ALITALIA/ Così il caso Parmalat aiuta il “matrimonio” con Meridiana

- Andrea Giuricin

Con il caso Parmalat, la Cdp ha la possibilità di entrare nelle aziende ritenute strategiche. Tra queste, spiega ANDREA GIURICIN, potrebbero esserci Alitalia e Meridiana

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Foto Imagoeconomica

Nostalgia d’Iri. La “guerra” tra Francia e Italia sembra riportare il nostro Paese indietro di 80 anni. La grande crisi, il protezionismo, la creazione di grandi gruppi pubblici che difendano l’italianità. Siamo nel 1930 o abbiamo già superato il 2010?

Tutto è nato dalla scalata dei francesi di Lactalis su Parmalat. Il colosso dei latticini d’Oltralpe ha quasi raggiunto il 30% delle azioni dell’azienda di Collecchio. In Italia si è registrata immediatamente una levata di scudi. Qualcosa d’impensabile, ma che forse i postumi della crisi economica 2008-2009 hanno reso “culturalmente” più accettabile. Quel che resta del biennio della crisi è un profondo intervento dello Stato nell’economia con la creazione di un buco di bilancio in tutti i principali Paesi.L’attuale crisi delle economie periferiche, quali Irlanda, Grecia, Portogallo, arriva da una politica di sperpero pubblico per “rilanciare” l’economia. Il protezionismo, invece, nasce spesso in momenti di crisi economica e il caso di Parmalat forse è quello che si potrebbe chiamare evidenza empirica.

Il Governo si è precipitato a creare una norma per difendere l’italianità e permettere l’entrata della Cassa depositi e prestiti (Cdp) nelle aziende italiane ritenute “strategiche”. Una “nazionalizzazione” vera e propria che riporterebbe l’invadenza dello Stato in economia. I governanti italiani sembrano avere una memoria relativamente corta; i tipici esempi di aziende di Stato sono, infatti, Alitalia e Tirrenia, che sono state portate al fallimento dalla commistione tra politica, sindacato e favoritismi. Cosa avrebbe di diverso un intervento diretto della Cdp?

Tornare indietro e permettere un intervento diretto pesante in economia da parte dello Stato non è solo un errore a breve a termine, ma serve a togliere anche la fiducia dei mercati, i quali stanno portando a termine con esito vincente l’attacco sul Portogallo. Il prossimo obiettivo degli speculatori potrebbe essere la Spagna, ma certo con delle misure di intervento diretto dello Stato italiano in economia, il target potrebbe cambiare e diventare direttamente il nostro Paese, che con il suo debito al 120% sul Prodotto interno lordo e un’economia stagnante non gode di alta reputazione internazionale.

Ma c’è un altro aspetto che non deve sfuggire in tutta questa vicenda. La norma che serve a limitare l’entrata dei francesi nel settore caseario, in realtà, potrà essere utilizzata per salvare altre aziende “strategiche”. E viste le condizioni di Alitalia e Meridiana, il prossimo intervento della Cassa depositi e prestiti potrebbe essere, dopo l’agroalimentare, nel settore aereo. L’italianità di Alitalia, che è costata 3 miliardi di euro ai contribuenti, potrebbe diventare ancora più cara. Lo stesso Professor Ugo Arrigo aveva tristemente anticipato su queste pagine, in tempi non sospetti, la possibilità della discesa in campo della Cdp per Alitalia. Nei prossimi mesi (è solo un’ipotesi, ma mai direi mai…) potrebbe dunque esserci un salvataggio di Meridiana, che si trova in difficoltà economiche, con un intervento di Alitalia coadiuvata dallo Stato (che magari potrebbe appositamente “aggiustare” la normativa Antitrust, come già avvenuto per il salvataggio della compagnia di bandiera).

La stessa Alitalia ha registrato due anni difficili con perdite complessive per oltre mezzo miliardo di euro, data anche la ripartenza non certo agevole. È previsto il pareggio operativo per il 2011, ma certo il costo del petrolio elevato, dovuto alla crisi medio-orientale, rende tale obiettivo quasi impossibile da raggiungere. Non è un caso che la compagnia di bandiera si è trovata a mettere in cassa integrazione circa 700 dipendenti. Quello che stupisce è che lo Stato assicuri a questi lavoratori condizioni molto favorevoli, quali sette anni di cassa integrazione all’80% del salario. Un costo per lo Stato, che invece di ridurre le tasse, continua ad aumentarle, come per il caso del finanziamento alla cultura con l’incremento delle accise sulla benzina.

Sono questi gli sprechi e gli interventi che i mercati non perdonano ai diversi Governi. La spesa improduttiva, l’entrata dello Stato in settori quali il caseario o il trasporto aereo, provocano tensione sui mercati. L’italianità delle imprese continua a fare danni, ma quel che è peggio è che invece di capire dagli errori commessi in passato, la politica sembra peggiorare ogni giorno la situazione, in uno scenario internazionale sempre più delicato.



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