede tempi molto lunghi, non le pare?

 

Credo che tenteranno di ridurre al massimo i tempi. Ci potrebbe essere l’impegno di negoziare per nuovi accordi e nuovi trattati ponendosi come limite sei mesi di tempo al massimo. A mio avviso i livelli di discussione e di trattativa sono questi due: interventi specifici e un nuovo trattato europeo per vedere come tenere in piedi, e a quali condizioni, l’Eurozona.

 

Tutto questo sarà accompagnato da rigore, attenzione ai bilanci da parte dei singoli Stati.

 

Questa è ovviamente una delle premesse della stessa negoziazione che si svolgerà durante questo vertice. Bilanci ordinati, impegni precisi. Non sarà di certo una partita semplice e facile. Fare quindi un pronostico sul risultato di questo vertice, è, come dicevo all’inizio, molto complicato e molto problematico. Viviamo proprio nella massima incertezza.

 

(Gianluigi Da Rold)

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