TREDICESIME A RISCHIO/ L’esperto: solo nuove regole per le banche possono “salvare” imprese e famiglie

- int. Daniele Marini

A novembre si è registrato un crollo degli ordinativi nelle imprese del Nordest, con la domanda nazionale che ha riportato il segno meno e l’export che è passato dal +34% al +17%

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Foto Imagoeconomica

A novembre si è registrato un crollo degli ordinativi nelle imprese del Nordest, con la domanda nazionale che ha riportato il segno meno e l’export che è passato dal +34% di maggio all’attuale +17%. Ad anticiparlo a Ilsussidiario.net è Daniele Marini, professore di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova. È di ieri l’allarme lanciato da Alessandro Vardanega, presidente di Confindustria Treviso, da cui emerge che “le aziende che sentiamo quotidianamente stanno incontrando difficoltà insormontabili nel reperire le risorse finanziarie per il pagamento delle tredicesime”. E all’origine ci sarebbero le difficoltà nell’ottenere il credito dalle banche.

Per il professor Marini, “dai dati sull’andamento congiunturale emerge un quadro che anche solo rispetto a pochi mesi fa sta segnando una forte inversione di tendenza. Se fino a quest’estate il Nordest era stato in grado di riagganciare la domanda estera, facendo risalire progressivamente le esportazioni, dai dati rilevati nelle settimane scorse assistiamo a un brusco ridimensionamento. Da un lato si registra un ritorno in campo negativo degli ordinativi a livello nazionale, in quanto i consumi interni sembrano essersi bloccati. A questo si aggiunge un altro elemento, e cioè che la domanda degli ordinativi esteri pur mantenendo il segno positivo si dimezzano rispetto a prima dell’estate”.

Per l’esperto dell’Università di Padova, “a maggio il saldo tra chi aveva ordinativi dall’estero e chi registrava un loro calo era del +34%, mentre a fine novembre è sceso al +17%. Tenendo presente che l’economia del Nordest ha nel rapporto con i mercati esteri il suo elemento di traino, questo sembra segnalare una gelata sulle prospettive dell’economia. Se a questo aggiungiamo il fatto che le banche non si stanno scambiando denaro tra di loro e che c’è scarsa liquidità, è chiaro che si rischia di generare un circuito perverso. Rendendo sempre più difficile fornire una risposta alla domanda al mondo finanziario che proviene dalle imprese in merito ai nuovi affidamenti e alla possibilità di ottenere liquidità per anticipare le commesse, pagate con ritardi sempre maggiori”.

ÈMa quale sostegno alle imprese ci si può attendere dalle banche, a loro volta in gravi difficoltà? Per Marini, “le banche cercano di salvaguardarsi, ma non hanno ancora messo a punto dei sistemi di valutazione corretti e coerenti, nei confronti non tanto delle grandi e medie imprese, ma soprattutto di quelle piccole. I criteri di Basilea 1, 2 e 3 sono calibrati su imprese medie o grandi. Le piccole aziende hanno caratteristiche diverse e quindi necessiterebbero di strumenti tagliati sulle loro specificità”. Come rivela il professore di Sociologia dei processi economici, una media impresa a livello europeo ha tra 50 e 250 dipendenti, mentre in Italia nove imprese su dieci hanno meno di dieci dipendenti. Queste ultime rappresentano quindi la stragrande maggioranza, tanto è vero che ciascuna media impresa soprattutto del Nordest ha rapporti con circa 240/250 altre piccole imprese. L’80% di quanto è prodotto da una piccola impresa, è realizzato dalle piccole aziende. 

È di questo che occorrerebbe tenere conto per Marini: “Poniamo che una piccola società, con uno stretto rapporto di collaborazione con una media impresa il cui fatturato è in crescita, si presenti allo sportello bancario per ottenere un affidamento per un investimento. Se la banca utilizza come criterio di analisi solo la singola impresa, è un’ottica sbagliata. La banca non dovrebbe limitarsi ad analizzare il bilancio della singola impresa, ma cercare di avere un quadro più complessivo della rete di relazioni in cui questa è inserita”. Come conclude Marini, “esistono delle regole che vanno rispettate, ma nella loro gestione andrebbe creata quella flessibilità per applicarle tenendo conto delle diverse specificità territoriali. Inoltre anche a livello europeo non tutti i sistemi bancari funzionano allo stesso modo. I vincoli delle banche italiane sono molto più stringenti rispetto a quelle francesi, e quindi occorrerebbe una maggiore armonizzazione a livello europeo dei diversi istituti bancari”.

 

(Pietro Vernizzi)

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