QUALCOSA DI SINISTRA/ Pensioni, Ici-Imu e sviluppo: come riempire i “buchi” di Monti?

- Sergio Luciano

La manovra del governo Monti, spiega SERGIO LUCIANO, passerà senz’altro alla storia per aver convinto i mercati finanziari, ma non può convincere nessun altro

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Foto Imagoeconomica

Equa, dunque? Ma è più equo togliere 24 euro al mese di aumento, 288 all’anno, a chi ne percepisce di pensione 970; o lo sarebbe stato elevare dall’1,5% al 3% il prelievo “a posteriori” sui capitali scudati a vile prezzo grazie ai due condoni valutari varati dal governo Berlusconi? Di sviluppo, dunque? Ma è più propulsivo prepararsi a elevare l’Iva di due punti o lo sarebbe stato spostarne il pagamento sull’incassato anziché sul fatturato, per preservare le piccole imprese dalla beffa di dover pagare le tasse su introiti mai intascati? Insomma, comunque la si rigiri, la manovra “salva-Italia” del governo Monti passerà senz’altro alla storia per aver convinto i mercati, ma non può convincere nessun altro. O meglio: convince, e meritatamente, ma giusto come rimedio d’emergenza. Che se non verrà seguito e integrato presto da molti altri provvedimenti, rischierà di frenare il Paese, piuttosto che rilanciarlo.

Se si voleva la riprova che il governo tecnico non è di destra, né di sinistra, eccola. Preservare i redditi dei pensionati almeno fino a 1400 euro lasciandogli l’adeguamento al costo della vita sarebbe stato ben più “di sinistra” della soluzione adottata; e stangare di almeno un altro 3% gli “scudanti” degli anni scorsi, che alla fine è gente che ha evaso il fisco accumulando illegalmente capitali all’estero, sarebbe stato altrettanto di sinistra. Invece, agevolare le imprese nella loro lotta per farsi pagare differendo l’Iva, introducendo la possibilità dell’erario di pagare i fornitori della Pubblica amministrazione con emissioni speciali di titoli di Stato… sarebbe stato alquanto sanamente liberale. Insomma, un po’ di creatività finanziaria di quella che ben distinse il Tremonti del 2001-2006. Invece, niente.

Diciamo la verità, quel che ha più sorpreso è che la manovra, alla vigilia molto chiacchierata per una teorica vocazione solidaristica che l’avrebbe resa “di sinistra”, spiazza proprio e innanzitutto la sinistra per questo suo non esserlo abbastanza… Il Pd rivendica – forse millantando – un ruolo nella decisione di Monti di introdurre la ritassazione degli scudati, ma critica la manovra per un’asserita, eccessiva “timidezza” verso gli evasori. E di fatto, quel che si profila fin d’ora come una lacuna nelle pur forti competenze della squadra di governo, è proprio il know how fiscale, che non è di Monti, né di Passera, né della Fornero e neanche di Grilli. Ci capiva, ovviamente, Tremonti; ci capisce Attilio Befera, il Direttore dell’Agenzia delle entrate, che è ancora lì. Bisogna che lo stiano a sentire, se si vuol tentare di far pagare davvero le tasse ai tanti che non le pagano, ottenendo così la possibilità di ridurre le aliquote a quelli che invece le pagano tutte.

Ed è stato abbastanza “di destra” ripristinare l’Ici sulla prima casa, senza rendere per lo meno più ripida la progressività del prelievo su chi ha due case – abbiente – o tre – molto abbiente – e soprattutto su chi ne ha più di tre, perché allora è un “rentier”, uno che vive sulla rendita del mattone, e che è giusto che paghi. Ma non il misero 20% di cedolare secca che oggi accarezza i redditi da locazione, bensì un’aliquota parametrata al reddito complessivo.

L’altra lacuna da colmare è quella sul fronte delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni. Non c’è più granché da privatizzare interamente, a meno che non si voglia azzerare la presenza dello Stato nell’economia anche in quei settori – come l’energia, gli armamenti e i trasporti pubblici – che nessuno ha privatizzato o chi, come la Gran Bretagna con le ferrovie, ha privatizzato e ha dovuto pentirsene. Ma c’è da vendere tanto demanio e tante interessanti quote di minoranza. Possibilmente vendendo tutto ciò al più presto e a buon prezzo. Il che sarebbe “di destra”. Ma facendolo magari in modo un po’ forzoso, con quella “patrimoniale degli investimenti” proposta da Andrea Monorchio ed Enrico Salerno Auletta – che certo comunisti non sono! – che invoca l’imposizione sui cittadini più ambienti di un obbligo a investire nelle azioni e obbligazioni di una superholding in cui lo Stato conferisca tanti asset, quotandola poi in Borsa. E questa modalità sarebbe “di sinistra”. Non si sono viste né l’una, né l’altra.

La tempesta finanziaria sui mercati ha convinto tutti che i margini di salvezza, stavolta, erano davvero stretti. Monti è una persona seria e perbene, come del resto Elsa Fornero, e certamente personaggi come Passera o Grilli sono dei super-tecnici di grande credibilità. Niente da dire. Ma è bene che non s’abituino a questa manica larga della politica sulle norme e sulle tasse, una fase eccezionale, irripetibile e legata solo all’uscita dal tunnel. Dopo, speriamo innanzitutto di arrivarci vivi; e poi, speriamo che il governo tecnico capisca di dover rimettersi una giacca più politica. Magari né di destra, né di sinistra. Di nessun ispirazione politica, magari: se non quella di rimettere l’Italia sulla via del progresso.

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